Nitrato d’ammonio: cent’anni di incidenti

Ne parlano tutti.
Dopo le esplosioni nel porto di Beirut, il nitrato d’ammonio è diventato uno dei fertilizzanti più popolari.

Tra i maggiori prodotti dell’industria chimica mondiale per volume di produzione, questo concime è innocuo finché non entra in contatto con altre sostanze. In particolare carburanti.
Mischiato col gasolio, ad esempio, è l’elemento base dell’ANFO – Ammonium Nitrate Fuel Oil -, un esplosivo che in USA è utilizzato nell’80% delle esplosioni controllate in edilizia nonché nel settore minerario del carbone.

Una bomba a basso costo che esplode con una potenza formidabile.
Il nitrato d’ammonio, infatti, non dà origine a una deflagrazione bensì a una detonazione. E questo significa che il fronte di fiamma si propaga a velocità supersonica.
Facilmente reperibile dal ferramenta, il nitrato d’ammonio agricolo è l’ordigno ideale per i gruppi terroristici che lo hanno sostituito all’esplosivo al plastico, più costoso e certamente non disponibile sul mercato civile.

Cent’anni di incidenti

Ma il nitrato d’ammonio riesce a fare danni anche senza l’aiuto dei terroristi. E la strage di Beirut è solo l’ultimo degli incidenti che lo hanno coinvolto. Dall’inizio del ‘900, in effetti, la sua decomposizione esplosiva ha fatto migliaia di vittime.

Faversham, UK 1916

115  morti, compresi tutti i vigili del fuoco della cittadina.
È questo il bilancio dell’esplosione alla Faversham explosives industry, nel Kent, che ha lasciato un cratere largo 45 metri e profondo 6.
L’innesco, partito da alcuni sacchi vuoti di TNT che si sono incendiati fuori dal magazzino della fabbrica, ha investito 15 tonnellate di TNT e 150 tonnellate di nitrato d’ammonio stoccate all’interno locale.
Si era in tempo di guerra e la produzione andava avanti giorno e notte, e pare che i sacchi vuoti fossero stati lasciati appoggiati al muro in attesa di essere nuovamente riempiti, e questo nonostante la vicinanza con la centrale termica e nonostante la sera prima del disastro si fosse sviluppato un altro incendio subito spento.
Per motivi di sicurezza militare, non esistono fotografie della catastrofe.

Morgan, New Jersey 1918: il botto e la Spagnola

Anche in questo caso a provocare l’esplosione è stata la coppia TNT più nitrato d’ammonio.
Parliamo di 4.000 tonnellate stoccate in una fabbrica di munizioni, la T. A. Gillespie Company Shell, che nello scoppio ha raso al suolo 300 edifici nei dintorni.
Sconosciuto il numero delle vittime perché i registri del personale sono andati distrutti. Una stima per difetto riporta circa 100 morti e centinaia di feriti, più 62.000 sfollati. Costretti in alloggi di fortuna, migliaia tra gli evacuati di Morgan si sono poi ammalati di influenza Spagnola.

Oppau, Germania 1921

500 morti, 1.900 feriti e una città distrutta da un silo di fertilizzante.
Una miscela in realtà, prodotta dalle industrie BASF, che prevedeva una combinazione di nitrato d’ammonio e solfato d’ammonio in rapporto 50/50. Poiché il miscuglio aveva l’inconveniente di indurirsi durante lo stoccaggio, era pratica comune sgretolarne la massa con cariche esplosive.
Il giorno dello scoppio, quando la frantumazione non andò per il verso giusto, il deposito conteneva 4.500 tonnellate di miscela.

Texas City, Texas 1947

Il fumo fa male. E in questo caso fa un disastro.
Ad avviare l’incendio nella stiva della nave Grandcamp, caricata con 2.600 tonnellate di sacchi di nitrato d’ammonio, è stato probabilmente un mozzicone di sigaretta.
Particelle incandescenti, trasportate dal vento, hanno poi raggiunto la High Flyer, ancorata a 250 metri di distanza, dove erano stivate 1.000 tonnellate di zolfo e altre 960 tonnellate di nitrato d’ammonio. Anche questa nave si incendiò e più tardi saltò in aria, 15 ore dopo le esplosioni a bordo della Grandcamp.
I 3,8 chilotoni dello scoppio sparpagliarono tutt’intorno le 5.800 tonnellate di acciaio della nave.
I pompieri di Texas City intervenuti per spegnere gli incendi morirono tutti, tranne uno. In totale le vittime furono almeno 581, 178 delle quali non si riuscirono a identificare.

Tolosa, Francia 2001: la nube tossica

Una deflagrazione così potente come un terremoto al 3,4 della scala Richter e un boato da mandare nel panico i francesi che urlavano all’attentato. Lo scoppio al capannone n.221 della AZF di Tolosa, azienda del Gruppo Total, si verificò il 21 settembre 2001, solo dieci giorni dopo il crollo delle Torri Gemelle.
In questo caso, però, colpevole di 30 morti e 2.500 feriti è stato ancora il nitrato d’ammonio.
Nel sito industriale AZF se ne producevano di due tipi: quello per agricoltura e quello ad alta porosità destinato ad essere miscelato con il gasolio per produrre l’ANFO.
Dalle indagini è emerso che l’esplosione avvenne per una miscela sbagliata, probabilmente dovuta a una negligenza nello stivaggio dei prodotti chimici.
Risultato dello scoppio anche il rilascio in atmosfera di una nube tossica di ammoniaca gassosa.

West, Texas 2013

Un’altra fabbrica di fertilizzanti e un altro incendio. In Texas, alla West Fertilizer Co., la scintilla è partita da un magazzino in legno dove erano stoccate 30 tonnellate di nitrato d’ammonio, anche loro in contenitori di legno.
Nell’edificio pure una grossa quantità di sementi combustibili che molto probabilmente hanno contribuito a intensificare il fuoco. La detonazione è avvenuta soltanto 20 minuti dopo la prima notifica di incendio ai vigili del fuoco.
Anche in questo caso i dati sismici hanno confermato la violenza dello scoppio, questa volta pari a un terremoto di magnitudo 2.1.
I 2.800 abitanti della cittadina sono stati fatti evacuare nella notte a causa della nube tossica sprigionata dalla fabbrica. L’anidra ammonia, infatti, è una sostanza che a contatto con la pelle può provocare gravi bruciature.
14 le vittime e oltre 200 i feriti per un’esplosione che ha raso al suolo case, scuole e aziende nelle vicinanze.

Beirut, Libano 2020

Mentre scriviamo arrivano le ultime notizie da Beirut dove il numero ufficiale delle vittime causate dall’esplosione in porto è salito a 137. I nostri contatti in zona, tuttavia, ne stimano almeno il triplo.
Sono decine i dispersi, 300mila gli sfollati, e 5.000 i feriti.
A preoccupare le autorità libanesi anche gli ospedali, ormai quasi al collasso.
Ignote le cause del disastro: il premier, Hassan Diab, ha annunciato che darà il via a un’inchiesta su quelle 2.750 tonnellate di nitrato d’ammonio abbandonate negli hangar del porto dal 2013.

st

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