Reggio Calabria come Las Vegas: sequestro da 9 milioni di euro al gruppo Sapone, erede del “re dei videopoker”

Agli indagati è contestato il concorso esterno in associazione mafiosa: sarebbero contigui al clan Labate

Reggio Calabria – Beni mobili e immobili per quasi 9 milioni di euro. È questa l’entità del sequestro della Guardia di Finanza di Reggio Calabria scattato all’alba di stamattina contro il Gruppo Sapone, una realtà imprenditoriale che avrebbe beneficiato dell’eredità del “re dei videopoker”, Gioacchino Campolo, rimpiazzandolo nei suoi giri quando nel 2009 era finito in guai giudiziari.

Un subentro milionario, con il business delle slot che aveva un giro d’affari lungo fino Milano e che ha permesso al Gruppo di fare il salto imprenditoriale anche grazie alle “sponsorizzazioni” assicurate dal clan Labate, conosciuto come la cosca dei “Ti mangio” per lo strapotere che esercita sui quartieri di Reggio.
E la vicinanza degli indagati ad ambienti criminali di questo calibro è stata confermata, oltre che dalle attività investigative, anche dalle dichiarazioni di diversi collaboratori di giustizia di spessore rilevante come Mario Gennaro, Stefano Tito Liuzzo ed Enrico De Rosa, ritenuti solidi dagli inquirenti.

Le accuse

Per Antonio Sapone, Maria Ripepi e Vincenzo Sapone l’accusa è di concorso esterno in associazione mafiosa.
Ma, scrivono gli investigatori, sono indagati anche per “plurime condotte di intimidazione di matrice mafiosa, e plurime condotte integranti delitti contro la pubblica amministrazione”.

L’ispettore corrotto

Un business criminale quello della famiglia Sapone che è cresciuto a dismisura anche grazie al concorso di pubblici ufficiali infedeli che agevolavano l’acquisizione di licenze e autorizzazioni illecite.

E nell’inchiesta c’è anche un episodio di corruzione di un ispettore della Polizia di Stato in servizio alla questura di Reggio Calabria. Il fatto risale al 2012 e l’ispettore è ormai in pensione. Stando però a due informative del marzo 2019 e del gennaio 2020, redatte dalla Guardia di finanza e trasmesse in Procura dal maggiore Giovanni Andriani e dal capitano Flavia Ndriollari, “in cambio dell’assunzione del figlio, il pubblico ufficiale interveniva per fare ottenere a Vincenzo Sapone le autorizzazioni necessarie alle sale giochi e scommesse di viale Calabria e via Camagna”.

Il sequestro

Su richiesta del procuratore Giovanni Bombardieri e del sostituto della DDA Stefano Musolino, la presidente della sezione Misure di prevenzione del Tribunale di Reggio Calabria Ornella Pastore ha emesso un decreto di sequestro contro il Gruppo.
Sono finiti sotto i sigilli della Finanza sei fabbricati e due terreni sparsi tra Reggio Calabria e Milano, e 4 società che il PM considera “imprese mafiose”: due con sede a Reggio Calabria (Vieffe Srl e Vienne Srl)  e due a Milano (Savini Group Srl e Savini Slot Srl), con i relativi patrimoni.
E si parla di cifre enormi: oltre 8,8 milioni di euro accumulati in 15 anni e numerose sedi dislocate nelle province di Milano, Torino, Vercelli, Bergamo e Monza-Brianza, oltre che nella provincia di Reggio Calabria.

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