Cocaina e armi: la DDA di Reggio Calabria stronca gli affari dei Mammoliti-Giorgi

Reggio Calabria – Lo spunto per l’operazione di oggi, denominata “Koleos”, condotta dal Procuratore di Reggio Calabria Giuseppe Lombardo, è l’arresto di Rocco Mammoliti da parte della  Polizia Olandese il 9 giugno 2016, poi estradato in Italia il 18 agosto dello stesso anno.

Lo sviluppo delle indagini ha permesso di accertare l’esistenza e l’operatività, dal mese di ottobre 2015 al mese di febbraio 2016, nell’area ricompresa tra Bovalino, Careri e altri comuni della Locride, di un’articolata organizzazione criminale, con sbocchi in Puglia e Sicilia, dedita al traffico di cocaina. I principali esponenti dell’organizzazione sono i fratelli  Domenico, Francesco Mammoliti e Giovanni Giorgi.

Cocaina e armi

Una delle basi logistiche era la residenza di Antonino e Giuseppe Ferrinda a Rizziconi, e in un capannone, a Benestare, di  proprietà  di Antonio, Domenico e Andrea Pellegrino, dove finirono in manette Domenico Pellegrino e la moglie Maria Filastro per il possesso di  3 kg di cocaina. I due coniugi arrestati utilizzavano nelle attività illecite anche il figlio minorenne. All’interno del capannone, gli agenti trovarono due involucri contenenti 1.502 grammi di cocaina, tre fucili semiautomatici cal. 12,  un revolver 357 magnum,  una pistola Beretta  modello 92  con matricola abrasa,  una pistola Beretta  modello 9X21 con matricola punzonata, 40 cartucce calibro 7,62, 44 cartucce  calibro 7,65,  18 cartucce calibro 357, 56 cartucce calibro 12  e 1 caricatore per una pistola cal. 7,65. 

Un altro tassello fu l’arresto di Vincenzo Scarfone  con 49 kg di cocaina occultati all’interno della sua auto. La figura di Scarfone emerge nel 2015, ma già nel 2016 è evidente il suo ruolo nello staff dell’organizzazione.

Un giro d’affari da 7 milioni di euro

I Pellegrino si occupavano tanto del confezionamento sotto vuoto dello stupefacente che del trasporto consegnando la cocaina in Sicilia e in Puglia  e ricevendo la contropartita economica che veniva versata ai capi dell’organizzazione presso la macelleria di proprietà di Domenico Pellegrino. In una delle tante trasferte nelle province di Taranto, Lecce e Brindisi, in un solo pomeriggio Pellegrino Domenico, la moglie Filastro Maria e Laganà Giovanna, consegnavano per conto dei fratelli  Giovanni e Giuseppe Giorgi, quantitativi di cocaina equivalenti all’importo di 340 mila euro in banconote di vario taglio, raccolte in “mazzette” e occultate all’interno del vano ricavato nell’autovettura. In un’intercettazione Maria Filastro dice che l’auto è talmente piena  che “la macchina le sta vomitando …”. Il valore della cocaina movimentata, all’ingrosso, è di circa 7 milioni di euro. 

Gli arresti

Sono stati portati in carcere: Domenico e Francesco Mammoliti, Giovanni Giorgi, in qualità di capi dell’organizzazione con l’accusa di traffico di stupefacenti. Per lo stoccaggio della cocaina sono stati arrestati Giuseppe e Antonio Ferrinda.
In manette anche Pellegrino Domenico, Pellegrino Antonio, Filastro Maria, Parrelli Francesco, Laganà Giovanna, Scarfone Vincenzo, Luciano Vincenzo erano partecipi dell’associazione e si occupavano, a turno, della fase di distribuzione al dettaglio della sostanza stupefacente

 

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