Cisgiordania, il piano di pace che confisca i diritti

Il prossimo 1° luglio, il governo israeliano deciderà se approvare la legge sull’annessione della Cisgiordania, già occupata militarmente da Israele dal 1967, come proposto dal “piano Trump”.

Il piano del Presidente USA prevede l’annessione da parte di Israele della Valle del Giordano e di intere aree di insediamenti in Cisgiordania, mentre ai Palestinesi resterebbero delle zone isolate con una limitata autonomia e senza la possibilità di creare uno Stato.

L’annessione secondo il Piano Trump

L’isolamento delle aree palestinesi

Per capirci: la Palestina è una gruviera divisa dal muro, dagli insediamenti e dalle aree A, B, e C, quest’ultima controllata completamente dalle autorità israeliane.

Gli insediamenti sono all’interno dei territori occupati e per raggiungerli gli israeliani hanno costruito delle infrastrutture tipo autostrade ma che i Palestinesi non possono percorrere. Per spostarsi all’interno del muro e delle varie aree, dunque, sono costretti a utilizzare strade secondarie, tipo quelle che da noi troviamo in montagna, e per andare da una città all’altra fanno giri molto lunghi.
Non solo. Per attraversare l’area “C” devono fermarsi ai checkpoint dove sono i soldati a decidere se lasciarli passare o meno. E ci sono volte in cui aspettano per ore.
Il Primo Ministro, Benjamin Netanyahu, ha già dichiarato che ai palestinesi dell’area “C”, circa 7.000 persone, non conferirà la cittadinanza israeliana pur annettendo il loro territorio.

A questo si aggiunge la costruzione di nuove colonie da parte del governo israeliano, cosa che divide ancora di più le aree palestinesi e rende difficile creare uno Stato con dei confini precisi.

Quanto alla capitale dello stato palestinese prevista sulla carta nei quartieri di Gerusalemme Est, peccato che sia improbabile: la zona scelta infatti è Abu Dis, un villaggio adiacente a  Gerusalemme ma diviso dalla città da un muro alto otto metri che separa i Palestinesi anche dai campi che coltivano.

Terre senza pace

Per la stesura del suo piano, Trump non ha mai chiesto il parere delle autorità palestinesi. E se è vero che il progetto prevede i tanto sbandierati quattro anni di negoziati diretti tra Israeliani e Palestinesi non dobbiamo dimenticare che gli Accordi di Oslo del 1993, con i quali si è creata un’Autorità palestinese con il compito di autogovernare alcune parti della Cisgiordania e della Striscia di Gaza, nei fatti non sono stati rispettati… anzi! Dopo che Ariel Sharon, nel settembre del 2000,  è andato sulla Spianata delle Moschee, Israele ha rioccupato le città palestinesi. Al processo di pace servirebbe dunque una conferenza internazionale sul posto che faccia rispettare i negoziati.

Yitzhak Rabin, Bill Clinton e Yasser Arafat

Al contrario di quello che dichiara il presidente americano, non è assolutamente un piano di pace tra le due parti, d’altronde come può esserci pace con il totale controllo dello Stato d’Israele sulle terre palestinesi?
I Palestinesi ogni giorno vengono derubati della loro terra, incarcerati, torturati, uccisi dai soldati israeliani, e questo col piano non cambia, quello che cambia è la legittimazione del processo in atto con delle conseguenze terribili sull’intera popolazione palestinese.

Soprattutto i giovani, che hanno vissuto da sempre sotto l’occupazione, chiedono il diritto di vivere in pace e in libertà. E invece non hanno la facoltà di muoversi, di viaggiare, di costruirsi un futuro senza dover passare attraverso dei checkpoint. E poi c’è il muro, il muro dell’apartheid, che non solo divide fisicamente le persone, ma impedisce la comunicazione, il dialogo, l’incontro. E quando mancano il dialogo e le relazioni umane è ancora più difficile costruire processi di pace.

La Valle del Giordano è una zona importante per l’agricoltura e l’allevamento della popolazione palestinese, ed è l’area più ricca dal punto di vista idrico di tutta la Cisgiordania. Essendo in area “C” è già sotto il controllo dell’autorità israeliana che, con la sua politica di occupazione, ha portato alla confisca delle terre, alla distruzione delle case, alla confisca delle cisterne, alla demolizione di edifici scolastici e della salute. Di conseguenza gli abitanti palestinesi che vivevano di agricoltura e pastorizia nella propria terra, sono costretti a lavorare all’interno delle colonie israeliane.

Tutte queste difficoltà rischiano di moltiplicarsi con l’annessione dei territori che tenderà a legalizzare l’occupazione in corso.

La posizione dei Governi internazionali

A livello europeo, il piano Trump vede l’opposizione di 1.080 parlamentari di 25 Paesi che hanno firmato una lettera contro l’annessione della Cisgiordania da parte di Israele.
In più, alla manifestazione anti-annessione di lunedì scorso a Gerico, in Cisgiordania, hanno partecipato anche Nickolai Mladenov, inviato speciale dell’Onu per il Medio Oriente, e Sven Kühn von Burgsdorff, rappresentante dell’Unione Europea in Striscia di Gaza e Cisgiordania.
Ricordiamo che Gerico col piano resterebbe un’enclave di 43.000 persone che non potranno uscire né entrare senza passare da checkpoint israeliani.

A Tel Aviv all’inizio di giugno sono scesi in piazza cittadini israeliani e palestinesi insieme per dire no all’apartheid e all’annessione illegale dei territori palestinesi.

In Italia, la Comunità Palestinese di Roma e Lazio ha lanciato un appello per sabato 27 giugno con cui invita associazioni e cittadini ad organizzare iniziative di informazione, sensibilizzazione e protesta nelle diverse città, per chiedere di impedire l’annessione a Israele dei Territori palestinesi, l’invio di una forza ONU di interposizione che si faccia carico anche della difesa dei cittadini e delle cittadine palestinesi dagli attacchi dei soldati e dei coloni israeliani, il riconoscimento dello Stato di Palestina da parte del governo italiano e dell’Unione Europea, e la convocazione di una Conferenza internazionale per la pace in Medio Oriente, sotto l’egida delle Nazioni Unite, con la partecipazione di tutte le parti interessate, sulla base delle risoluzioni Onu e nel rispetto della legalità internazionale, a partire dalla Convenzione di Ginevra.

Anche a Genova, come in altre 13 città italiane sabato 27 giugno alle ore 16, ci sarà un flashmob in piazza De Ferrari promosso da  AssopacePalestina, Music for Peace Associazione Onlus, Associazione Senza Paura, Anpi Genova, Anpi – Sezione Ansaldo Energia, Associazione Culturale Liguria Palestina.

Maria Di Pietro – Assopacepalestina

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