Giornata mondiale per la salute e sicurezza sul lavoro: meno celebrazioni e più interventi concreti

In occasione della giornata mondiale per la salute e sicurezza sul lavoro, a noi piacerebbe che invece dei ricordo si riuscissero a mettere sul piatto della bilancia un po’ di cose fatte e non i buoni propositi. Perchè  se è vero che oggi in molte parti del mondo “evoluto” o se preferite, civile, ci sono sacche di sfruttamento non controllato, è anche vero che sono molti i lavoratori che vanno al lavoro e non fanno ritorno a casa. Il ricatto di chi non applica le norme di sicurezza è come sempre il mantenimento dell’occupazione. Ma a volte sono gli stessi lavoratori che di fronte a condizioni di lavoro palesemente pericolose non hanno il coraggio di alzare la testa. E in tempi di Covid-19 si verificano all’interno di cantieri importanti situazioni di potenziale contagio “perchè  la mascherina la portano gli agenti segreti”. Insomma, da una parte rincorsa al guadagno in barba alle norme di sicurezza, e dall’altra  scarsa attenzione alla propria sicurezza o scarsa conoscenza dei propri diritti. Sul tema della giornata si sono espressi anche i segretari confederali di Cgil, Cisl e Uil, Rossana Dettori, Angelo Colombini e Silvana Roseto che hanno detto nel merito:  “Oggi, in occasione della giornata mondiale per la salute e sicurezza sul lavoro, si ricordano le migliaia di decessi che ogni anno avvengono nei luoghi di lavoro. Il 28 aprile è una giornata che, come sindacato, abbiamo sempre dedicato alle vittime dell’amianto, ma quest’anno non possiamo non riflettere anche su quanto sta accadendo a causa della pandemia globale di Covid-19, che ha cambiato e forse continuerà a cambiare le nostre abitudini e i nostri usi”.

 “Oltre che una giornata “in ricordo”, vorremmo che quella di oggi – proseguono – fosse anche una giornata a sostegno di tutti quei lavoratori, medici in prima linea negli ospedali, infermieri, medici di base, parroci, carabinieri, giornalisti, farmacisti, personale delle forze dell’ordine, vigili del fuoco, vigili urbani, polizia penitenziaria, operai, impiegati, cassieri, addetti alle pulizie, badanti, autotrasportatori, che pur essendo tra i più esposti e colpiti hanno continuato a lavorare affrontando difficoltà immense per la mancanza di dispositivi di protezione individuale adeguati, di piani di prevenzione, di procedure di sicurezza idonee”. E in vista della ripresa, “è importante – rimarcano – che il Protocollo chiaro e dettagliato, siglato d’intesa con le imprese e assunto dal Governo il 24 aprile scorso, venga declinato e soprattutto monitorato in ogni singola realtà produttiva. Ribadiamo che la salute dei lavoratori e delle lavoratrici rimane, per Cgil, Cisl e Uil un’assoluta priorità. Tutelare la salute dei lavoratori vuol dire tutelare il lavoro”.

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