Tu chiamale se vuoi narrazioni

Paola de Micheli

Il potere della narrazione

Mentre attendiamo la botta di calore da colpo di sole, mentre ci prepariamo ad affrontare l’ondata di caldo bollente che verrà, con temperature africane che sfioreranno i 40 gradi e un graduale rialzo sin dalla prossima settimana, mentre rischiamo di liquefarci, idee e cervello compresi, pronti a scioglierci fra afa, umidità e sudorazione, non ci resta che accanirci con qualche narrazione degna del ministro alle infrastrutture Paola De Micheli, quella che accusava noi liguri in coda di assumere e di dar voci erronee alle percezioni di code chilometriche sulle strade ed autostrade disastrate della nostra regione.

Equamente suddivisi fra l’ultima notizia dei banchi di scuola con le rotelle – come se si trattasse di monopattini dell’ultima generazione quelli del bonus mobilità, insieme alle biciclette -, e la truffa subita dal fidanzato, o ex fidanzato di Rocco Casalino.
Con improperi o complimenti rivolti in egual misura al ministro Lucia Azzolina per cognome parente meno nobile della casata perennemente sorpresa dei Perdindirindina e Rocco Casalino, il portavoce del presidente del consiglio Giuseppe Conte nome d’arte “Rocco e il suo fardello” per aver partecipato, prima di fare ulteriore e più solida fortuna, ad una serie della casa del grande Fratello, al secolo soprannominata anche “La casa del grande fardello”.
Il Rocco, uscito dalla casa e dai giochini da salotto per tentare di arrivare sino in fondo senza incorrere nella nomination degli altri concorrenti, ha deciso di studiare sino a diventare giornalista e poi comunicatore principe e portavoce del nostro presidente del consiglio. Comunicatore e personaggio di potere. Senonche’ come ogni buon personaggio che nel nostro paese conta , o tenta di contare in qualche modo, pochi giorni fa è incappato nella tipica disavventura che prima o poi certifica le vere e proprie personalità del nostro paese.

Una liquidazione da 20 milioni

Come Berlusconi per Ruby o per le Olgettine, come l’ottantareenne telecavaliere con la liquidazione milionaria e l’assegno di mantenimento prima all’ex moglie Veronica Lario e poi alla penultima fiamma Francesca Pascale. Per dire: 20 milioni per dirsi addio e un milione all’anno a titolo di mantenimento. Con la stampa gossippara, ma anche no, ad inzupparci il biscotto. Questione di sentimenti, inconsolabili forse, ma anche di quattrini. Tanti. E di investimenti, più o meno consapevoli, per risolversi la vita da qui all’eternita’.

Insomma è sempre la stessa storia, questione di sentimenti e non solo, ma anche di un qualche tipo di interesse. Con i giornalisti, incolpevoli, chiamati ad occuparsi di qualche straccio che vola, di sentimenti feriti, di qualche turbamento. Alla faccia della privacy. Già, la privacy, come se privato e politico non finissero per sconfinare e il diritto di cronaca non risultasse la ragione di cui in un modo o nell’altro ci serviamo come scudo per parlare anche di comuni mortali.

Insomma Il Casalino Rocco, dopo aver praticato per un po’ di tempo una sorta di giustizialismo mediatico come comunicatore dei cinque Stelle dove uno vale uno, ma se si macchia ed è di un partito antagonista conta di più, e’ finito a sua volta nell’ingranaggio. Mani e piedi. Il cubano Jose Carlo Alvaro, suo fidanzato o ex fidanzato – ma chissenefrega, in fondo sono solo fatti loro – è stato segnalato all’antiriciclaggio per operazioni in borsa ritenute sospette. Effettuate con una carta di credito alimentare anche dello stesso Rocco Casalino. La notizia è stata pubblicata su “La verita” quotidiano per tradizione non amico della compagine di Governo. Epperò la notizia comparsa in prima pagina non è affatto un’invenzione. E quindi il buon Rocco, allestisce una narrazione per il principale giornale italiano “Il Corriere della Sera” con i controfiocchi. La casa in cui viene ospitato l’intervistatore non è affatto una reggia, annota il cronista. Come dire che anche i comunicatori del Presidente del Consiglio vivono in una sobria austerità. Il cubano, con qualche precedente problema di investimenti e progetti lavorativi andati male, è un giovane perseguitato dalla sfortuna che Casalino foraggia settimanalmente con un centinaio di euro esigendo riscontro delle spese attraverso l’invio degli scontrini, un giovane bravo e piacente che si sacrifica per spedire i soldi alla famiglia. A Cuba ha una mamma che vive con venti dollari di pensione al mese.

Una vittima della ludopatia

Un bravo ragazzo vittima della voglia di rendersi autonomo caduto fra le grinfie di persone senza scrupoli che gli proponevano guadagni facili attraverso operazioni di trading on line. Diciottomila euro spariti in soli due mesi. Sino a che la povera vittima diventa un “ludopate”. Viene appena alla mente  con quanta foga si siano battuti gli esponenti del suo partito contro le macchinette mangia soldi nei bar gestiti magari da malavita organizzata e mafia. Ma evidentemente Rocco e Jose Carlo di politica non ne parlavano nemmeno quando i rapporti erano differenti.

Per carità, tutto giusto e, forse anche comprensibile. Però quello che mi sembra sconvolgente è la storiella strappalacrime, e un po’ banalotta, propinata all’opinione pubblica – o pubica? – tramite il primo quotidiano del paese. Una narrazione che lascia un po’ stupiti.

Mi domando, per esempio come l’avrebbero raccontata se il cubano fosse stata una cubana. Una tipica storia come ne abbiamo viste e raccontate tante senza il pericolo  latente di incorrere in qualcuno che vittimizzasse poi ulteriormente accusando giornalista di inconsapevole omofobia.

Piero Marrazzo

Lo scandalo del transessuale

Insomma mi vengono in mente tutti gli aneddoti sul Berlusconi ottantatreenne e le sue notti magiche. Senza contare l’ex governatore del Lazio Piero Marrazzo, giornalista prestato al Pd, costretto a dare le dimissioni undici anni fa per un video che lo ritraeva in compagnia di un transessuale in un appartamento di via Gradoli. Un video girato da tre carabinieri a scopo estorsivo poi condannati. In quell’occasione ad avvertire Marrazzo fu proprio Silvio Berlusconi messo al corrente dal direttore di un settimanale della Mondadori a cui i carabinieri si erano rivolti chiedendo denaro.

E Marrazzo si era dimesso. Altri tempi. Altri uomini, forse. E Casalino, probabilmente sarà costretto a rivedere un po’ i suoi atteggiamenti. Anche nei confronti dei colleghi giornalisti. Poco meno di un mese fa aveva inviato un messaggio a Roberto D’Agostino: “ Per correttezza ti informo che sto raccogliendo tutto il materiale diffamatorio nei miei confronti pubblicato su varie testate giornalistiche. C’è un limite agli attacchi quotidiani basati solo su falsità e questo limite è stato ampiamente superato. Per questo intendo esercitare diritto di tutelarmi nelle sedi opportune contro un accanimento mai visto prima”.

E forse avrei preferito che avesse mantenuto quell’atteggiamento fiero invece di andare a piagnucolare come se si trovasse nella stanza del “Grande Fratello” dopo essere stato nominato. Avrei preferito che dopo aver attaccato Maria Elena Boschi per il coinvolgimento dei suoi parenti nella vicenda della banca Etruria si fosse rivolto ai giornalisti rivendicando magari la privacy sulla sua vita privata e sul modo in cui spende soldi legittimamente guadagnati. A muso duro.

Vittorio Sgarbi
Vittorio Sgarbi

Gli insulti del critico

Si sarebbe preso una botta di incoerente e doppiopesista, finendo per scomodare Vittorio Sgarbi  e la sua naturale animosita’. Tanto che il critico d’arte ha comunque dichiarato: “Casalino, l’uomo delle tempeste di merda, le campagne di diffamazione contro gli avversari politici quando si occupava  della comunicazione del M5S, adesso da portavoce del Governo invoca il rispetto della privacy, fa davvero ridere”.

Quello che non riesco a reggere è quella narrazione piagnona facendo leva sulla banalita’ dei peggiori sentimenti. A cominciare da quella casa modesta, anzi sobria, anzi minimalista che, come suggerisce lo stesso Casalino al giornalista del “Corsera”: “Non  è una reggia”. Perché le regge spettano ai reali, con qualche tentativo di riproduzione imbarazzante di qualche magnate o dei Casamonica.

Paolo De Totero

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