Bielorussia, Lukashenko apre a nuove elezioni ma l’opposizione non si fida: “26 anni di promesse non mantenute”

La sesta rielezione del leader bielorusso Alexander Lukashenko, in carica ormai da 26 anni, ha scatenato rivolte e proteste anche per il sospetto di brogli elettorali alle consultazioni del 9 agosto e dopo che, alla vigilia del voto, ha fatto arrestare Maria Moroz, capo della campagna elettorale della sua sfidante, Svetlana Tikhanovskaya.

Accusato di aver gestito in maniera catastrofica la pandemia di Covid-19, per azzerare dissenso il 12 agosto il presidente ha anche spento internet.

Ma la mossa del blocco digitale, immediata perché la società di telecomunicazioni del Paese, Rue Beltelecom, è sotto il controllo governativo, non ha fermato gli scontri di piazza. E ieri il presidente del Consiglio europeo Charles Michel ha convocato per mercoledì un Vertice UE straordinario sulla crisi bielorussa.

Tutto questo mentre Lukashenko, incontrando i lavoratori alla fabbrica di trattori di Minsk, ha detto che l’idea di proclamare nuove elezioni è “fuori questione”.
Secondo le notizie di oggi, però, con l’economia del Paese messa in ginocchio dagli scioperi, il presidente sembra smentirsi da solo e apre a nuove elezioni dopo la riforma della Costituzione.

Ma non si fida delle sue promesse l’opposizione bielorussa.
L’addetto stampa del banchiere Viktor Babariko, l’avversario più popolare di Lukashenko, ha denunciato che “negli ultimi 26 anni abbiamo sentito vari tipi di promesse da parte di Lukashenko ma purtroppo sono solo parole, sono vuote, non sono mai state mantenute. Per noi questa promessa, come per altri, è solo un trucco e un tentativo di rimanere al potere ad ogni costo”.

Mentre Svetlana Tikhanovskaya, la  casalinga 37enne ribattezzata “la candidata della speranza”, si è detta pronta a guidare il Paese: “Sono pronta ad assumermi le mie responsabilità e ad agire da leader nazionale”, ha dichiarato in un video l’aspirante presidente che si è rifugiata in Lituania.

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