Furbi, furbetti, furbacchioni, astensionismo e meteore

Poirot indaga

In estrema sintesi…le porte sono chiuse, i buoi scappati. E Poirot, indefessamente indaga, o indagherà. E l’ennesimo scandalo italiano che arriva appena qualche ora dopo il rompete le righe impartito ai nostri parlamentari in attesa delle agognate ferie. Cinque i nostri rappresentanti coinvolti. E filtra subito almeno il partito di appartenenza: tre della Lega, un pentastellato, e uno di Italia Viva. A riprova che il fatto di iscriversi alla categoria dei “furbetti” è una questione trasversale e non ideologica. A proteggerli c’è comunque la privacy perché i cinque non avrebbero commesso nessuna irregolarità. È soltanto una questione di etica e di opportunità. Pero’ in vista c’è un ulteriore tempesta all’orizzonte per la credibilità dei nostri politici e della nostra politica. Tra i coinvolti ci sarebbero altri duemila  soggetti fra assessori regionali, consiglieri, sindaci e governatori.

L’occasione che fa l’uomo se non ladro, almeno avido, sarebbe stato il bonus Inps di 600 euro mensili, poi salito a mille euro, per chi ha una partita Iva. Bonus previsto dai decreti Cura Italia e Rilancio per sostenere il reddito degli autonomi. Ai cinque  non bastavano gli oltre 12.400 euro di stipendio netti guadagnati in quanto parlamentari, esclusi benefit e privilegi. Senza farsi troppi  scrupoli, hanno richiesto e incassato quei denari: per ottenerli, occorre soltanto inviare una domanda telematica. Tutti i possessori di partita Iva, liberi professionisti e Co.co.co oltre ad alcune categorie di autonomi, avevano diritto di accedere all’indennità.

Solo che poi ci si è messa di mezzo la Direzione centrale Antifrode, Anticorruzione e Trasparenza dell’ Inps che ha segnalato l’anomalia, dopo aver scoperto la “stranezza”, mettendo nel gruppone, buon peso, anche un noto conduttore televisivo.

Matteo Salvini

Salvini, senti chi parla

E la politica, già con un piede in vacanza, scossa dalla notizia dei “furbetti trasversali” ha dovuto in qualche modo dare ai cittadini increduli, o forse no, almeno un segnale. Con i leader dei partiti impegnati a fare a gare nel campionato delle esecrazioni. Naturalmente il primo a tuonare è stato Matteo Salvini minacciando la sospensione dei reprobi della partita Iva iscritti al suo partito e parlamentari per lo stesso. Lo stesso, per chi avesse la memoria corta,  della vicenda dei 49 milioni confiscati alla Lega, ma spariti, per i quali il partito ha ottenuto di poter pagare  con rate annuali da circa 600mila euro, per oltre 70 anni e senza interessi. Fa leva sulla presunta dignità dei diretti interessati il ministro alle politiche agricole Teresa Bellanova – come se la dignita’ fosse questione ancora in discussione – suggerendo ai cinque di dimettersi. Appena un po’ più morbido il presidente della Camera Roberto Fico: “Chiedano scusa e restituiscano quanto percepito”. Un passettino oltre Luigi Di Maio: “Escano allo scoperto, restituiscano il percepito e si dimettano”. Lapidario Nicolò Zingaretti: “Posso dire che è una vera vergogna?”. Autorevole Giorgia Meloni che mette in campo il giochino dell’hashtag “#Bonus Inps io no!” per arrivare tramite esclusione ai cinque reprobi. Strumentale Mariastella Gelmini capogruppo di Forza Italia alla Camera, che punta il dito anche contro il governo: «Potrebbe scrivere meglio le leggi per evitare simili storture». Licia Ronzulli vicepresidente di Forza Italia al Senato, che afferma: “Se confermato, questo sarebbe semplicemente uno scandalo. E’ inaccettabile che mentre le famiglie non sapevano come fare la spesa e molte attività chiudevano, qualcuno, con lo stipendio garantito, senza avere accusato perdite, abbia pensato di approfittarsi dell’emergenza Covid togliendo soldi a chi ne aveva realmente diritto e, soprattutto, bisogno. Ci aspettiamo un sussulto di dignità: i deputati di cui parla l’Inps chiedano scusa e, se li hanno presi, restituiscano immediatamente i soldi. Diversamente non si lamentino se i cittadini hanno sempre meno fiducia nella politica e si ingrossano le file dell’astensione e dei voti di protesta”. Insomma è il gioco delle tre tavolette. I partiti non coinvolti e non al governo attaccano di più perché c’è una questione etica ma anche una questione politica da cui cercare di trarre il massimo vantaggio. Una legge scritta male se i soliti furbetti hanno potuto in qualche modo insinuarsi. I bonus sono stati introdotti dai decreti Cura Italia e Rilancio per dare una mano a lavoratori autonomi e partite Iva a marzo e aprile, indipendentemente da quanto guadagnano o da un eventuale danno provocato dall’emergenza sanitaria. Inizialmente di 600 euro al mese, poi saliti a 1000. La richiesta andava fatta on line. Bastava il numero della partita Iva, il codice fiscale, la scelta della propria posizione professionale e fiscale. Nessuna mail di conferma, i soldi arrivavano direttamente nel conto corrente. E la procedura andava fatta solo a marzo. Ad aprile il bonus scattava in automatico. A maggio invece è stato introdotto un tetto: solo per chi poteva dimostrare di aver avuto un calo del fatturato. Così, tra marzo e aprile sono stati erogati quasi 6 miliardi di euro. Il mese dopo si è scesi a 934 milioni. Poi c’è stata la segnalazione  che è arrivata direttamente dalla direzione centrale Antifrode, Anticorruzione e Trasparenza dell’Inps, una struttura creata ad hoc dal presidente Pasquale Tridico con l’obiettivo di individuare i truffatori. In ogni caso anche se venissero chieste ufficialmente le identità dei cinque parlamentari, l’Inps non è tenuta a rivelarle. Sono prestazioni legittime e non c’è alcun motivo di richiesta istituzionale che comporti un obbligo di risposta. Comunque la si veda un “cul de sac” Oppure come osserverà qualcuno un “sac de cul” per i furbetti della porta accanto.

E quindi mentre Poirot indaga, aspettando autodenunce che molto probabilmente non verranno, sospensioni impossibili in mancanza di autodenunce e restituzioni improbabili, chiuse le porte della stalla e lasciati scappare i buoi. In attesa di altri duemila nomi eccellenti di nostri amministratori, che allo stesso modo non verranno, vedi sopra, l’unica conseguenza si riverbererà ancora sulla politica e sul voto. Il prossimo, in Liguria dove al numero altissimo di potenziali presidenti della Regione non sarà rapportabile il numero di votanti. Già le vicende sulle candidature hanno provocato un mare di scettici e non solo sui nomi dei candidati, ma anche sulle stesse coalizioni. Specchio delle questioni nazionali, ma non soltanto.

Aristide Massardo

Civici – Massardo verso la rottura

Problemi di tenuta, per esempio, in casa del professor Aristide Fausto Massardo alle prese con la lista dei candidati nelle province e soprattutto con le pretese di Italia Viva che ha messo il cappello sulla formazione del docente universitario candidato in opposizione a Ferruccio Sansa.

Dopo la candidatura di Anna Pettene che probabilmente avrà il ruolo di capolista con la benedizione di Raffaella Paita anche a Genova sono iniziati a circolare rumors di fibrillazioni internet ai supporter della prima ora di Massardo. Con qualche problema che affiora anche dal raggruppamento delle liste civiche. Alla Spezia, per esempio, siamo già agli stracci che volano. Lunghissimo il comunicato di Alleanza Civica: “Alleanza civica con rammarico prende atto che sono venute meno le condizioni politiche per dar vita ad un progetto civico che sia radicalmente innovativo in queste elezioni regionali”. Cancellato, insomma l’apporto al docente che corrisponderebbe a“Il naufragio della speranza”.  Con le ragioni di una alleanza che viene a decadere: “Era infatti nostro intendimento –portare alla ribalta della politica ligure nuove idee, nuove persone, non solo non condizionate da vecchie e stantie diatribe politico ideologiche, ma anche capaci, finalmente, di pensare e di agire in modo originale ed innovativo; lo scopo era quello di essere all’altezza delle sfide che un futuro complesso ma carico di opportunità ci presenta. Pensavamo cioè che Massardo fosse l’otre in cui mettere a fermentare il vino nuovo. Non è stato così. Hanno prevalso vecchie regole di posizionamento tra le forze che inizialmente avevano individuato in quel candidato il possibile portavoce ed esecutore del programma di rinnovamento. E Massardo non è stato in grado o non ha voluto imporre la svolta. Ha via via perso lo slancio e la caratterizzazione civica, ha perso l’appoggio dei cittadini, a partire dai suoi stessi primi sostenitori dell’associazione da lui promossa, fino a diventare il rappresentante dei soli tre partiti che alla fine sono rimasti a sostenerlo: da una Alleanza larga ad una cosetta ristretta, senza respiro e senza prospettive, se non quella di riuscire, forse, ad eleggere in Consiglio Regionale un ex consigliere di Genova che da dieci anni ricopre quel ruolo. Alla faccia del rinnovamento!”.

“Sansa, progetto velleitario”

Con le ragioni del distanziamento dal candidato presidente del centrosinistra Ferruccio Sansa: “Alleanza civica si era rifiutata di accettare ed avvallare la candidatura di Sansa, dietro il quale vedeva e vede un progetto politico incerto e poco concreto, velleitario; un cartello del no destinato a mettere nell’angolo le forze riformiste e tutto il centro sinistra per altri cinque anni. Ma proprio per questo non può nemmeno sostenere un aggregato politico troppo legato ad obsoleti schemi centristi sia per modo di pensare che di procedere. Prendiamo atto che Massardo ha scelto di appiattirsi sul vecchio modello facendosi di fatto il portavoce di quelle forze e di quei rappresentanti di una politica che gli elettori liguri del centrosinistra certo non rimpiangono. Noi non siamo né la forza politica dell’immobilismo, né tantomeno quella che promette di continuare come prima, considerando i cinque anni di Toti come una parentesi. Abbiamo sperato e creduto che Aristide Fausto Massardo, in qualità di professore universitario e tecnico di livello, diventasse l’alfiere di un rinnovamento che vuole coniugare natura e tecnologia, industria e lavoro, che vuole modellare una sanità pubblica lontana sia dai vecchi schemi statalisti, sia dalla privatizzazione sistematica sciagurata della destra. Il nostro progetto sarebbe stato ed è ancora in grado davvero di intimorire Toti ed il centro destra. Ma a quanto pare Massardo ha preferito dar ascolto a chi, immemore delle sconfitte subite, ha continuato ad agire per dividere, spinto più da interessi di bottega che dal bene dei cittadini”.

E il futuro indica chiaramente la possibilità dell’astensione: “Le liste civiche di AC-Liguria si riprendono quindi la propria autonomia astenendosi dal fornire indicazioni di voto alle prossime regionali. I nostri elettori sono donne e uomini con capacità e coscienza critiche e con autonomia di pensiero. Quanti non sono disposti a rassegnarsi al potere di un centrodestra che, approfittando dell’assenza di una vera alternativa, continuerà a governare male una Regione che avrebbe invece bisogno di nuovo slancio ed apertura politica e programmatica, troveranno sempre in alleanza Civica un punto di riferimento e di appoggio per risolvere i tanti problemi che affliggono la nostra comunità. Noi continueremo a proporci come un laboratorio politico al servizio dei cittadini, pronti all’ascolto, all’elaborazione, con flessibilità operativa ma con fermezza di principi”.

Insomma, sarà per un’altra volta.

Raffaella Paita

La Spezia da pacificare

A meno che Massardo non imponga nella riottosa La Spezia, dove si scontrano gli interessi di Raffaella Paita, il ministro Andrea Orlando e dell’ex presidente del portl ed ex sottosegretario alla difesa Gian Lorenzo Forcieri. Ci vorrebbe un mano sensibile per comporre la diatriba, peculiarità che, a quanto dicono i ben informati, non faccia parte dell’elenco dei pregi del docente.

Alessandro Terrile

Il rispetto che manca

Intanto un ultimo caso, non tanto politico, quanto di opportunità si è scatenato nella nostra città, dove la propaganda elettorale, l’affaticamento e il caldo iniziano a dare un po’ alla testa. O dove vecchi debiti di riconoscenza in qualche modo sono venuti al pettine.
A sollevare il caso è Alessandro Terrile, ex segretario provinciale del Pd e consigliere comunale: “IL RISPETTO CHE MANCA”.
Il comandante della polizia municipale di Genova a 40 giorni dalle elezioni regionali partecipa a iniziative elettorali della Lega. Ci sarebbe da domandarsi cosa ha fatto in questi tre anni il centrodestra per garantire la sicurezza a Cornigliano. Niente.
Ma il tema non è questo. Il tema è che la polizia municipale non può piegarsi a fare propaganda politica. Sembra banale ricordare che il ruolo istituzionale non dovrebbe confondersi con le attività di partito.
Ma evidentemente non lo è a Genova, nell’agosto 2020. Non era mai successo nella nostra città. La polizia municipale è di tutti i genovesi, indipendentemente dalle loro idee politiche. Chiederemo spiegazioni al comando della polizia municipale e alla segreteria generale del Comune”.

Etica, opportunità e opportunismi

Evidentemente al Comandante che parteciperà proprio stamane ai Giardini Melis ad una iniziativa per presentare la stazione mobile di Cornigliano sfugge qualche cosa dei principi istituzionali. Anche perché, come da manifesto, l’iniziativa “Lega” due eventi, oltre alla presentazione della stazione mobile per la quale si schiererà anche l’assessore Stefano Garassino, la campagna elettorale della Capogruppo leghista in Comune Lorella Fontana, candidata in Regione. E quindi comunque nulla a che vedere con la sicurezza. Forse si fossero scelti manifesti meno eclatanti la gaffe, o il problema si sarebbe potuto evitare.

Però, come si diceva all’inizio, ragioni di etica e opportunità. Che probabilmente ai nostri politici risultano per lo più sconosciute. Ma non sono i soli a giudicare dallo stuolo di politici, ma anche no intenti a farsi i selfie sul ponte. Come dire che le stelle cadenti sono sempre di estrema attualità e ormai non si celebrano solo il 10 agosto.

Paolo De Totero

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