Nuova legge elettorale regionale: come voteranno i Liguri a settembre?

Nuova legge elettorale: ne parliamo con Antonio Oppicelli, Coordinatore Cittadino di Fratelli d’Italia

Genova –  Il 23 luglio scorso, il Presidente Toti ha firmato il decreto che fissa la data delle prossime elezioni regionali per domenica 20 e lunedì 21 settembre, così come suggerito dal Consiglio dei Ministri che ad aprile, in piena emergenza Coronavirus, aveva indicato una nuova finestra elettorale.
Contemporaneamente, l’assemblea legislativa ligure ha approvato la nuova legge regionale con la quale i Liguri andranno alle urne.
Ma cosa è cambiato?

La doppia preferenza di genere

Doppia preferenza di genere e limite del 60% dei candidati del medesimo sesso per la formazione delle liste regionali. È questa la prima modifica approvata dalla Regione.

Per consentire la formazione di liste di candidati che permettano di garantire effettivamente la rappresentanza di entrambi i generi, si prevede che le liste di ogni circoscrizione siano composte da un numero di candidati pari ai seggi da assegnare nella circoscrizione stessa, aumentati di un terzo.

L’elettore potrà esprimere fino a due voti di preferenza per i candidati appartenenti alla medesima lista. In caso di espressione di due preferenze, le stesse devono andare a favore di candidati di sesso diverso, pena l’annullamento della seconda preferenza.

L’abolizione del listino

Con l’approvazione all’unanimità dell’emendamento bipartisan sull’abolizione del listino, l’assemblea legislativa ligure è intervenuta anche sull’impianto delle leggi 108/1968 e 43/1995, attualmente in vigore.

Resta invariata l’assegnazione dei quattro quinti dei consiglieri, cioè ventiquattro seggi, stabilita sulla base di liste provinciali concorrenti.
Cambia, invece, l’assegnazione del restante quinto dei consiglieri, cioè i sei seggi che agiscono quale premio di maggioranza/governabilità, nei casi in cui il gruppo o i gruppi di liste collegati al candidato Presidente proclamato eletto abbiano conseguito un numero di seggi variabile tra nove e diciotto.
In questo caso, infatti, la quota dei sei seggi va alla Minoranza.

Per quanto riguarda l’assegnazione della quota di un quinto dei seggi, vista l’eliminazione delle liste regionali concorrenti, è possibile aumentare di un quarto il numero dei candidati da inserire nelle liste provinciali concorrenti in modo che i sei seggi assegnati nella quota di un quinto possano essere attribuiti a candidati consiglieri già facenti parte delle liste circoscrizionali e, dunque, non più componenti di una lista “bloccata”.

In parole povere quello che cambia è che a ricoprire i sei seggi saranno persone che comunque hanno misurato il loro consenso alle urne e non semplicemente dei nominati come succedeva col listino.

I consiglieri da eleggere sono 30.
Non c’è ballottaggio. È proclamato eletto Presidente della Giunta regionale il candidato presidente che ha conseguito il maggior numero di voti validi.

Per le liste servono meno firme

Come previsto dalla legge regionale 41/2014, sono esonerati dalla raccolta delle firme per la presentazione di liste provinciali le liste dotate di contrassegno composito che rappresentino l’unione di almeno due partiti o movimenti presenti in Consiglio regionale o nel Parlamento italiano alla data di indizione delle elezioni, ad eccezione del Gruppo Misto.

Non solo. A cambiare le carte in tavola ci si è messa l’emergenza Coronavirus, e la novità riguarda la presentazione di liste e candidature.
Il numero minimo delle firme è ridotto: 167  per le circoscrizioni fino a 300.000 abitanti, e 333 per le circoscrizioni con più di 300.000 abitanti.

La data ultima di presentazione delle liste è compresa tra le ore 8 del trentesimo giorno e le ore 12 del ventinovesimo giorno antecedenti la votazione. A questa tornata i giorni utili sono il 21 e il 22 agosto.

Si vota anche per il referendum costituzionale

Contemporaneamente alle elezioni regionali si svolgerà il referendum costituzionale sulla riduzione del numero dei parlamentari.
Si tratta del quarto referendum confermativo nella storia della Repubblica.

Approvato in via definitiva dalla Camera l’8 ottobre 2019, il testo di legge prevede il taglio del 36,5% dei componenti di entrambi i rami del Parlamento: da 630 a 400 i seggi alla Camera, e da 315 a 200 i seggi elettivi al Senato.

Originariamente previsto per il 29 marzo 2020, il referendum è stato rinviato al 20 e 21 settembre a causa della pandemia di Covid-19.

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