Next question please

Siamo alla frutta, sempre che ormai anche la frutta non sia irrancidita gia da da qualche tempo. A meno che poi il modello Genova, al pari di un usato sicuro non finisca per comprendere l’intero pacchetto. Oltre ai braccialetti, gli ombrellini e le girandoline di tutti i colori, e perché no… perfino arcobaleno, gli scivoli che non scivolano, il ponte, il concerto con tanto di soiree, in modo da rimembrare, morti, archistar, imprese appaltanti che danno lustro al paese e a Genova, e perché no… anche i Benetton che ci hanno messo i quattrini. Senza nemmeno escludere – e ci mancherebbe- le esternazioni del sindaco più amato d’Italia, retrocesso nella classifica de “Il Sole 24 ore” chissà perché ad un onorevole terzo posto.

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Marco Bucci – Sindaco di Genova

Dal “Sono il sindaco di tutti” al “Sono il sindaco, veda un po’ lei”, dai giochi di equilibrismo degli anti-anti, alla fissa per i cronoprogrammi, dall’attenzione tutta da manager per i risultati “performanti” alla spocchia con cui talvolta vuol far intendere al buon intenditore che non ha tempo da perdere in questa sua perenne corsa a rispettare quelle fasi dei suoi cronoprogrammi. Percio’…. percio’ “next question please”. Che equivale a dire, papale papale, e chi vuole intendere intenda, che la domanda è secondo la sua personalissima opinione o stupida, o senza senso, o che, comunque non merita una sua autorevole risposta. Percio’ “Tiremm innanz” come un Amatore Sciesa qualunque, come quando ha risposto al tutore delle forze dell’ordine che gli intimava di lasciare il suo ufficio a palazzo Tursi per un allarme bomba “che lui c’aveva da lavorare”.

Gianni Crivello

Perciò era già tutto previsto. La mancata risposta al suo ex antagonista Gianni Crivello che gli aveva chiesto in una accorata letterina pubblicata su “La Repubblica”- un quotidiano che forse il Nostro non ha nemmeno nella mazzetta,- che lui non può perdere tempo a dar retta a chiunque ha un “tiramento” che lui c’ha da lavorare per raggiungere i risultati performanti dei suoi cronoprogrammi.

E perciò che differenza potrebbe  fare se a parole, o forse con un gesto simbolico, – anche per i sindaci contano i gesti simbolici pur non essendo concretamente previsti nei cronoprogrammi. E sono troppo eterei. Lui aveva messo al polso un braccialetto arcobaleno? Ma che differenza in concreto potrà mai fare un braccialetto arcobaleno, una girandolina o un ombrellino? Vabbè, probabilmente a qualcuno che un anno fa a quel Liguria Pride lo aveva un po’ strattonato per quel caso della unigenitorialita’ su cui il Comune aveva deciso di far ricorso, quel gesto del braccialetto al polso aveva dato qualche speranza. Anzi l’illusione che anche lui come JFK o un Don Milani qualunque “ I care”… ho a cuore, me ne occupo potesse diventare addirittura inclusivo che poi si stava parlando del diritto di una bimba di due anni. Mica solo di quelle due donne che si sono sposate per mettere su famiglia. Che quella è una cosa per uomini… e donne. Ma per due donne no. Per genitore uno e genitore due al massimo c’è l’adozione.

Federico Bertorello

Poi, però, braccialetto arcobaleno o no se ne è occupato eccome…. Tanto che tal Federico Bertorello, avvocato, uno dei tanti consiglieri delegati di cui si serve il nostro primo cittadino è riuscito perfino a vanagloriarsi davanti alla “carta stampata” per aver vinto il ricorso in appello contro la sentenza che riconosceva la bigenitorialita’ alle due mamme di una bambina di due anni. Una sentenza, come ha annunciato con soddisfazione il consigliere leghista, che come tutte le sentenze potrà essere richiamata per casi analoghi.

E oggi come gia’ programmato organizzatori del Liguria Pride e rappresentanti delle famiglie arcobaleno si sono recati a Palazzo Tursi dove era previsto il consiglio comunale per protestare. Nel contempo il consigliere comunale del Pd Alessandro Terrile aveva presentato un’interrogazione per avere chiarimenti sulla vicenda.

Alessandro Terrile

Come è andata a finire? Come sempre. Lo racconta in un post lo stesso Terrile: “PORTE CHIUSE A CHI MANIFESTA PER I DIRITTI

Con un presidio partecipato e colorato Genova risponde alla Giunta Bucci che ha espresso soddisfazione per avere ottenuto una sentenza di appello che toglie una delle due madri a una bimba di due anni.

Mentre tutte le altre città riconoscono diritti, il Comune di Genova è fiero di combattere per negarli.

Ma in Consiglio Comunale è vietato parlarne. La mia interrogazione alla Giunta è stata posta al penultimo posto dell’ordine del giorno del consiglio odierno, e non è stata discussa.

I manifestanti non sono stati lasciati entrare a Palazzo Tursi, neppure sugli spalti della Sala Rossa, per rispettare le norme sanitarie.

E ci è stata negata perfino un’interruzione di dieci minuti dei lavori del Consiglio per ricevere una delegazione e per ascoltare le loro ragioni.

Un atteggiamento incomprensibile, arrogante e liberticida, che conferma come questa amministrazione stia dalla parte sbagliata della storia”.

Ora io penso che sia legittimo in materia di diritti, e persino sulla famiglia, poterla pensare più o meno come il senatore bresciano Simone Pillon, leghista. In fondo appartiene allo stesso partito di Marco Bucci, perciò nulla di nuovo. Trovo che sia anacronistico ma del tutto legittimo. Quello che invece trovo riprovevole, ma l’ho già scritto è l’ammiccamento e la strizzatina d’occhio a questo e quello tentando di farci fessi. E forse quella di martedì  sarebbe stata l’occasione di fare chiarezza.

Alessio Piana – Presidente Consigli Comunale Genova

E comunque il cronoprogramma deve essere stato applicato alla lettera perfino dal presidente del consiglio comunale Alessio Piana che ha negato i dieci minuti di interruzione per ricevere una delegazione dei manifestanti. Come dire che di questi genovesi e delle loro legittime, o forse no, proteste al Sindaco di tutti e al suo sodale non importa poi molto. Singiustificheranno rispondendo, certamente, che c’avevano da lavorare e rispettare i tempi. La realtà è, a mio parere, che preferiscono non parlarne più sino alla prossima sentenza o al prossimo ricorso.

Perché in questo trasformismo in fondo tutto può essere tutto e il contrario di tutto. E pazienza se il ragionamento finisce per zoppicare.  Specie in casa Lega. Prendete per esempio il leghista Matteo Gazzini esponente del partito di Matteo Salvini a Bolzano.

Racconta Giovanni Ruggiero per Open: “Secondo il leghista Matteo Gazzini non c’è vera libertà se non si può essere anche razzisti. Il cortocircuito liberale dell’esponente della Lega a Bolzano, già candidato alle Politiche 2018, è partito da un post di qualche giorno fa su Facebook, scatenando non pochi sfottò sui social che lo stesso Gazzini ha incassato a fatica, tanto da dover chiarire solo oggi, 7 luglio , che in realtà trattasi di una provocazione.

Nella sua spericolata provocazione, Gazzini, che è anche coordinatore della Lega negli Stati Uniti come riporta il sito della Lega nel mondo, diceva: «Non ci può essere libertà se non si permette a una persona di essere razzista. Che si scansi Voltaire, Gazzini incalza: «Il problema non è il razzismo, ma la discriminazione che il razzismo crea e questo è inaccettabile in una società civile».

Tre giorni dopo il nostro non indietreggia davanti al fiume di prese in giro che si propaga nei commenti: «Vorrei tanto ammazzare qualcuno che mi sta antipatico – gli scrive qualcuno – ma non può esserci libertà se non me lo si permette». Il leghista insiste con un nuovo post, recriminando che il suo precedente contributo è stato «strumentalizzato in malafede». La toppa però rischia di essere peggiore del buco: «Sottolineavo invece che il reato scatta quando l’opinione razzista sfocia nella discriminazione o altre condotte illecite, ed oltretutto avevo pure aggiunto che tre cosa era inaccettabile». Ma il vero problema per Gazzini sono le fake news “di odio” su quel che scrive: «per un post che invece vuole fare solo ragionare…»”.

Posizione da studiare, quella di Gazzini…. anche da parte di Marco Bucci, che si scansi Voltaire. Parafrasando “ non ci può essere liberta’ se non si permette il razzismo”. Perciò uno può proclamarsi arcobaleno e indossare il braccialetto pur non riconoscendo la bigenitorialita’. A meno che non scatti, come adduce Gazzini… la discriminazione. E chi dice che nel caso specifico esiste una discriminazione di genere. Beh… è un bel… “sacripante”.

Paolo De Totero

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