Rapporto ISTAT sugli occupati della Sanità: sempre più anziani e sempre più precari. Ordine dei medici: “Prioritario investire sul capitale umano”

Roma“Il rapporto Istat sull’occupazione nella sanità pubblica, diffuso ieri, fotografa una situazione di precariato e di invecchiamento del personale del nostro Servizio Sanitario Nazionale, frutto di anni di politiche di tagli e di contenimento. Ora è il momento della svolta: sosteniamo le politiche di investimento sul capitale umano del nostro SSN già avviate dal Ministro della Salute, Roberto Speranza, politiche che diventano di cruciale importanza per affrontare in serenità, e senza rischio di bruschi passi indietro, la Fase 2 dell’epidemia di Covid-19 nel nostro Paese”.

Questo il commento del Presidente della Federazione nazionale degli Ordini dei Medici Chirurghi e Odontoiatri (FNOMCeO), Filippo Anelli, in riferimento all’ultimo report pubblicato ieri dall’Istituto Nazionale di Statistica che rileva come al 31 dicembre 2018, risultano occupati nella sanità pubblica circa 692 mila dipendenti, di cui 650 mila a tempo indeterminato, ossia circa un quinto del personale stabilmente assunto nella pubblica amministrazione – nota l’Istat -. Dal 2009 si è registrata una progressiva riduzione degli occupati a tempo indeterminato per effetto delle politiche di contenimento della spesa per il personale nel settore pubblico e, soprattutto, dell’applicazione in alcune regioni dei piani di rientro. Tale riduzione è stata solo parzialmente compensata dall’innalzamento dei requisiti per l’accesso alla pensione – che, trattenendo i lavoratori più anziani, ha velocizzato il processo di invecchiamento del personale – e dalla crescita del ricorso al lavoro flessibile (a tempo determinato e in somministrazione)”. I
medici e i sanitari che hanno un posto stabile sono sempre più anziani, dunque, mentre i giovani devono accontentarsi di lavori precari. In particolare, la contrazione del personale stabile è stata del 5,4% tra i medici (inclusi odontoiatri e veterinari) e solo un quarto delle cessazioni è stato compensato dalla crescita del lavoro flessibile (+26%)”.
Nessuna sorpresa per la FNOMCeO, che già da tempo denuncia la situazione: “È arrivato il momento di investire sul capitale umano Cinquemila borse in più per specializzazioni e Medicina Generale”.

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