‘Ndrangheta internazionale, le mani dei clan su Italia e Svizzera: in arresto anche un finanziere e un ex assessore della Regione Calabria

Catanzaro – Ci sono anche un sovrintendente della Guardia di Finanza, un ex assessore della Regione Calabria e un ex consigliere comunale di Vibo Valentia tra i nomi illustri finiti in manette questa mattina all’alba nell’operazione “Imponimento”, coordinata dal Procuratore di Catanzaro Nicola Gratteri.

74 le persone vicine alla cosca Anello-Fruci di Filadelfia fermate con l’accusa di associazione a delinquere di stampo mafioso, traffico di droga, riciclaggio, intestazione fittizia, corruzione, autoriciclaggio, detenzione e traffico d’armi, estorsione, traffico di moneta falsa, truffe ai danni dell’INAIL, e reati ambientali. Crimini tutti aggravati dalla modalità e finalità mafiosa.

Data la pericolosità dei soggetti coinvolti, sono finiti sotto sequestro preventivo d’urgenza 124 terreni, 116 fabbricati, 26 società, 19 ditte individuali, 84 automezzi, 2 moto e diversi rapporti bancari e finanziari per un valore stimato in oltre 169 milioni di euro.
I sigilli sono scattati anche per tre noti villaggi turistici nelle zone di Parghelia e Pizzo Calabro, in provincia di Vibo Valentia, e a Curinga in provincia di Catanzaro. Strutture turistiche che secondo gli inquirenti erano a disposizione della cosca Anello-Fruci.

I politici di riferimento

L’indagine, che ha potuto contare anche sulle dichiarazioni di 29 collaboratori di giustizia, ha individuato diverse figure che ruotavano intorno alla cosca, in particolare due politici locali del calibro di Francescantonio Stillitani, ex assessore regionale delle giunte Chiaravallotti e Scopelliti, nonché ex sindaco di Pizzo, e Francescantonio Tedesco, ex consigliere comunale di Vibo Valentia.
Di quest’ultimo scrivono gli inquirenti: “Professionista attivo nel settore dei lavori edili ed impegnato nella vita politica locale collaborava con il sodalizio nel mantenimento del controllo del settore edilizio, anche concorrendo ad esercitare pressioni sugli imprenditori in occasione di specifiche vicende estorsive, nonché contribuendo a formare la strategia del sodalizio in ambito politico, come quando promuoveva il sostegno della cosca alle elezioni politiche nazionali del 2018 di Giuseppe Mangialavori, poi eletto al Senato della Repubblica”.

Quanto a Stillitani, dalle carte risulta che insieme al fratello Emanuele erano “parte attiva della cosca in condotte estorsive” e che favorivano “la gestione dei servizi e delle forniture dei villaggi turistici in capo alla cosca stessa”, soprattutto i servizi di guardiani, “traendone benefici sia in termini di protezione mafiosa che economici”.

Il finanziere al servizio della cosca

Alle dipendenze della cosca c’era anche un sovrintendente della guardia di finanza, Domenico Bretti, fermato dai colleghi con l’accusa di “rivelazione e utilizzazione di segreti d’ufficio, anche con l’aggravante di aver commesso il fatto al fine di procurarsi un indebito profitto patrimoniale”. Il finanziere, ad esempio, avrebbe informato i boss di una cimice piazzata nella Ford Fiesta di uno degli Anello. In cambio di queste informazioni, la cosca avrebbe sponsorizzato la“Gardenia Marmi”, azienda di proprietà del militare che così aveva accesso “alla spartizione oligopolistica e mafiosa di appalti e commesse nella zona”.

L’inchiesta

L’inchiesta ha ricostruito le attività criminali, in Italia e all’estero, della cosca Anello-Fruci di Filadelfia che controlla il territorio che collega Lamezia Terme alla provincia di Vibo Valentia. Mettendo sotto la lente d’ingrandimento 158 soggetti legati al clan, gli inquirenti sono riusciti a ricostruire le attività e i settori d’interesse dove gli ‘ndranghetisti esercitavano un controllo totale: dallo sfruttamento dei boschi, al movimento terra, al riciclaggio di automnezzi rubati, fino alle truffe all’INAIL e agli interessi in Svizzera.

Lo sfruttamento dei boschi

Gli interessi della cosca erano rivolti al remunerativo settore dei tagli boschivi nella zona a cavallo tra le pre-serre vibonesi e catanzaresi. Qui, attraverso l’imprenditore di riferimento, tale Nicola Antonio Monteleone organico alla consorteria e uomo di fiducia del capo cosca Rocco Anello, aveva creato un collaudato meccanismo collusivo di rotazione nell’aggiudicazione delle gare relative agli appalti boschivi, tra gli imprenditori di riferimento delle cosche dei territori limitrofi, IOZZO di Chiaravalle e BRUNO di Vallefiorita, per definire la spartizione dei boschi stessi. Tale meccanismo mafioso, posto in essere attraverso turbative d’asta e illecita concorrenza sleale, godeva dell’appoggio di amministratori e tecnici comunali: Monteleone era in grado di muoversi all’interno degli uffici comunali determinando tempistiche e fasi di gara a piacimento della cosca.

Le truffe all’INAIL

Il meccanismo collaudato per le truffe all’INAIL e attuato con il concorso di un dipendente pubblico, indagato pure lui, partiva dalla messa in scena di fasi incidenti sul lavoro che avevano come vittime falsi dipendenti. In questo modo la cosca percepiva gli indennizzi. Qualche volta però il meccanismo si inceppava perché  i falsi lavoratori erano restii a consegnare la parte di denaro pattuita. In questi casi la cosca partiva con le estorsioni.

Gli interessi in Svizzera

Il legame del capo cosca con la Svizzera, sede degli investimenti e dei traffici illeciti della famiglia, è di lunga data.
I principali referenti degli Anello-Fruci in territorio elvetico erano Carmelo Masdea (uomo vicino a Tommaso Anello, fratello del boss), Marco Galati e Fiore Francesco Masdea, che ne curavano gli affari riscuotendo soldi che in gergo chiamavano “potature”. In più, i tre si occupavano del comparto armi: fucili, carabine, kalashnikov, pistole di diversi calibri e munizionamento, insomma un arsenale 
sequestrato dagli investigatori oltre confine.

I summit di ‘Ndrangheta

Le indagini del procuratore Gratteri e dei suoi PM hanno documentato anche alcuni summit mafiosi tra gli esponenti di vertice degli Anello e altre consorterie ‘ndranghetiste come i Mancuso di Limbadi, i Tripodi di Vibo Marina e i Lo Bianco -Barba di Vibo Valentia. Nelle intercettazioni si capisce chiaramente che gli incontri servivano per chiarire alcune pretese dei gruppi criminali dei Lo Bianco e dei Tripodi sull’affidamento dei lavori nello sfruttamento delle risorse boschive.

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