Fase 2, troppi rischi al Nord. Cartabellotta (GIMBE): “Lombardia, Liguria, Piemonte, Emilia-Romagna e Veneto, non ancora fuori dalla fase 1”

FASE 2, L’ALLARME DELLA FONDAZIONE GIMBE: “DEI 4,5 MILIONI DI PERSONE CHE TORNERANNO AL LAVORO, LA MAGGIOR PARTE SI CONCENTRA DOVE L’EPIDEMIA È MENO SOTTO CONTROLLO”

Il DPCM del 26 aprile 2020 prevede un programma di progressive riaperture delle attività produttive e commerciali omogeneo per tutto il territorio nazionale che, secondo il documento del Comitato Tecnico Scientifico, ha valutato il rischio dell’incremento dei contagi tenendo conto della “struttura demografica italiana, l’eterogeneità dei contatti sociali a diverse età e nei diversi luoghi di aggregazione, il rischio di esposizione stimato per diverse categorie professionali e la tipologia di attività da riaprire”.

Nino Cartabellotta

“A 4 giorni dall’avvio della fase 2 – afferma Nino Cartabellotta, Presidente della Fondazione GIMBE il nostro monitoraggio indipendente sulle variazioni settimanali documenta un ulteriore alleggerimento del carico degli ospedali e in particolare delle terapie intensive. Tuttavia, sul fronte di contagi e decessi, nonostante il progressivo rallentamento, il numero dei nuovi casi non ha raggiunto la prolungata stabilizzazione propedeutica alla ripartenza raccomandata dalla Commissione Europea“.
Lo dimostrano i dati della settimana dal 22 al 29 aprile che ha fatto registrare un più 16.264 di casi (+8,7%), e un più 2.597 di decessi (+10,4%), a fronte della diminuzione degli ospedalizzati: -4.595 ricoverati con sintomi (-19,3%), e -589 ricoveri in terapia intensiva (-24,7%).

“Se da un lato la Fondazione GIMBE condivide il principio di graduale riapertura del Governo – continua Cartabellotta – dall’altro rileva che l’avvio della fase 2 non rispecchia il principio della massima prudenza perché non tiene in considerazione le notevoli eterogeneità regionali delle dinamiche del contagio”.
A tal proposito è fondamentale rilevare che nella settimana 22-29 aprile l’80% sia dei nuovi casi, sia dei nuovi decessi si concentra in sole 5 regioni: Lombardia, Piemonte, Emilia-Romagna, Veneto e Liguria.

COVID-19: posizionamento delle Regioni in relazione ai valori nazionali di prevalenza e incremento percentuale dei casi

Il modello GIMBE che monitora l’evoluzione dell’epidemia documenta che, a soli 4 giorni dalla ripartenza, Piemonte, Liguria, Prov. Autonoma di Trento e Lombardia (quadrante rosso) non sono ancora fuori dalla fase 1: prevalenza e incrementi percentuali sopra la media nazionale, particolarmente elevati in Liguria (14%) e Piemonte (13,7%).

Ad esclusione del Friuli-Venezia Giulia, anche tutte le altre Regioni del Nord (quadrante giallo) sono suscettibili di un incremento dei contagi, sia perché l’elevata prevalenza è un indicatore indiretto dei casi sommersi, sia perché si tratta proprio delle aree in cui si trovano la maggior parte delle attività produttive interessate dalla riapertura.
Le Regioni del Centro e soprattutto del Sud, ad eccezione delle Marche, hanno invece prevalenza e incrementi percentuali sotto la media nazionale.

“Con questo quadro epidemiologico – puntualizza il Presidente –, se dal 4 maggio alcune aree dovranno sottostare a restrizioni eccessive che favoriscono autonome fughe in avanti, come dimostra il caso Calabria, per altre la riapertura avverrà sul filo del rasoio perché dei 4,5 milioni di persone che torneranno al lavoro la maggior parte si concentra proprio nelle Regioni dove l’epidemia è meno sotto controllo. E, soprattutto, occorre essere consapevoli che l’eventuale risalita della curva dei contagi sarà visibile non prima di 2 settimane”.

“Come ogni decisione politica – conclude Cartabellotta – il DPCM sulla fase 2 rappresenta un inevitabile compromesso tra evidenze scientifiche e interessi di altra natura. In particolare, il Governo ha dovuto necessariamente mediare tra le richieste dei governatori del Nord che spingono per la riapertura delle attività produttive e le istanze di quelli del Sud, contrari alla mobilità interregionale per timore di importare contagi. Con queste posizioni, modulare regole diverse tra le varie Regioni, seguendo l’epidemiologia del contagio, avrebbe inevitabilmente fatto saltare il banco”.

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