Uomini di ‘ndrangheta: “Mandami a sparare a un cristiano, mi viene meglio”

Affari di ‘ndrangheta

Sempre attiva in Calabria la guerra contro le ‘ndrine che continuano a fare danni con estorsioni, riciclaggio, minacce e corruzione.
Nel mirino delle forze dell’ordine, coordinate dalla DDA di Reggio Calabria, luogotenenti e affiliati alla cosca Serraino-Libri ritenuti responsabili a vario titolo di associazione per delinquere di stampo mafioso. Dodici gli arresti di stamattina: 11 persone finite in carcere e una ai domiciliari.

100 agenti impegnati

I 100 agenti impegnati nell’operazione “Pedigree” hanno eseguito gli arresti nel quartiere di San Sperato, nella frazione Gallina del Comune di Cardeto e in Gambarie d’Aspromonte, dove gli imprenditori locali subivano estorsioni tramite l’imposizione di servizi non richiesti. Qui le dinamiche criminali si concretizzavano anche nel riciclaggio dei proventi derivanti dalle attività illecite attraverso bar e ortofrutta, intestati a prestanome per eludere eventuali sequestri da parte delle forze dell’ordine.
Al vertice della cosca Serraino-Libri Maurizio Cortese, genero di quel Paolo Pitasi già uomo di fiducia di Francesco Serraino, “il boss della montagna”, assassinato nel 1986 durante la seconda guerra di ‘ndrangheta.

Chi è Maurizio Cortese

Maurizio Cortese si è guadagnato il ruolo di vertice nella cosca gestendo il territorio con la violenza.
Catturato da latitante nel 2017, quando ancora doveva scontare 7 anni di reclusione per associazione mafiosa, tentata rapina e tentata estorsione, Cortese è un ‘ndranghetista che ha strutturato il proprio potere tenendo stretti rapporti con i vertici del gruppo “Ti mangiu” della cerchia dei Labate.
Ma il presunto boss aveva anche un rapporto redditizio con la cosca Libri di Cannavò, dove faceva valere la sua influenza quando c’era da risolvere qualche controversia nata per sconfinamenti territoriali.
Tramite Luigi Molinetti, lo storico esponente del clan di Archi arrestato di recente nell’operzione “Malefix”, Cortese ha stretto un sodalizio anche con la cosca De Stefano-Tegano, sia per la fornitura di acqua minerale che per ottenere l’autorizzazione ad aprire un bar in una zona non controllata dalla sua cosca, secondo le “regole” della ‘ndrangheta.

Gestire gli affari dal carcere

Come abbiamo detto, Maurizio Cortese è stato arrestato nel 2017. E dunque visto che gli affari vanno curati impartiva ordini agli affiliati tramite cellulari introdotti in carcere durante i colloqui dalla moglie, Stefania Pitasi, arrestata insieme al padre Paolo Pitasi.  Con questo sistema e con l’uso di un linguaggio cifrato, Cortese impartiva gli ordini per le estorsioni, o per danneggiare le attività degli imprenditori che non volevano pagare il pizzo.

Il pane della moglie del boss

Se pensate che gli affari della ‘ndrangheta siano sempre milionari vi sbagliate. Ci sono anche piccole operazioni finanziarie che servono solo a far capire chi comanda.
La moglie del boss Cortese, produceva abusivamente pane che un rivenditore era obbligato ad acquistare benchè sapesse che sarebbe rimasto invenduto.

Cortese era anche molto convincente nel calmare i creditori quando un affiliato non pagava i debiti. È successo con Salvatore De Lorenzo che, dopo aver commissionato alcuni lavori di edilizia si era rifiutato di pagare: Cortese ha costretto il titolare dell’azienda a rinunciare a ben 105 mila euro, avvertendolo del suo personale interesse alla remissione dei debiti.

fp

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