Depositi Multedo, il giurista ambientale: “Ci sarebbero gli elementi per un’azione forte anche dal punto di vista legale”

Genova – Tre milioni di euro e tre anni di lavori per la manutenzione straordinaria dei depositi Carmagnani di Multedo, più il ripristino dei tre serbatoi esplosi nell’incidente del 1987, quando quattro operai morirono bruciati vivi nell’incendio delle vasche di metanolo.
Troppo per i residenti.
Troppi anche gli anni passati in attesa di una soluzione. Troppe le promesse non mantenute.

Multedo si è svegliata così, in una giornata di fine giugno post lockdown, scoprendo che quell’amministrazione così impegnata per la delocalizzazione durante la campagna elettorale, in realtà  il 18 dicembre 2019 aveva rilasciato i permessi per far ripartire anche quei serbatoi rimasti inagibili per 33 anni.

Ma allora quanto è realistico aspettarsi una soluzione?
Questo il cuore dell’inquietudine più recente che striscia nel quartiere mentre sulla presunta nuova destinazione è ancora silenzio completo.

Anzi, peggio. Nel suo ultimo intervento in Consiglio comunale il Sindaco si è impegnato a trovare un’area entro la fine del mandato.
Ci sfugge qualcosa.
A gennaio di quest’anno, durante l’assemblea con i residenti per chiarire i progetti della Giunta sul Municipio VII Ponente, lo stesso Marco Bucci aveva dichiarato che per dare concretezza alle sue intenzioni di delocalizzare i depositi costieri di Carmagnani e Superba, aspettava soltanto il parere dell’ENAC.
Insomma, una dimostrazione pubblica di pianificazione articolata.
Oggi invece sembra che il parere dell’Ente per l’aviazione civile non sia più indispensabile perché il traffico aereo del Colombo viaggia “sotto la soglia dei 55.000 voli”.

In questo gioco di stop and go abbiamo cercato di fare chiarezza con Marco Grondacci, giurista ambientale “di frontiera” che agli equilibrismi della politica risponde con le norme di legge.

Simona Tarzia

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