Coronavirus: Gaza è in lockdown

Due milioni di persone chiuse in casa, con la corrente elettrica concessa solo per tre ore al giorno

Gaza Strip – La Striscia di Gaza, con i suoi due milioni di abitanti, è in lockdown dalla notte scorsa.
Per 
mesi la piccola enclave palestinese, diversamente dagli Stati vicini, era stata risparmiata dalla pandemia grazie anche alla ferrea chiusura dei confini mantenuta da Hamas. Diversi casi erano stati registrati ai punti di valico, e subito intercettati.

Ieri però il virus è comparso a sorpresa nell’affollato campo profughi di al-Maghazi, nel centro della Striscia, su cui è stato immediatamente imposto il coprifuoco anche se la situazione è apparsa critica da subito.
Dei quattro malati, infatti, uno è un tassista e un altro gestisce un emporio. Entrambi, nell’ultima settimana, hanno avuto numerosi contatti.
Per evitare che la situazione sfuggisse di mano, nella serata di ieri le autorità hanno proclamato il lockdown generale e la polizia ha sospinto verso casa tutta la gente che si attardava per strada per compiere acquisti in extremis.

Oggi le strade sono pressoché deserte. Gli abitanti sono autorizzati a circolare solo vicino alle proprie case per fornirsi di alimentari, ma ormai gli scaffali dei pochi esercizi aperti sono vuoti. 
Negli appartamenti, dove vivono famiglie numerose, c’è molta preoccupazione: l‘erogazione della corrente elettrica è scesa a tre ore al giorno perché – dopo due settimane di incidenti fra Hamas e Israele – il valico commerciale di Kerem Shalom è stato chiuso e le scorte di combustibile della centrale elettrica si sono esaurite. In molte case, dove si usano i generatori per riempire i serbatoi sul tetto, la mancanza di corrente può significare anche restare senz’acqua.

Per chi ha figli piccoli, la situazione è ancora più pesante.
Per il coronavirus le scuole erano state chiuse a marzo e riaperte all’inizio di agosto. Adesso sono state di nuovo chiuse e, se la pandemia si dovesse diffondere, saranno requisite per ospitare le persone in quarantena. Fra gli ospedali di Gaza, solo l’al-Quds ha allestito un reparto per i malati di Covid.

Malgrado gli appelli alla disciplina, oggi migliaia di persone si sono comunque affollate nel rione Sajaya di Gaza per i funerali di quattro miliziani della Jihad islamica morti ieri in un’esplosione.

Sempre oggi, malgrado il lockdown, altri palestinesi si sono spinti al confine con Israele per lanciare palloni incendiari che hanno provocato una trentina di roghi.
In questo contesto di massima tensione – sia per il coronavirus sia per il timore di un nuovo conflitto fra Hamas e Israele – si attende in nottata l’arrivo di Mohammad al-Amadi, l’ambasciatore del Qatar che in passato ha portato a Gaza ingenti aiuti economici. Secondo alcuni media locali, gli aiuti mensili cresceranno adesso da 25 a 40 milioni di dollari al mese. Si tratta di una boccata di ossigeno di cui la popolazione di Gaza, di questi tempi, ha disperato bisogno.

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