Fase 2, Liguria a rischio? Le Donne della Valpolcevera scrivono a Toti

Ormai la “fase2” è alle porte e domani riparte l’attività lavorativa per molte aziende. Ci saranno persone che si sposteranno sui mezzi pubblici, da sempre insufficienti, e non basteranno le mascherine perchè ce ne vorranno, per ogni singola persona, decine al giorno. Ma se ci fosse stato bisogno di un esempio che mettesse in risalto tutti i limiti di questo sistema economico fatto di improvvisazione e dilettanti allo sbaraglio, la pandemia è stata perfetta e purtroppo anche letale per molti italiani. Di certo la prevenzione non è mai stata una priorità e non solo per la sanità ma anche per ambiente, territorio e inquinamento. La politica preferisce vivere di piccolo cabotaggio guardando l’immediato presente senza programmazione di alcun tipo per il futuro, e infatti ha affrontato questa annunciata epidemia, diventata poi pandemia, come spettatori catatonici piuttosto che applicare i puntuali protocolli esistenti dal 2003 previsti per la Sarà-Cov. L’atteggiamento è sempre lo stesso, immutato, e impone, nel nome del risparmio di qualche spicciolo, di incrociare le dita nel classico e italianissimo “io speriamo che me la cavo”, senza approvvigionare per tempo la popolazione e gli addetti alle attività indispensabili, degli ormai famosi, preziosi  DPI.  Tanto “preziosi” da diventare oggetto di campagna elettorale.
Di seguito pubblichiamo una lettera aperta delle Donne della Valpolcevera che pongono delle domande a chi spetterebbe dare risposte.

“La fase 2 partirà, forse è già partita, anche nella nostra Regione, che però fa parte, insieme a Piemonte e PA di Bolzano, dei territori ancora “caldi” dal punto di vista di mortalità e numero di nuovi contagi. Abbiamo allora preoccupazioni e domande che vogliamo esprimere, ed alle quali gradiremmo risposte da parte del Presidente Toti che pure, non molte settimane fa, è stato duro e offensivo, verso chi, secondo lui, non rispettava il #restoacasa.
1. Cosa è cambiato da marzo ad oggi? Quando la regione è stata chiusa (9 marzo) contavamo 109 casi totali e 7 deceduti, il bollettivo del 2 maggio riportava 8312 casi e 1195 morti, perché allora si apre?
2. Quali piani sono stati messi in campo per contrastare l’espandersi dell’epidemia? Tamponi a tutta la popolazione ligure? Isolamento dei positivi in apposite strutture? Sorveglianza attiva per chi manifesta sintomi?
3. Come è stata potenziata la medicina territoriale? Come sarà organizzata la sorveglianza attiva? Sono disponibili i reagenti e i laboratori necessari ad analizzare i tamponi? Ci sono scorte sufficienti di DPI adeguati e farmaci utili, come il Remdesivir?
4. Come sarà l’organizzazione ospedaliera? Il personale sanitario è stato aumentato, formato, fornito dei necessari presidi di protezione?
5. Quali controlli saranno fatti sul rispetto delle prescrizioni nelle aziende e attività economiche? Chi e come verranno svolti? Come saranno evitati assembramenti?

Avremmo molte altre domande, su trasporti pubblici, strutture ricettive, stabilimenti balneari ecc… ma ci fermiamo qua. Certo però non vorremmo mai ripiombare nell’incubo delle ambulanze in fila davanti ai PS, dei malati chiusi in casa privi di assistenza, delle RSA come luoghi di morte.
Restiamo in fiduciosa attesa di risposte rapide e puntuali.

Donne della Valpolcevera”

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