Pesci fuor d’acqua

Savona – Dopo la bufera dello scatto in casa Benetton, ecco un’altra operazione imbarazzante delle Sardine.
È successo ieri a Stella, alla casa museo di Sandro Pertini dove hanno dichiarato il loro sostegno alla candidatura di Ferruccio Sansa alle prossime elezioni liguri e concluso il tour “Meno selfie più politica”, un viaggio di quasi 3.ooo km attraverso le Regioni che andranno al voto.
Il tema sbandierato sarebbe quello di far parlare i territori per dimostrare agli Italiani “che esiste un modo di fare politica diverso, lontano dai nomi, dalle strategie social e dagli accordi di palazzo”.
Eppure ieri, con indosso la sua bella maglietta rossa, a parlare di questa “buona politica” c’era uno dei protagonisti del Partito del Cemento, il libro sulla “nuova speculazione edilizia” firmato da Marco Preve e Ferruccio Sansa con la benedizione di Marco Travaglio.

Che dice il libro?

Dalla quarta di copertina: “Politici locali e nazionali, di destra e di sinistra, imprenditori, alti prelati, banchieri, siedono contemporaneamente in più consigli di amministrazione e si spartiscono cariche pubbliche, concorsi, appalti, finanziamenti.
Allo scopo servono anche associazioni culturali o in difesa dell’ambiente, appuntamenti gastronomici, feste e premi. Controllori e controllati spesso sono la stessa persona, famigliari o amici fidati.
Fare sistema da queste parti vuol dire costruire una rete sul territorio che non lascia spazi a chi non è della partita. In nome degli affari.
Parlando di cemento e di piani regolatori, si arriva necessariamente a parlare della mancanza di regole di una classe dirigente in bilico tra l’imbroglio, la trama del sottogoverno e l’interesse personale. Di un’umanità approssimata moralmente e culturalmente”.

Ecco, in mezzo a questa umanità del malaffare il libro menziona anche un certo Franco Zunino, assessore all’ambiente della Giunta Burlando ma che all’epoca dei fatti era ingegnere del Comune di Celle Ligure.

E cosa avrebbe fatto costui?

Un bel pasticcio.
Era il 2003. Scrivono gli autori del Partito del Cemento che l’ingegnere, mai indagato, avrebbe messo la firma per convalidare le delibere delle gare d’appalto che affidavano i lavori del pennello di Punta Bûffou a un’azienda in odore di ‘ndrangheta, la Co.For di Reggio Calabria. Società ormai fallita, sequestrata cinque volte dalla DDA di Reggio Calabria e cancellata dall’Albo dei Gestori Ambientali.

Di più.
A bando assegnato, la Co.For scopriva di non avere i mezzi adeguati per realizzare via mare i lavori del frangiflutti e chiedeva una variante per procedere via terra. A questo punto in un Paese normale si dichiarerebbe nullo l’affidamento per procedere a nuova gara o al limite all’assegnazione alla seconda azienda in graduatoria. E invece no. Zunino, responsabile del procedimento, concedeva la variante.
Non contenta, la Co.For chiedeva di procedere all’esecuzione dei lavori con affidamento di subappalto a un’altra ditta, la SCAVO-TER dei Fotia, una famiglia imparentata agli esponenti della cosca Morabito-Palamara-Bruzzaniti.
Anche in questo caso a dare il nulla osta alla pratica compariva di nuovo Zunino che, di fronte a quella firma tracciata sul foglio del Comune di Celle e sventolata da associazioni e blog come la Casa della Legalità, rispondeva che “la Co.For era per me, come sono sicuro per i miei collaboratori e gli amministratori del Comune di Celle, completamente sconosciuta fino al momento dell’appalto”.

Peccato che la Co.For navigasse tra i guai giudiziari già dagli anni ’90.

Che c’azzecca Zunino con la campagna elettorale di Ferruccio Sansa?

Le Sardine e gli scivoloni, dicevamo. Ma non solo i loro.
Che c’azzecca Zunino con la campagna elettorale di Ferruccio Sansa? Uno che è stato il testimone della difesa di Claudio Scajola nel processo “Breakfast”? Uno che compare proprio nel libro denuncia del giornalista-candidato, Il Partito del Cemento?

Chi lo sa.
Di certo c’è che stavolta sull’incontro di Stella nessuno potrà tirar fuori la solita formuletta del “a mia insaputa”.

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