Antò… fa caldo

L’ondata di calore che ti aspetti

Riusciranno i nostri eroi a portare a termine una campagna elettorale senza lamentarsi troppo per le condizioni ambientali non esattamente favorevoli? Riusciranno ad incontrare gente – sudata e accaldata come loro – e stringere mani, raccogliere firme, tenere comizi, girare per gli studi televisivi sottoponendosi di buon grado, magari, alle luci di scena?

Riusciranno a imporsi di tenere la giacca, a non mostrare bicipiti e tatuaggi?

A indossare i pantaloni lunghi nelle manifestazioni ufficiali, anziché più pratici bermuda? Riusciranno a gestire tutto come meglio vorrebbero attraverso il web nel chiuso di una stanza con l’aria condizionata a manetta?

Perché come i comuni mortali che, purtroppo per loro, non praticano lo smart working al sicuro in casa, godendo del refrigerio dell’aria condizionata o in ufficio godendo degli stessi effetti, … “Antò… fa caldo. E caspita se fa caldo.

Lo hanno fatto notare i calciatori sino a qualche giorno fa impegnati a correre su e giù per il campo con temperature estive in rialzo e cooling break refrigerante. A correre così con quell’intensità si rischia la disidratazione con relativo danno economico per la società di calcio che per andare in campo li paga fior di quattrini. Coraggiosi e indomiti, insomma. Che rischiano il colpo di calore per fare al meglio il loro lavoro in condizioni ambientali tutt’altro che favorevoli.

Che fatica seguire Matteo

E dall’epoca del campionato di calcio alla politica, con tanto di perorazioni e lamentazioni a tema il passo non potrebbe essere più breve.

Qualche giorno fa il quarantaseienne parlamentare leghista Edoardo Rixi, precedentemente sottosegretario alle infrastrutture nel governo verdeoro, aveva ringraziato pubblicamente sul suo profilo i militanti che avevano passato la giornata ai gazebo per raccogliere le firme per mandare a casa il governo in carica nonostante la calura estiva. Poi gli è toccato seguire passo passo la discesa del suo leader Matteo Salvini in Liguria con i vari comizi e persino per una visita ad un’azienda ligure che produce basilico. Infine dopo qualche peregrinazione in qualche studio televisivo mettere mano alla lista e ai nomi dei candidati. Fatica da non sottovalutare. Che un po’ traspare da uno degli ultimi post comparsi sul suo profilo social: “ Con la visita del nostro leader Matteo Salvini in Liguria la campagna elettorale della Lega è partita: vicino alla gente, come sempre, ai gazebo, nelle piazze, tra i commercianti, piccoli imprenditori, agricoltori, pescatori, artigiani, forze dell’ordine abbandonati dal governo degli sbarchi. Con il segretario Salvini abbiamo definito criteri e strategie per le liste dei candidati, che presenteremo ufficialmente nelle prossime settimane su tutte le province, compreso il Tigullio. Abbiamo individuato i capilista per le province: il capogruppo uscente in consiglio regionale Franco Senarega a Genova, il presidente del consiglio uscente Alessandro Piana a Imperia, l’assessore uscente all’Agricoltura Stefano Mei a Savona e Gianmarco Medusei alla Spezia, assessore comunale del Comune capoluogo”.

Poi continua per concludere: “Sarà una campagna elettorale anomala, difficile perché affrontata in piena estate, a quaranta gradi, come mai successo nella storia della Repubblica, ma tutti i nostri candidati sono determinati a correre per portare la Lega a primo partito della Liguria. L’obiettivo è continuare il lavoro fatto per i liguri dalla Lega al governo della Regione e dare un messaggio forte e chiaro di sfratto al governo abusivo di Roma”.

E, insomma, se anche un cultore della montagna e camminatore come Edoardo Rixi, uno che si è abbeverato alla sacra ampolla colma delle acque del Po, inizia a denunciare qualche sintomo di fatica per questa campagna elettorale “anomala, difficile perché affrontata in piena estate, a quaranta gradi, come mai successo nella storia della Repubblica”, qualche possibile sintomo di affaticamento deve essere già in circolo.

“Un moto di rabbia”

Annota il mio amico social Paolo Vanni: “Leggendo le parole dell’On. Rixi che definisce la campagna elettorale faticosa e anomala per i 40 gradi ho avuto un moto di rabbia”. Con commento istantaneo sul suo profilo. Massimo Lagomarsino: “Evidentemente non è al corrente che a 40 gradi ci sono persone che lavorano per mille euro al mese”.

“Antò… fa caldo”, esclamava una provocante e boccheggiante Luisa Ranieri nello spot della Nestea che è stato un tormentone dell’estate del 2002.

E fa veramente caldo, sui social si dibatte come tanti esperti meteorologi, su temperatura, temperatura percepita, tasso di umidità, segnalando perfino qualche gradito refolo di vento che passa e va, o relazionandosi sul ventilatore o sul tecnico dell’aria condizionata da interpellare per guasti improvvisi dell’impianto di casa o dell’ufficio. Con tanto di danze della pioggia invocando le raffiche del maestrale. È normale, dunque, che chi per puro spirito di servizio sta lavorando per dare una nuova dirigenza politico-amministrativa alla nostra Regione, almeno un po’ finisca per lamentarsi.

Insomma, è estate, siamo in pieno agosto e per questa campagna elettorale anomala e difficile, sbalestrata dal Covid-19, ci tocca proprio di lavorare.

Che poi, come diceva Luigi Barzini junior: “Fare il giornalista è sempre meglio che lavorare”.

Jessica mi ha detto: “Sarà un inferno”

Ma questa del caldo, della fatica e dell’impegno, dello stress da candidite non è mica solo una prerogativa leghista nella compagine del centrodestra di Toti. Dai, è tutto perfettamente bipartisan.
Sulla barricata opposta ti tocca di leggere: “NON UN “UOMO SOLO”, MA UNA SQUADRA. NON UN POTENTATO, MA UNA TERRA DA ESPLORARE. NON TIFOSI ELETTORI, MA PERSONE DA INCONTRARE
#FerruccioSansa sta girando in lungo e in largo la Liguria, ma non è solo. Ha una squadra, persone, di tutte le età ed esperienze.
È orgoglioso e grato di avere il privilegio di parlare e ascoltare, di dialogare ovunque coi Liguri che lo vogliono incontrare. Con Persone a cui raccontare il nostro Programma per la #LiguriaCheVogliamo, e con cui confrontarsi sui problemi e sulle potenzialità.
È tutta una questione di approccio e finalità. Per Ferruccio Sansa Presidente”.

Già, orgoglioso e grato, ma almeno un po’ si lamenta anche lui. Il mugugno, del resto non è caratteristica insita nel carattere del genovese?

Così: “DIARIO DI BORDO / 5 AGOSTO

“Ferruccio, devi sapere che questo sarà uno dei periodi più faticosi e terribili della tua vita. Un vero inferno”, mi ha detto Jessica sorridendo. Lei è così, riesce ad accompagnare i discorsi seri, le critiche e gli avvertimenti con un sorriso. Del resto ne sa qualcosa, visto che ha seguito le campagne di Barack Obama. Non riesco a darle del tutto torto, certe sere si arriva a casa che si fa fatica a mettere insieme una frase, vedi le parole che ti fluttuano davanti ma stenti a metterle in ordine. E c’è qualcosa di spietato nelle elezioni: sono in fondo un voto, un giudizio su tutto te stesso. Su quello che dici e che credi. Su come parli e ti muovi. Vale per ogni candidato, non serve essere Obama. Eppure no… non è vero del tutto, non è terribile. Sento che questi quarantacinque giorni di passione li rimpiangerò. Quando mi ricapiterà di poter girare la Liguria con la scusa per poter parlare con tutti, per ascoltare e guardare?  Sento che è un onore e un privilegio essere stato scelto, e non mi ricapiterà comunque più. È una fortuna poter dire quello che penso e di essere ascoltato.
E vedo questa squadra che giorno dopo giorno si sta componendo intorno a un’idea. C’è un legame diverso da tutti gli altri che si instaura in queste occasioni. C’è la sensazione che a tenerci insieme è qualcosa che va oltre noi; che ci fa divertire, litigare, sperare e temere. È un legame astratto ma anche terribilmente concreto: il desiderio di cambiare la Liguria. Ma anche noi stessi.
Stasera credo che possiamo vincere, ma in fondo non è questo il punto. Vale comunque la pena”.

Jessica come Luisa

Già, vale comunque la pena. Come vale la pena di raccontare l’aneddoto di cui mi mise a parte il compianto Giancarlo Mori, già presidente della Regione poi sconfitto da Sandro Biasotti, durante un viaggio in treno Genova-Roma. Mi spiegò che il pluriministro Paolo Emilio Taviani era abituato a far la campagna elettorale a dorso di mulo per raggiungere i paesini più isolati della val Cichero dove aveva fatto il partigiano. Ma si sa intempi cambiano, insieme alle generazioni.

Comunque giornalisticamente perfetta la narrazione di Ferruccio Sansa, con Jessica che sa tanto di Jessica Rabbit ma non lo è e non è nemmeno la Nicolini che è rimasta in forza alla corazzata di Toti. Jessica è Jessica Shearer, esperta di comunicazione e fondatrice di Social Changes, organizzazione che ha l’obbiettivo di supportare le esperienze politiche progressiste nel mondo. Nel 2008 Shearer ha collaborato niente poco di meno che alla campagna di Barack Obama in alcuni stati e più recentemente ha lavorato nel team di Bernie Sanders, il candidato di sinistra alle primarie democratiche americane, poi ritiratosi durante i caucus.

Brava quanto banalmente pronta a rinvigorire le vacillanti, residue forze del candidato. Con un sorriso sulla bocca si possono dire le cose peggiori, anche degne di un Lapalisse qualunque come: “Ferruccio, devi sapere che questo sarà uno dei periodi più faticosi e terribili della tua vita. Un vero inferno”. Grazie Jessica anche la Luisa Ranieri che è in tutti noi a questo punto sarà conscia di poter volare. Fra peripatetiche e lamentazioni: “Antò… fa caldo”.

Paolo De Totero

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