Ventimiglia: c’è anche il presunto inchino della Madonna di Polsi nell’ultima relazione della DIA

Genova – Non c’è bunker che si rispetti senza un santino o un crocifisso che penda dal muro.
E li abbiamo visti tutti nelle foto dei latitanti cavati in manette dai loro covi. Cristo e la Madonna stanno lì sullo sfondo, un’accoppiata controversa tra religiosità e crimine.
Testimoni di un’altra fede che uccide in nome della “famiglia” e dei soldi.

È così da sempre.
“L’ingresso nella società ha luogo ordinariamente il 3 settembre di ogni anno alla festa della Madonna di Polsi d’Aspromonte, in prossimità del convento dove si radunano i principali capi delle associazioni a delinquere dell’intera provincia e di quelle vicine”.
Si legge così in un rapporto inviato alla Procura del Regno dal tenente dei carabinieri reali di Reggio Calabria, Giuseppe Passarelli.
Era il 17 agosto 1901 e da allora nulla è cambiato.

“Persino a Ventimiglia, sempre a settembre 2019, sono stati svolti accertamenti in ordine a un presunto inchino dei portatori della statua della Madonna di Polsi dinanzi a un boss locale, fratello di altro boss deceduto”.
Questo lo raccontano le carte dell’ultima relazione semestrale della DIA, presentata oggi al Parlamento: parlano di una locale ormai riconosciuta e radicata a Ventimiglia che, tra una preghiera e una processione, tramanda su al Nord i gesti delle ‘ndrine. E non lo fa a mezzo sussurro ma con una posa che deve essere riconoscibile da tutti e generare rispetto e prestigio per il boss di turno.

Ventimiglia, 7 settembre 2019

È sabato 7 settembre e a Ventimiglia Alta è il giorno della processione della Madonna di Polsi, la Vergine della ‘ndrangheta.
Dopo la messa, la statuina della Madonna esce dalla sua residenza, la Chiesa di San Michele Arcangelo, e si avvia verso la cattedrale sulle spalle dei portantini.

Sul sagrato ci siamo anche noi, a seguire le tappe della sfilata.
Arriviamo alla piazza della cattedrale dove è programmata la prima sosta, fra il rombo dei tamburi e le evoluzioni delle bandiere azzurre in campo nero e oro del Sestiere Burgu.
Si riparte.
Il rituale prevede solo un’altra fermata prima di rientrare a San Michele ma la perfetta regia del presidente del “Comitato feste di Ventimiglia”, che da quattro anni organizza l’evento, parlottando col prete sembra decidere diversamente.
E così dopo il Padre nostro, i portatori si bloccano in piazza Porta Nizza davanti alla panchina dove è seduto un anziano con la moglie, si scambiano un cenno di saluto, poi l’anziano si fa il segno della croce e manda un bacio alla Madonna.
Si tratta di Carmelo Palamara, quel fratello di cui oggi parla la DIA. Davanti a lui, la Madonna si inchina alla ‘ndrangheta.

Simona Tarzia

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