L’orgoglio di Lucano: “Ho fatto i documenti a un bambino malato di 4 mesi. È un reato che rifarei”

Riace (RC) – Siamo tornati a Riace, non quella di Mimmo Lucano ma quella di Antonio Trifoli, il sindaco eletto ma ineleggibile, che per prima cosa ha cambiato i cartelli.
Al posto di “Riace città dell’accoglienza” ora campeggia “Riace città di Cosma e Damiano”.

Che per carità, i due santi sono ben radicati nelle tradizioni di quel territorio ma forse Trifoli, quando nelle sue priorità c’era la sostituzione dei cartelli, ignorava che questi santi taumaturgici sono venerati dagli zingari come loro protettori e patroni. Mannaggia a questa superficialità di pensiero che contrappone al concetto di accoglienza due santi protettori di zingari.
Chissà come la pensano gli altri leghisti…

Del responsabile della sezione della Lega di Riace, il lombardo Claudio Falchi eletto con Trifoli, nessun avvistamento. Peccato, gli avremmo chiesto volentieri qualche informazione sulla sua condanna a due anni per bancarotta fraudolenta.

Non sono in vista neppure i soldi promessi da Salvini, ma d’altronde dopo aver battuto Lucano, il leader padano si ritirò al Papeete a festeggiare.

L’ultima volta che abbiamo incontrato Lucano aveva appena perso le amministrative, seconda tegola sul suo progetto umanitario dopo l’intervento della magistratura per presunte irregolarità nella gestione del Comune. Per lui sono stati tempi difficili, in parte ai domiciliari, in parte in solitudine. Perchè finché vinci e sei “famoso” hai in giro un sacco di gente. Quando la popolarità scende, rimangono solo gli amici veri. A volte le sventure portano con sé anche cose buone.

Poche persone nel paese, ma il  bar del nostro amico dove andiamo sempre a bere il latte di mandorla è aperto e quando gli chiediamo come vanno gli affari ci risponde con uno sguardo che è tutto un programma. Il turismo è precipitato, certo per colpa del Covid, ma soprattutto perché Riace è di nuovo un paese svuotato. I negozietti etnici hanno chiuso, il laboratorio dove si poteva comprare il cioccolato anche.

Passeggiamo per le stradine di Riace, oggi maltenute e sporche.
Mimmo Lucano lo incontriamo che chiacchiera nella piazza del Villaggio Globale e dopo il proverbiale “no ragazzi, non faccio interviste, abbiate pazienza, non me la sento”, accetta di dirci qualcosa. Ci parla ancora di Becky Moses, bruciata viva nella tendopoli di San Ferdinando, ma questa volta punta il dito e denuncia le responsabilità. Ci parla del nazismo e della pericolosità “di queste due parole: prima gli italiani. Vi ricordate cosa diceva Hitler? Prima la razza ariana”.

È un fiume in piena Mimmo Lucano che non si lascia sfuggire l’occasione di attaccare l’ultimo decreto di regolarizzazione dei braccianti, “è un atteggiamento vile perché noi vogliamo le braccia e non ci interessano gli esseri umani che si spaccano la schiena”, e poi sulla sua vicenda giudiziaria commenta: “Dalla fine del processo mi aspetto chiarezza”. Anche noi, visto che non più tardi di luglio il Tribunale del riesame di Reggio Calabria ha stabilito che il quadro giudiziario nei suoi confronti era inconsistente.

È una lunga intervista che si apre sul mondo che un uomo di un piccolo paese della Calabria ha sognato.
Un mondo innocuo, fatto di solidarietà e umanità che solo lui sa raccontare.

fp

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