Criminalpol, scambio di detenuti tra Italia e Romania

Scambio di detenuti tra tra le forze di polizia italiana e romena

Roma – Con un volo charter Roma-Bucarest partito ieri mattina all’alba da Fiumicino, sono stati consegnati alle autorità romene 11 uomini e due donne, già detenuti in Italia, con curriculum criminali che annoverano furti, rapine, sfruttamento della prostituzione e violenze sessuali, e che sconteranno il resto delle loro pene detentive nelle carceri rumene.

Bucarest – Milano

Tratta inversa, Bucarest-Milano Malpensa, invece, per altrettanti ex latitanti, 10 uomini e 3 donne, ricercati dalla giustizia italiana, arrestati in Romania dove si erano rifugiati nel tentativo di sfuggire ai mandati d’arresto europei emessi da nove Procure nazionali (Brescia,  Genova, Modena, Padova, Pistoia, Reggio Calabria, Spoleto, Torino e Trento), anch’essi con profili criminali di tutto rispetto che riguardano i reati contro il patrimonio e la violenza sessuale, l’istigazione e il favoreggiamento della prostituzione, la riduzione in schiavitù, i maltrattamenti, le truffe informatiche e il riciclaggio.
Questo scambio ha visto concretizzarsi la collaborazione tra Servizio per la Cooperazione Internazionale di Polizia (SCIP) della Direzione Centrale della Polizia Criminale, guidata dal Prefetto Vittorio Rizzi, e le rispettive forze di polizia romene.

Procura di Genova: chi sono i latitanti rientrati nel capoluogo

Per quanto riguarda Genova, i detenuti sono: Florin UNGUREANU, 52 anni, Daniela UNGUREANU, 49 anni, Ion ISPAS, 37 anni, e Iuliana Estera GREC, 25 anni, tutti e quattro rumeni, sono stati colpiti da un’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal G.I.P. presso il Tribunale di Genova, per associazione per delinquere finalizzata al compimento di truffe informatiche e riciclaggio.  I quattro facevano parte di una più ampia rete di truffatori composta da una dozzina di soggetti, tra cui un criminale di spicco già appartenente al famigerato clan dei Casalesi. I criminali effettuavano  finte vendite di prodotti su falsi siti di e-commerce, con un giro d’affari di circa venti milioni di euro l’anno. I proventi delle truffe venivano reinvestiti nel mercato immobiliare.

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