Milano, occupazioni abusive scatenate durante il lockdown. Muro di gomma per gli inquilini Aler che denunciano

Milano – Il periodo della quarantena ha coinciso per le case di edilizia popolare dell’Aler a una nuova ondata di occupazioni abusive. Quante non è dato saperlo, dal momento che – come ci ha spiegato piccata l’addetta stampa dell’Ente regionale- sono “tutti impegnati in un’attività ben più importante che rilasciare dati: stanno distribuendo mascherine agli inquilini”. Questo a un mese e mezzo dall’inizio della pandemia.

Di sicuro sono state molte di più delle 8 denunciate dall’assessore regionale alla Sicurezza, Riccardo De Corato, lo scorso 8 aprile. A meno che Fivedabliu non abbia avuto la sfortuna di trovarsi presente in quasi tutte quelle occasioni.

I dati che è possibile reperire si riferiscono al 2019 e mostrano 3145 occupazioni consolidate negli anni- quasi il 10% percento dei 34mila alloggi gestiti da Aler – e 917 interventi in flagranza effettuati nel corso dell’anno, che hanno sventato – secondo Aler – l’81% delle nuove occupazioni. Una percentuale che, sfortunatamente, Fivedabliu non è riuscita a testimoniare.

Da inizio aprile il Questore, su impulso del Comitato Provinciale per l’Ordine e la Sicurezza ha annunciato l’implementazione dei servizi di controllo nei quartieri Aler con 40 pattuglie di Polizia e Polizia Locale. Il risultato è quello che si può ascoltare in questa selezione di tutte le telefonate di denuncia fatte al 112, al centralino antiabusivi di Aler, alla polizia municipale e anche al vicino commissariato di zona.

Secondo il protocollo stilato nel 2014 fra Prefetto, Regione, Comune di Milano (per le case che ha in gestione tramite MM) e Aler prevede che la segnalazione debba giungere agli ispettori degli enti proprietari degli alloggi erp, i quali, dopo essere giunti sul posto e aver constato la situazione, possono chiamare, se lo ritengono opportuno, le forze di polizia.

Riuscire a intervenire tempestivamente e respingere il tentativo di occupazione sarebbe estremamente importante e permetterebbe poi di evitare la complessa procedura dello sgombero, quando viene fatto. Invece Aler che, stando all’ultimo rapporto presentato al consiglio regionale, con dati aggiornati a marzo del 19, per controllare il suo patrimonio composto da 34 mila alloggi, impiega solo “una ventina” di ispettori, che lavorano su turni,  24 ore su 24, 7 giorni alla settimana – come confermatoci dal suo ufficio stampa. Per altro, in diminuzione rispetto al 2014, quando gli ispettori in servizio erano 28.

Il risultato è stato che in tutti i casi di cui Fivedabliu è stato diretto testimone, l’intervento è arrivato almeno con un paio d’ore di ritardo. A quel punto il lavoro degli ispettori si è limitato a un semplice presidio, alla constatazione dell’avvenuto ingresso e all’identificazione degli occupanti. Al tavolo tecnico che, stando al protocollo, si riunisce ogni settimana in questura, la successiva decisione se intervenire o meno con uno sgombero.

Una procedura farraginosa, o una strozzatura nella procedura a seconda di come la si pensi, che crea una sorta di terra di nessuno all’interno della città.

Nei giorni in cui vigeva il più rigido lockdown, all’interno dei cortili Aler si accalcavano le persone che si preparavano alle occupazioni abusive. Dal momento che le segnalazioni alle varie forze di polizia non trovavano ascolto, gli abitanti hanno provato anche a giocare la carta del controllo del distanziamento fisico, ricevendo sempre la stessa risposta: all’interno delle proprietà Aler la polizia non entra, se non dietro richiesta dell’Ente stesso o per fatto di sangue. Con buona pace del diritto degli inquilini di non ammalarsi e dei provvedimenti che valgono per il resto della città.

Nel documento siglato nel 14, significativamente chiamato “Piano Operativo di Azione per la prevenzione e il contrasto delle occupazioni abusive di alloggi di Edilizia Residenziale Pubblica”, gli enti gestori si impegnano a promuovere “interventi di prevenzione e controllo dei quartieri”, così come una “gestione più controllata del proprio patrimonio.” Fra le misure di prevenzione messe in campo da Aler, un servizio di vigilanza privata, composto da due pattuglie, e un sistema di videosorveglianza, con centrale operativa posta nella sede di viale Romagna, costati complessivamente 3 milioni e 6 mila euro. Misure non efficacissime, dal momento che è possibile ritrovare spesso all’interno dei cortili macchine private, a cui sarebbe interdetto l’accesso. Per non parlare del fatto che basta oscurare le telecamere con un lenzuolo, per nascondere “la scena del delitto”, senza che questo insospettisca i controllori della centrale operativa.

Del resto neanche le segnalazioni in anticipo dei custodi degli stabili sortiscono effetto, come ci ha raccontato uno di loro chiedendo di restare anonimo: “Noi finora non abbiamo ancora avuto accessi abusivi – si è confidato – ma li ho visti entrare per fare il sopralluogo. Ho avvisato Aler ma la risposta è stata che non possono far nulla,  fino a quando non agiscono”.

Sempre nel menzionato documento si fa riferimento all’istituzione di “tutor di quartiere”, con il compito non solo di farsi ’intermediario fra inquilini e Gestore per quanto riguarda manutenzioni e piccoli problemi, ma anche di “vigilare sul patrimonio al fine di prevenire nuove occupazioni abusive, attraverso la presenza nei quartieri e il rapporto diretto con l’utenza e i 159 custodi degli stabili”. Evidentemente la persona che abbiamo intervistato non era a conoscenza dell’istituzione di questa figura.

Eppure il protocollo del 2014, nasceva con le migliori intenzioni, mettendo in relazione il problema delle occupazioni con quello abitativo: “La tutela della legalità – vi si legge – non può essere disgiunta da azioni volte ad agire strutturalmente sul problema, sia per scongiurare il rischio che a fronte di sgomberi condotti con successo, gli alloggi ricadano in uno stato di abbandono che li porterebbe ad essere nuovamente occupati, sia per rendere il patrimonio abitativo, ancora non assegnato, disponibile”. Belle parole che sono rimaste sulla carta, dal momento che è proprio la mancata assegnazione degli alloggi, che porta all’occupazione. E nel caso di quelli sgomberati, alla loro ri-occupazione nel giro di breve tempo.

Stando al protocollo, Aler e MM si sono impegnati ad accelerare le procedure di assegnazione, concludendo in 30 giorni la ristrutturazione di quegli alloggi che, derivanti da sgombero o da disdetta d’affitto, richiedono “lavori minimi”,  procedendo contestualmente all’identificazione degli aventi diritto, per arrivare a stipulare il contratto d’affitto entro il 40esimo giorno. Una situazione di cui gli inquilini intervistati non sono mai risultati a conoscenza. Al contrario, tutti hanno parlato di alloggi rimasti vuoti per anni e la situazione più comune è quelle delle porte chiuse con le lastre, dove Aler, per impedire nuovi ingressi, rende del tutto inutilizzabili impianti elettrici e servizi igienici. Aggiungendo danno al danno e non fermando gli abusivi.

Anche la procedura di assegnazione è complicata, spettando al Comune l’identificazione degli aventi diritto. E nella mancata comunicazione fra Aler e Comune, intoppi burocratici e diritto degli assegnatari di rifiutare l’offerta, i tempi si allungano indefinitamente.

Quello delle occupazioni abusive è un vero e proprio racket, come testimoniano le auto di lusso parcheggiate dentro e fuori i caseggiati. Coloro che entrano negli appartamenti raramente sono i reali occupanti, che arrivano due o tre giorni dopo con le proprie masserizie.  Nonostante ciò non si può dimenticare che nella sola città di Milano, a fronte di un patrimonio erp di 58.497 unità abitative  (sia comunale che regionale), la lista d’attesa per l’assegnazione di un alloggio pubblico, constava al 31 marzo del 2019 di 25.192 nuclei famigliari, contro le 859 assegnazioni regolari e in deroga, effettuate nel 2018.

Molte delle occupazioni che hanno avuto luogo in questi giorni, e in generale negli ultimi 3/4 anni sono da imputarsi alla criminalità rom. Cosa che ha fatto tuonare il già citato Riccardo De Corato, ex vicesindaco di Milano nelle giunte Albertini e Moratti e una carriera politica percorsa nelle fila dell’MSI prima, e in AN poi, che ha chiesto più interventi e più polizia. Dimenticandosi evidentemente d’essere assessore regionale alla Sicurezza e che Aler è una diretta emanazione di Regione Lombardia.

Chiara Pracchi

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