Le mani della mafia sulle scommesse: 10 arresti a Palermo e sequestri per 40 milioni di euro

Palermo – Partecipavano ai bandi pubblici per ottenere le concessioni statali rilasciate dall’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli per la raccolta di giochi e scommesse sportive.

A scoprire gli interessi dei clan sul gioco d’azzardo sono state le Fiamme Gialle di Palermo che mentre scriviamo stanno smantellando una fitta rete di agenzie di scommesse sotto il controllo di “Cosa Nostra”. Sono 200 i militari impegnati nelle perquisizioni che hanno messo sotto sequestro 8 aziende e 9 agenzie con sede in Sicilia, Lombardia, Lazio e Campania, cinque delle quali titolari di concessioni governative.

Agli arresti sono finiti Francesco Paolo Maniscalco, Salvatore Sorrentino, Salvatore Rubino, Vincenzo Fiore, e Christian Tortora. Fiore e Tortora erano le figure che partecipavano ai bandi per accaparrarsi le concessioni statali.
Altre tre persone sono ai domiciliari mentre per altre due è stata applicata la misura del divieto di dimora nel territorio del Comune di Palermo.

Tutti sono indagati a vario titolo per partecipazione e concorso esterno nell’associazione di stampo mafioso “Cosa nostra”, riciclaggio e trasferimento fraudolento di valori, questi ultimi reati aggravati dalla finalità di aver favorito le articolazioni mafiose cittadine.

L’attività si basava su due figure centrali vicine a Cosa Nostra, quella di Francesco Paolo Maniscalco, esponente della famiglia di Palermo Centro, e quella di Salvatore Rubino.
Le agenzie di scommesse servivano per ripulire il denaro sporco delle attività illecite dei clan. La cosca di Porta Nuova, in particolare, reimpiegava i soldi guadagnati con gli investimenti nelle agenzie di scommesse per il sostentamento dei mafiosi detenuti e  per far avere un «vitalizio» ai familiari di Nicolò Ingarao, il boss assassinato anni fa.

fp

 

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