Rifiuti, 654 ogni cento metri di spiaggia: nuovi arrivati i guanti usa e getta e le mascherine

Beach Litter 2020 di Legambiente: il monitoraggio di citizen science sui rifiuti spiaggiati che l’associazione ambientalista realizza da sei anni, ne ha trovati 654 ogni metro di litorale

Incontriamo rifiuti a ogni passo sulle nostre spiagge: 654 ogni cento metri di litorale quelli ritrovati da Legambiente nel corso del monitoraggio di 43 spiagge in 13 Regioni italiane.
Dagli intramontabili mozziconi di sigaretta ai contenitori alimentari, ai piatti di plastica, fino ai “nuovi arrivati” come guanti e mascherine, i cumuli di spazzatura che insozzano l’arenile derivano dall’incuria e dalla maleducazione, ma anche da mancate depurazioni e cattiva gestione dei rifiuti sulla terraferma che permettono alla spazzatura di arrivare al mare attraverso fiumi e scarichi.

L’80% dei rifiuti è di plastica

Dei 28.137 rifiuti censiti in un’area di 189mila metri quadrati, l’80% è di plastica e su circa la metà delle spiagge campionate questo materiale supera il 90% del totale dei rifiuti. Dato ancora più allarmante: una spiaggia su tre è macchiata da guanti usa e getta e mascherine.

Tra questi ci sono più di 3.000 bottiglie, tappi e cannucce. Poi i mozziconi di sigaretta, onnipresenti sulle spiagge europee, rinvenuti con una media di uno a ogni passo. Quindi reti e attrezzi da pesca e acquacoltura in plastica, come le calze per la coltivazione dei mitili.
Presenti all’appello anche i classici usa e getta da picnic come piatti, posate e bicchieri in plastica.
Uno a ogni passo sulla sabbia anche i cotton fioc, simbolo della cattiva abitudine di buttarli nei nostri water.

Spiagge usate come discariche per il materiale edilizio

Dato gravissimo l’enorme quantità, in alcuni casi incalcolabile, di materiale da costruzione rinvenuta sulle spiagge del Baraccone a Bari, del Caterpillar a Salerno e di Romagnolo a Palermo, diventate vere e proprie discariche abusive.

Cosa prevede la legge europea sulle plastiche monouso?

Il 42% di tutti i rifiuti monitorati da Legambiente riguarda i prodotti usa e getta al centro della direttiva europea che vieta e limita gli oggetti in plastica monouso.
Ma cosa dice la legge?
La direttiva (UE) 2019/904, detta anche SUP (Single Use Plastics), si concentra su dieci prodotti in plastica monouso e sulle reti e gli attrezzi da pesca e acquacoltura. Questi, in effetti, rappresentano il 70% dei rifiuti maggiormente rilevati sulle spiagge europee.

Il testo propone che il divieto di utilizzo (a partire dal 2021) dei prodotti per i quali esistono alternative (posate, piatti, bastoncini cotonati, cannucce, mescolatori per bevande e aste dei palloncini) venga esteso anche ai prodotti di plastica oxodegradabile e ai contenitori per cibo da asporto in polistirene espanso.
Per il monouso senza alternative, invece, sono stati definiti obiettivi di riciclo, raccolta e revisione della progettazione del prodotto.

Cosa si può fare di più?

“Davanti all’ipotesi di varare una tassa europea sulla plastica per cofinanziare il Recovery Fund,  la nostra richiesta è quella di non prorogare ulteriormente l’avvio della plastic tax varata con la legge di bilancio a dicembre 2019e attesa per l’1 gennaio 2021″.”.
Così Giorgio Zampetti, direttore generale di Legambiente, che spinge anche sull’approvazione della legge SalvaMare.
Questa consentirebbe ai pescatori di riportare a terra i rifiuti pescati accidentalmente. Purtroppo il disegno di legge, approvato a ottobre alla Camera, è completamente fermo al Senato, in Commissione ambiente, e questo sottrae del tempo prezioso al recupero dei rifiuti affondati, con danni alla biodiversità e all’economia della pesca.

 

Simona Tarzia

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