L’amore carnale nel Medioevo

Giovanni Boccaccio

Il medioevo viene presentato come un periodo oscuro e timorato di Dio, ma, superato l’impatto con il passato e spulciando i documenti dell’epoca sulla sessualità dei contemporanei, si scopre un’età vivace e molto lassista in cui l’attività sessuale è parte della vita quotidiana, carica di aspetti meritevoli di attenzione per la naturalità quasi animale con cui viene vissuta.

Basti pensare che, in lingua italica, la principale fonte del nostro argomento si chiama Giovanni Boccaccio, vissuto nel quattordicesimo secolo, l’autore del celebre Decameron e delle sue novelle, alcune delle quali, le più licenziose, sconosciute alla maggioranza e trascurate dai libri di testo. Tanto licenziose da avere creato nella nostra lingua corrente il termine “boccaccesco” per riferire di qualcosa di spinto. Giovanni iniziò questa sua vocazione di narratore particolare nel modo giusto, perché figlio illegittimo del padre, che ben presto morì di peste.

In questo periodo di pestilenze venne ambientato il Decameron, la storia di dieci ragazzi i quali si trovarono a fare trascorrere il tempo narrando oralmente delle novelle.

Tenete presente che Boccaccio era un appartenente al clero, con intense relazioni nella sua vita con il mondo ecclesiastico e, guarda caso, proprio i preti sono puntualmente coinvolti nelle novelle più licenziose del Decameron. Preti che si avvalgono della loro posizione di dominio culturale (sanno leggere e scrivere), sanno parlare e incantano le belle signore con la loro brillantezza.

Una delle novelle più pregnanti si svolge proprio in un convento. Nella storia “La badessa e le brache del prete” la responsabile del luogo ecclesiastico si accorge della presenza di un giovane che di notte entra in convento e fa l’amore con una delle monache. La redarguisce severamente, ma dopo breve è lei ad essere colta in castagna, perché in intimità con un prete che la frequenta. Un poco per il quieto vivere, un poco perché alla fine il sesso fa parte della vita quotidiana anche di chi indossa una tonaca, la vita riprende e le altre monache non perdono tempo, finché il convento diviene un luogo di amore… molto fisico.

La narrazione, tuttavia, si muove sempre lievemente in equilibrio fra la sessualità come gioia di vivere, scoperta, doppio senso, come nella novella dell’usignolo, in cui Caterina chiede alla madre di potere dormire nella terrazza per potere ascoltare il canto dell’usignolo prima di addormentarsi. Il padre si dice da subito contrario, ma la ragazza alla fine ottiene il permesso e passa una notte d’amore con un ragazzo, tale Ricciardo. Quella notte l’usignolo canta più volte e viene presto il mattino. I due ragazzi esausti dopo una notte d’amore, nudi, non si avvedono dell’arrivo del padre di lei il quale va su tutte le furie e infine impone un matrimonio riparatore, sapendo essere il ragazzo un buon partito. La morale è altrettanto lieve, perché ci parla di questa giovane donna che da quel momento potrà andare alla ricerca di usignoli senza chiedere il permesso.

La gioia sessuale riemerge nuovamente come qualcosa d’incontenibile e innato nell’essere umano nella novella di Filippo Balducci, il quale alla morte della moglie mal sopporta l’evento e costringe il giovane figlio a vivere con lui in isolamento. Tutto fila liscio fino ai diciott’anni del ragazzo. In quell’occasione il padre lo conduce con sé in città, a Firenze. È quello il primo incontro con creature femminili, che attraggono da subito il figlio. Filippo cerca di disincentivarlo dal frequentarle, dandone un giudizio molto negativo e definendole delle papere. Ma il ragazzo ha la risposta pronta: “… se vi cal di me, fate che noi ce ne meniamo una colà su di queste papere, e io le darò beccare… “ laddove è chiaro il significato latente della frase.

Boccaccio tuttavia, senza fraintendere, fu un principiante di contenuti espliciti, perché già nel secolo precedente, in Europa, abbiamo la nascita dei fabliaux francesi, racconti satirici che vanno giù pesante soprattutto contro il clero, ma un poco nei confronti di tutte le categorie sociali del tempo. Letteratura antica in lingua “d’oil” con contenuti espliciti. Laddove Boccaccio utilizzerà metafore, qui i vocaboli non hanno remore.
“Il fatto che il sesso abbia nella letteratura francese una parte preponderante non è da attribuirsi tanto ad una sensualità sfrenata, quanto al piacere del riso”. Ebbe ad affermare Eduard Engel: “I francesi non sono tanto passionali del sesso, quanto spiritosi del sesso. Nel Medioevo le scene e le avventure d’amore, conosciute sotto il nome di fabliaux non contenevano la minima traccia di una autentica, ardente sensualità. Sono storielle maliziose, faunesche, dal contenuto ambiguo. In queste storielle eterno bersaglio è il marito tradito… e anche nelle più recenti commedie da boulevards il marito fa le spese dell’allegria generale, persino da parte del pubblico maschile. Anche Rabelais, che non scrisse pagina che non fosse pervasa di allusioni di carattere sessuale, ha trattato il rapporto sessuale o in modo crudo, senza alcun secondo fine, e semplicemente per soddisfare il proprio gusto del riso o quello del lettore. Non c’è traccia di secondi fini seri o lubrichi… La stessa cosa si può dire di uno dei libri antichi peggiori di questo genere: “Cento nuove novelle” di Antoine de La Sale (circa 1450). Una sfacciataggine senza limiti, un umorismo scanzonato e irriguardoso, ma nulla che faccia pensare ad una partecipazione sessuale nei confronti delle persone e delle cose”.

In molte di queste storie sono rappresentate storie di vita ordinaria, in cui si menziona l’organo sessuale maschile con il suo nome e ugualmente per quello femminile. In una di queste storie si parla di un mercante che torna dopo mesi a casa dopo un estenuante viaggio di lavoro. Estenuante per lui, ma pesante altrettanto per la giovane moglie, che gli è rimasta sempre fedele per tutta la sua assenza. La prima cosa è festeggiare alla grande: tanto cibo, vini, un pasto luculliano che alla fine lo stende addormentato, lasciando la moglie inappagata e intristita. Anche la donna decide di andare a letto e dormire, ma viene subito presa da sogni particolari. Le viene in mente la professione del marito e immagina banchi di mercato che espongono e vendono falli; sceltone uno, il più bello e grosso, chiede e ottiene dal venditore un congruo sconto battendogli la mano alla fine dell’accordo. Ma la mano che la donna batte è quella del marito che le è affianco, che si sveglia e vuole sapere la trama del sogno, che diventa realtà perché da buon mercante le  mostra la sua… di mercanzia.

Mauro Salucci

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Mauro Salucci è nato a Genova. Laureato in Filosofia, sposato e padre di due figli. Apprezzato  cultore di storia, collabora con diverse riviste e periodici. Inoltre è anche apprezzato conferenziere. Ha partecipato a diverse trasmissioni televisive di carattere storico. Annovera la pubblicazione di  “Taccuino su Genova” (2016) e “Madre di Dio”(2017) . “Forti pulsioni” (2018) dedicato a Niccolò Paganini è del 2018 e l’ultima fatica riguarda i Sestieri di Genova

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