Reggio Calabria: sequestrati 25 milioni di euro al “chirurgo della ‘ndrangheta”

Reggio Calabria – La lotta per sconfiggere la ‘ndrangheta è sempre più complicata dalla presenza di figure che all’apparenza sono irreprensibili e spesso incensurate, ma che in realtà hanno il ruolo di “ripulire” il denaro sporco investendolo in attività lecite.
La maggior capacità di penetrazione nel tessuto sociale delle organizzazioni mafiose è stata possibile anche grazie alla connivenza di funzionari complici, molto spesso amministratori pubblici e liberi professionisti, che, facilitando l’accesso delle organizzazioni mafiose agli appalti, hanno messo a regime un vero e proprio sistema di dare e avere che ha spesso inquinato appalti e gare pubbliche, a discapito delle aziende che lavorano onestamente. E l’operazione di stamattina della Guardia di Finanza di Reggio Calabria ne è ulteriore dimostrazione.
Un sequestro preventivo di 25 milioni di euro è stato effettuato nei confronti di un medico di Reggio Calabria, C.F. a causa della sua “pericolosità sociale” e per il suo stretto rapporto con la ‘ndrangheta. Il nome di questo professionista reggino era già emerso nell’operazione “Sansone” condotta dal Comando Provinciale dei Carabinieri di Reggio Calabria, nel corso della quale C.F., all’epoca medico responsabile e legale rappresentante della cooperativa Anphora che gestiva la clinica “Nova Salus”, di Villa San Giovanni (RC), era risultato in stretti rapporti  con  Pasquale Bertuca, capo dell’omonima cosca di ‘ndrangheta, al quale aveva dato la propria disponibilità al ricovero di soggetti mafiosi.
Nell’operazione “Meta”, condotta dal ROS dei Carabinieri, erano invece emersi rapporti “di affari” con il boss calabro-milanese  Giulio Giuseppe Lampada e con il politico  Alberto Sarra, con i quali progettava la costruzione, peraltro mai avvenuta, di una clinica nella frazione di Gallico, all’interno di una proprietà dello stesso Lampada.
Tra procedimenti penali per evasione fiscale, reati di falso in bilancio e l’emissione di fatture false, la carriera del chirurgo si era intrecciata con la mafia calabrese già negli anni ’90 quando avrebbe prestato le cure ad alcuni esponenti della ‘ndrangheta feriti da colpi di arma da fuoco.

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