Coronavirus, numeri in preoccupante ascesa. Cartabellotta: “Mettere un freno ai cattivi maestri che attentano alla salute pubblica”

Arriva un segnale di allerta rossa dai numeri del rapporto settimanale della Fondazione GIMBE.
Dati alla mano, risulta che dal 21 luglio al 1 settembre i nuovi casi settimanali sono balzati da 1.408 a 9.015, e i pazienti ospedalizzati sono quasi raddoppiati.

Un incremento confermato anche dai nuovi casi positivi dell’ultima settimana (26 agosto-1 settembre): rispetto alla precedente sono aumentati del 37,9% passando da 6.538 a 9.015, con un rapporto positivi/casi testati che passa dallo 0,8% al 2,3%.
In aumento anche i pazienti ricoverati con sintomi (1.380 vs 1.058) e quelli in terapia intensiva (107 vs 66). Lieve incremento dei decessi (46 vs 40).

Impennata ospedalizzati e terapie intensive

“Nell’ultima settimana – afferma Nino Cartabellotta, Presidente della Fondazione GIMBE – continua l’ascesa del numero di nuovi casi e delle persone attualmente positive, conseguente sia all’incremento dei casi testati, sia al costante aumento del rapporto positivi/casi testati. Inoltre, si consolida il trend in aumento delle ospedalizzazioni con sintomi e si impenna quello dei pazienti in terapia intensiva. Si tratta di segnali che vanno tutti nella direzione di una ripresa dell’epidemia nel nostro Paese, sia in termini epidemiologici che di manifestazioni cliniche, proprio alla vigilia del momento cruciale della riapertura delle scuole”.

Nel quadro di una circolazione endemica del virus l’aumento progressivo dei focolai provoca una crescita esponenziale dei nuovi casi, prevalentemente autoctoni, in parte da rientro di vacanzieri e, in misura nettamente minore, di importazione da stranieri. Infatti, da 1.408 nuovi casi riportati nella settimana 15-21 luglio (l’ultima settimana in cui il rapporto positivi casi testati è stato pari a 0,8% prima di cominciare a salire), siamo passati ai 9.015 nuovi casi di quella 26 agosto-1 settembre, con un incremento del rapporto positivi/casi testati che è schizzato dallo 0,8% al 2,3%.

“Secondo le ben note dinamiche dell’epidemia, l’impennata della curva dei contagi – precisa Cartabellotta – si riflette in maniera sempre più evidente sull’aumento dei pazienti ospedalizzati”.
Infatti, rispetto al periodo 15-21 luglio, dal 21 luglio al 1 settembre i ricoverati con sintomi sono aumentati da 732 a 1.380 e le terapie intensive da 49 a 107.

La metà dei casi positivi si registrano tra Lombardia, Lazio ed Emilia-Romagna

Come è accaduto fin dall’inizio della pandemia, si confermano delle ampie variabilità regionali.
I nuovi casi della settimana dal 26 agosto al 1 settembre sono stati 2.588 in totale, con un range che varia dai 700 della Lombardia ai 2 del Molise. 3 Regioni hanno fatto registrare un live decremento, pari a -111.

Dei 26.754 casi attivi al 1 settembre, il 50,2% si concentra in tre Regioni: Lombardia (7.082), Lazio (3.285), Emilia-Romagna (3.061). Un ulteriore 41,9% si distribuisce tra Veneto (2.460), Campania (2.292), Toscana (1.581), Piemonte (1.464), Sicilia (1.152), Puglia (860), Sardegna (837), e Liguria (560).
I rimanenti 2.120 casi (7,9%) si collocano nelle restanti 8 Regioni e 2 Province autonome con un range che varia dai 30 della Valle d’Aosta ai 406 dell’Abruzzo.

Basta con i cattivi maestri

Fortunatamente i numeri non sono così elevati da provocare un sovraccarico nel sistema sanitario ma “il trend in costante aumento insieme all’incremento dei contagi invitano a mantenere la guardia molto alta nelle prossime settimane”, tiene a puntualizzare Cartabellotta che poi punta il dito contro i cattivi maestri: “Non possono essere più tollerati comportamenti individuali irresponsabili, esempi scellerati di cattivi maestri, né tantomeno correnti antiscientiste e manifestazioni di piazza che, sotto il falso scudo della libertà, mettono a repentaglio la salute della popolazione”.

Cartabellotta conclude con un “richiamo alle istituzioni affinché vigilino e sanzionino ogni forma di “attentato” alla salute pubblica”, e in vista dell’arrivo dell’autunno fa presente alle autorità sanitarie la necessità “di potenziare ulteriormente l’attività di testing, sorveglianza e comunicazione pubblica, oltre che accelerare la messa a punto di un piano adeguato per gestire la difficile convivenza tra Coronavirus e influenza stagionale”.

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