Piscina di Nervi: il trasferimento è un buco nell’acqua?

Genova – L’agonia della piscina Mario Massa si concluderà a colpi di ruspa per far posto al nuovo porticciolo di Nervi. Ormai è fatta. Non sono serviti né i video messaggi dei campioni del nuoto italiano, né le petizioni, e neppure la firma di Nanni Moretti che proprio a Nervi ha girato alcune scene di “Palombella rossa”.

“Palombella rossa”, la scena sulla passeggiata Anita Garibaldi

E mentre il Comune lancia il rendering definitivo della nuova darsena che sarà completata a maggio 2021, al centro delle polemiche è sempre lei, la Mario Massa che verrà. Non ancora cominciata ma già problematica.

Per capirci qualcosa però, sarà il caso di riscrivere il racconto di com’è andata. Partendo dall’inizio.

UN IMPIANTO STORICO ALLA CANNA DEL GAS
Nata negli anni ’60 e intitolata al nuotatore olimpico nerviese Mario Massa, negli ultimi anni prima della chiusura la piscina del porticciolo ha davvero mostrato tutti i suoi limiti, tanto che sono stati in molti a Nervi a chiederne la ristrutturazione o l’abbattimento.
Lasciando da parte l’impatto del pallone pressostatico invernale, un pugno in mezzo al borgo, il problema effettivo dell’impianto è stato da sempre la sua gestione. Nel 2012, anno della chiusura definitiva dopo il fallimento della Sportiva Nervi, il consigliere del Municipio IX Levante Federico Bogliolo, con un’interrogazione a risposta immediata portava all’attenzione del consiglio quanto fossero lievitati negli anni i costi per l’acqua: se nel 2006 si spendevano circa 10.251 euro, nel 2007 diventavano 23.154 e nel 2010 addirittura 74.481. Questo perché la vasca era piena di fenditure che causavano perdite d’acqua.
Di più. Ogni volta che c’era una mareggiata un po’ più potente, se era d’inverno distruggeva il pallone, altrimenti allagava i fondi e gli spogliatoi, e l’acqua salata bruciava le pompe.
Per non parlare delle gradinate, ormai fuori norma.
Insomma, un disastro.

I SOLDI DEL PATTO PER GENOVA
Negli anni della dismissione, la Mario Massa di mal di pancia ne ha fatti venire tanti.
Tutti nella delegazione ricorderanno il furioso scontro in Municipio tra chi voleva farne un campo da beach volley e chi invece denunciava che in questo modo Nervi avrebbe perso per sempre la pallanuoto. O le lotte di Matteo Ciappina, ex pallanuotista cresciuto “a pane e cloro nella piscina di Nervi”, che con una petizione ha raccolto quasi 10.000 firme per dire no alla demolizione di un pezzo di storia dello sport italiano.
Ecco, tra una protesta e l’altra la svolta sembra arrivare nel 2016.
Matteo Renzi è a Genova con “Basta un Sì”,  il suo tour di propaganda per il referendum costituzionale sulla riforma Renzi-Boschi, e firma il Patto per Genova insieme al Sindaco uscente Marco Doria.
Sul piatto ci sono anche due milioni e mezzo di euro per la riqualificazione della piscina di Nervi.

LE AMMINISTRATIVE DEL 2017 E IL NUOVO SINDACO
Cavallo di battaglia del Sindaco Marco Bucci, la Mario Massa è una costante di tutta la campagna elettorale del Centro Destra che dichiarerà da subito di volerla demolire per far tornare le barche nel porticciolo. I voti di Nervi sono arrivati anche per questo, perché erano in molti a non volerla più vedere così.
Quindi che succede?
Che i soldi destinati alla riqualificazione della piscina saranno usati per la sua demolizione.
Una volta eletto, infatti, il nuovo Sindaco girerà i fondi del Patto per Genova sul progetto della nuova darsena, quello che a suo dire è il primo passo per trasformare il borgo nella “Florida genovese”.

IL SUPERMERCATO E LA DECISIONE CHE SCONTENTA TUTTI
Ma andiamo con ordine e facciamo un passo indietro.
Dopo le elezioni, slittano i tempi della promessa di Bucci di presentare il progetto del porticciolo entro i primi 180 giorni di mandato e quando si arriva all’assemblea pubblica siamo ormai a dicembre 2018.
È qui, davanti al pubblico fitto che affolla il Teatro degli Emiliani, che il Sindaco annuncia la demolizione della Mario Massa e la sua ricostruzione a monte, nell’area di Campostano.
Apriti cielo.
Se è vero che l’abbattimento della vasca storica aveva diviso Nervi a metà tra favorevoli e contrari, con questa decisione l’amministrazione ha mischiato le carte in tavola scontentando tutti.
Perché? Perché la zona di Campostano è un’area verde di pregio dal punto di vista paesistico-ambientale e per questo è sottoposta a vincoli. Lo stesso PUC stabilisce che sia destinata ad “ambito di conservazione del verde urbano strutturale”.
Eppure la prospettiva di una nuova vita per la piscina è legata a un’operazione edilizia cofinanziata dal gruppo della grande distribuzione SO.GE.GROSS, che prevede la nascita di un supermercato Basko.
Sì, stiamo parlando dello sponsor ufficiale di Euroflora 2018 ai Parchi di Nervi, quello che da tempo ha manifestato al Comune l’interesse a costruire ed è già proprietario dell’area, e che ora grazie alla formula del partenariato pubblico-privato (PPP) prevista dal nuovo Codice degli Appalti, insieme alla vasca pubblica potrà realizzare un nuovo punto vendita.
Dopo l’ok della Sovrintendenza, il Dirigente dell’area Progetti per la Città, Giuseppe Cardona, il 28 aprile scorso ha firmato la determina che dà il via alla gara. Si legge nel bando che il Comune contribuirà all’impresa con 3 milioni di euro, compresa IVA.

QUELLO CHE NON TORNA
Superati i dubbi sui 35 giorni di durata del bando di gara con un prolungamento di un mese che potrebbe anche aprire la strada a un nuovo competitor, bisogna dire per prima cosa che la distribuzione commerciale non è tra le attività ammesse nell’area. E se tutta l’operazione va contro le norme urbanistiche del PUC, allora sembrerebbe logico pensare che il Consiglio Comunale dovrà, prima o poi, votare una variante.
La piscina sarà il cavallo di Troia per far digerire il supermercato?

Politica a parte, l’altra questione in ballo è l’impatto di un nuovo punto vendita sul commercio di prossimità: in un borgo di poco più di 10.000 abitanti e che ne conta già altri 9, il contraccolpo potrebbe essere devastante.
Basko garantisce che chiuderà un negozio, ma questo non basta a rassicurare chi vive sulla sua pelle gli effetti della crisi, tanto più nell’epoca del post Covid.

Ancora. Tra le preoccupazioni c’è poi quella legata alla fattibilità economica.
La formula prevede che il Comune rientri della spesa, 2 milioni e mezzo di euro, con il canone che gli verrà pagato dal gestore. Ma è assodato che chi gestisce le piscine in genere stenta a far quadrare il bilancio di fine anno, e per tenere in piedi una piscina da 33 metri servono grandi incassi.
Da dove arriveranno? Il mercato non è certo in crescita, il popolo dei nuotatori è sempre quello, l’uso sportivo rende pochissimo, e quindi finirà che il canone sarà calcolato al ribasso, anzi, che il Comune dovrà metterci altri soldi per quello che si chiama uso sociale della piscina.

A questo punto, siccome la coperta è troppo corta, potete immaginare da voi chi rimarrà al freddo.

Simona Tarzia

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