Lettera di un candidato mai nato

Genova, 19 giugno 2020
Egregio compagno G.,
probabilmente resterà sorpreso dal modo formale in cui mi rivolgo a lei. Sino a qualche giorno fa avevamo una consuetudine ad approcciarci più scherzosa.
Lei mi apostrofava con un “Compagno” e io rispondevo a tono: “Comandante, hasta la victoria, siempre”. Purtroppo, pero’ i tempi, con il trascorrere delle settimane e dei mesi, quindicina di giorni dopo quindicina di giorni, sono cambiati. E trovo che non sia più possibile, a questo punto, scherzarci ancora su.

Ti scrivo perché ho letto proprio oggi, su un quotidiano cittadino, che, oltre a Ferruccio Sansa, Aristide Fausto Massardo, Ariel Dello Strologo, ci sarebbe perfino un altro nome pronto ad uscire dal cappello di prestigiatore del segretario regionale Simone Farello, quello per cui hanno coniato una cover: “I balletti di Simone”. Epperò ho anche letto che il nome nuovo, capace di mettere tutti d’accordo, al momento è blindato.

Capirai il mio sconcerto quando, nonostante le tue rassicurazioni che a tempo debito qualcuno si sarebbe fatto vivo per chiedermi – veramente hai usato il verbo implorarmi – di candidarmi, come era già accaduto per Luca Borzani, mentre ad oggi nessuno mi ha cercato. Sei sicuro di aver comunicato il mio numero di cellulare senza errori? Anche se preferirei che mi chiedessero di ricevere anche informalmente  una loro delegazione.

Ti dico questo, caro Compagno G., perché il tempo stringe e non vorrei che nel tentativo di blindare il mio nome si incorresse nell’errore di posticipare ancora. Oggi, per esempio ti ho cercato al cellulare, ma non mi hai risposto personalmente come fai di solito. Al secondo tentativo mi ha risposto una signorina assicurandomi che mi avresti cercato tu. Ma ancora sto aspettando. Mordo il freno perche’ pensò che ormai bisognerebbe rompere gli indugi. Anche perché già a suo tempo ti feci presente che avrei dovuto prendere tempo almeno quindici giorni per far finta di rifletterci prima di rispondere affermativamente. Come avrebbe fatto un qualsiasi candidato del centro sinistra che si rispetti. E comunque non sono disposto nemmeno a prestarmi al ticket, roba da pensionati alle prese con il costo dei farmaci. E inoltre proprio non saprei, fra quel turbinio di nomi, chi potrebbe essere davvero degno di fare il mio vice.

Elisa Serafini

Comunque lo ribadisco, come ebbi già occasione di affermare penso di essere il candidato perfetto per il centrosinistra e per l’alleanza giallorossa. Quello perfetto per calarsi nei panni del vostro identikit”. Giornalista, anzi pensionato giornalista, e dunque nullafacente. Che poi anche un posto da 11 mila euro mensili in consiglio regionale sarebbe null’altro che una equa redistribuzione del reddito. Ho lavorato per anni a “Il Corriere Mercantile/Gazzetta del Lunedi”, quotidiani in cooperativa di area moderata. Quindi sarei in grado di raccogliere voti anche nell’area degli insoddisfatti del centrodestra, quelli che darebbero la loro preferenza ad Elisa Serafini e Italia Viva. Ma anche di sottrarne allo stesso Toti, giornalista anche lui. Il mio, come ricorderai era un quotidiano non divisivo come quello del collega de “Il Fatto Quotidiano”. Ho sempre dimostrato grande dialettica con i vari potentati genovesi e liguri. E ho il pregio di essere un candidato meno divisivo. Il cemento non è la mia ossessione e potrei addirittura affermare che il nuovo porticciolo di Nervi di Bucci ha un suo perché. Basta che le famiglie si mettano d’accordo.

Raffaella Paita

Ho sempre avuto ottimi rapporti con Claudio Burlando, anche se qualche volta non ho potuto fare a meno di criticarlo per la sua performance contromano sul viadotto. Nonché una consuetudine amicale nei confronti dell’ex ministro Roberta Pinotti. Ho perfino avuto l’onore di partecipare, ormai nove anni fa, alla festa a Recco per i suoi cinquant’anni. Anche se ogni tanto si lamenta ancora per una mia battuta “Oltre alle gambe c’è di più” sfuggita alla mia penna dopo l’ennesima comparsata nel salotto di Bruno Vespa.

Di Andrea Orlando non potrei dire molto perché ha fatto gran parte della sua carriera nel partito in quel della Spezia. Mi ricordo di lui, quando era ancora giovane turco orfiniano, per la romantica love story con Raffaella Paita. Ma con lui non ho mai avuto rapporti diretti. Ho sempre ammirato Grillo, il senatore spezzino, ed anche il genovese Beppe, seppure più nelle vesti di comico che di politico. Mi fregio, caro compagno G. di appartenere alla società civile non avendo mai praticato l’incivilta’ dei partiti. Non mi sono piegato nemmeno di fronte alle offerte di certi socialisti maggioritari che mi promettevano lustro e carriera. E ho continuato a svolgere la mia professione sapendo che ripromettersi di informare poteva risultare un lusso. E difatti lo è diventato sempre di più. E mi piacerebbe aprire un tavolo permanente sull’informazione.

Di più. Ho persino pensato ad un mio partito nel partito. In maniera un po’ autoreferenziale, forse.
Ma chi non lo è, se fa politica. E vorrei chiamarlo PDT.  Esattamente come le mie iniziali con cui ho firmato tanti articoli. Acronimo di Partito Democratico Toreri. E ho pensato anche al logo. Un torero che “mata” il toro e sullo sfondo una scritta osannante: “Ole’”. Poi ho pensato anche a qualche slogan per la campagna elettorale, del tipo “Prendi il Toti per le corna” oppure “Vamos a matar Toti”, con strizzata d’occhio ai liguri con origini sudamericane. E con tanto di inno semiserio “Torero” di Renato Carosone.

Ecco egregio compagno G., io tenendo presente le tue pressioni mi sono dato da fare e ci ho lavorato su. Solo che adesso i tempi stringono e non ho ricevuto alcuna telefonata. Ho pensato che lo facessero per blindare il mio nome. Ma francamente adesso, visto che proprio nessun altro è  venuto a cercarmi, mi è nato il dubbio che si trattasse solo di un pour parler di natura del tutto  amichevole. Sbrigati a farmi telefonare, altrimenti sarò costretto a emettere fattura.

Con rinnovata ammirazione o mio “Comandante, hasta la victoria siempre”

Il vostro fedele compagno PDT

ps. Compagni, tranquilli che è uno scherzo al quadrato, cioè una celia, burlando.

pps. Compagni, il titolo è ovviamente evocativo del libro di Oriana Fallaci “Lettera ad un bambino mai nato” Il libro è un monologo drammatico effettuato da una donna che vive la maternità non come un dovere ma come un atto responsabile. È una donna contemporanea e misteriosa, in quanto priva di nome, volto e notizie sulla sua età. Le domande fondamentali che la donna si pone sin dal concepimento riguardano la legittimità e l’accettazione della nascita da parte del bambino in un mondo ostile, violento e disonesto. Al bambino verrà concesso il diritto di scegliere se nascere o no e attraverso un processo istituito con la presenza di sette giurati eccellenti, tra i quali i genitori, il medico, la dottoressa, il datore di lavoro, si arriva alla sentenza che prevede la condanna della donna.

Ecco, non fatevi fuorviare. Anche  se l’interruzione di gravidanza, un tempo si sarebbe detto più semplicemente aborto, allo stato delle cose risulta prossimo ed evidente.

Grazie a Carlo Besana per la copertina

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