Obbligata a sposare uno straniero per il permesso di soggiorno, denuncia e scoperchia gli affari poco chiari di alcune agenzie di pratiche per extracomunitari

Milano – Innescata dalla denuncia di una giovane ragazza costretta a contrarre un matrimonio fittizio con un cittadino egiziano per fargli avere il permesso di soggiorno, l’operazione “Falsa promessa” della 2^ Sezione della Squadra Mobile di Milano ha portato questa mattina all’arresto di 5 persone (2 italiani e un egiziano), titolari di CAF o centri disbrigo pratiche per extracomunitari, responsabili a vario titolo dei reati di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina, induzione al falso ideologico in atti pubblici, corruzione e rivelazione e utilizzazione di segreti d’ufficio.

FALSE RESIDENZE PER OTTENERE IL PERMESSO DI SOGGIORNO
Nell’ambito dell’inchiesta, coordinata dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale ordinario di Milano, sono emerse le figure di soggetti stranieri, spesso ben integrati nel tessuto socio-economico italiano e titolari di agenzie per pratiche per extracomunitari, che si sono proposti quali intermediari per i loro connazionali da cui hanno ricevuto compensi per escogitare brogli utili a eludere la normativa sul soggiorno.
Sono state accertate e documentate false idoneità alloggiative e di residenza, favorite dai contatti tra le stesse agenzie e alcuni  proprietari di abitazioni che in cambio di denaro erano pronti a dichiarare falsamente di ospitare i cittadini extracomunitari, clienti delle agenzie, per facilitare il rilascio di permessi di soggiorno per richiedenti asilo e ricongiungimenti familiari.

COMMERCIALISTI CONNIVENTI
I titolari di questi centri per stranieri sono risultati in contatto con commercialisti esperti in materia tributaria e con prestanome proprietari di finte attività commerciali, in grado di falsificare CUD, assunzioni di dipendenti e relative buste paga, permettendo il conseguimento di permessi di soggiorno agli extracomunitari in grado di ricompensare l’illecito.

In particolare gli indagati, utilizzando false attestazioni in atti pubblici, inducevano in errore i Pubblici Ufficiali della Prefettura di Milano che, sulla base di questa documentazione falsa, rilasciavano il Nulla Osta al ricongiungimento familiare. Così facendo, tra la fine dell’anno 2018 e i primi mesi dell’anno 2019, sono riusciti a ottenere ben 24 provvedimenti di Nulla Osta al ricongiungimento familiare a favore dei parenti di 11 stranieri che si sono avvalsi della loro consulenza e dei loro servizi per eludere la normativa in materia d’immigrazione.

IRREGOLARITÀ ANCHE NEL RILASCIO DEI CERTIFICATI DI CONOSCENZA DELLA LINGUA ITALIANA
Scandagliando la documentazione, gli inquirenti sono riusciti a individuare anche generalizzate e sistematiche irregolarità nel rilascio della certificazione A/2, cioè il test di lingua italiana che è un requisito indispensabile per il conseguimento della carta di soggiorno.
Questo certificato detto “CELI” (Certificato di lingua italiana) viene rilasciato da enti certificatori riconosciuti dal Ministero degli Affari Esteri o da quello dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca.
In Italia sono soltanto quattro: Università degli Studi di Roma, Università per Stranieri di Perugia, Università per Stranieri di Siena e Università per Stranieri di Reggio Calabria “Dante Alighieri”.

Ecco, dalle indagini sono emerse anche qui connivenze tra i titolari delle agenzie e i responsabili di scuole accreditati con le predette Università e abilitate a effettuare presso i loro centri l’esame di italiano, concorrendo a garantire il superamento del test anche a persone prive delle più elementari conoscenze della lingua italiana in cambio di un compenso economico che si aggirava intorno ai 500 euro a persona.

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