M’inginocchio da te

 

Un’autorete alla Niccolai

Nel linguaggio semplicistico del tifo lo avrebbero definito uno svarione, anzi un autogol. Un classico per Comunardo Niccolai, difensore del Cagliari di Scopigno, il re delle autoreti.

In quello più appropriato del giornalismo d’antan una bufala e in quello più moderno dei social una fake news. Che poi, attenzione, il fatto di cui si parla e si è parlato, è accaduto veramente e con tanto di immagine acclusa, solo che poi quella che è risultata essere falsata è stata la cosiddetta narrazione. Così la foto di alcuni bambini di una classe di una scuola elementare genovese, inginocchiati davanti ad una sedia su cui avevano disposto il foglio e i colori per disegnare, ha finito per diventare un potente atto d’accusa nei confronti del ministro Lucia Azzolina, di presidi, personale della scuola, insegnanti.

Dicevo, questioni di narrazioni lasciate in pasto, sui social, a chiunque. A chiunque abbia voglia di commentare e magari non di approfondire a sufficienza. Talchè qualcuno avrebbe potuto inventarsi che durante l’ora di religione i bambini inginocchiati hanno levato la loro preghiera a Maria, ringraziandola per questo inizio di anno scolastico, e probabilmente nessuno avrebbe avuto nulla da ridire di fronte a una qualunque manifestazione di fede.

Alla cubana non è una posizione erotica

Epperò è bastata l’immagine dell’insegnante, ingenua, postata su una qualunque chat di classe, finita, per qualche raro mistero del mondo social, che solo Maria conosce, nelle mani impure di un peccatore che ha voluto vederci un qualche imbarazzante imbarazzo della serie infinita: scuole aperte o scuole chiuse, banchi nuovi o banchi vecchi, rotelle, senza rotelle, financo il tormentone della disposizione “alla cubana” – che giuro, non è una posizione rivoluzionaria del Kamasutra – ma più semplicemente una disposizione degli alunni da ascriverei fondamentalmente alla regola “io uso il cervello e mi aggiusto con quello che ho”. E tutto è finito, come si suol dire, in politica. Che non era altro che il modo meno imbarazzante di definire una situazione di un mio amico che amava molto il generale Cambronne. In politica e per giunta nel bel mezzo del periodo elettorale.

E come la notizia che viaggia veloce di bocca in bocca la foto è finita sul profilo pubblico del nostro presidente della giunta regionale Giovanni Toti, che non vedeva l’ora di cogliere l’occasione per mettere nel mirino il ministro Lucia Azzolina e il Governo per questo tormentato inizio di scuola. Ben sapendo, peraltro che questo inizio di stagione scolastica è frutto, da una parte e dall’ altra di un freddo calcolo elettorale. Perchè all’elettore appena uscito dal lockdown, fra una votazione per il referendum e una per i rappresentanti regionali, almeno un briciolo di sicurezza e ottimismo verso il futuro occorre darlo. Perciò, come se nulla fosse e se tutto fosse regolare, riapertura il 14 settembre. Lezioni sospese, il lunedì successivo, poi sanificazione e pronta riapertura il 24. Qualcuno aveva anche suggerito di ricominciare una decina di giorni dopo. Ma apriti cielo. E via con trattati sulla mancanza di socializzazione dei bambini durante il periodo di istruzione a distanza. Anche se in mezzo ci sono state le vacanze con lockdown assolutamente più blando. Epperò le attività scolastiche sono le attività scolastiche, anche se poi scopri pure che al di là della didattica magari alle famiglie importa della scuola soprattutto come contenitore di parcheggio. Cosa comprensibile visto che ormai in quasi tutte le famiglie madre e padre sono costretti a lavorare per mantenere il nucleo familiare. Solo che ogni tanto le cose sarebbe bene trattarle per quello che sono.

L’affondo di Toti

Comunque finisce che la foto arriva nelle mani di Giovanni Toti o dei suoi comunicatori che “affondano”:  “Cara Azzolina, questi sono gli alunni di una classe genovese, che scrivono in ginocchio perché non hanno i banchi che avevate promesso. E non sarebbero gli unici purtroppo! I nostri bambini, le maestre e le famiglie non meritano questo trattamento, soprattutto dopo i sacrifici fatti in questi mesi in cui era anche un dovere morale lavorare per evitare tutto questo. Io lo trovo inaccettabile e sto già scrivendo una lettera alla Direzione scolastica per intervenire immediatamente. Un’immagine come questa non è degna di un Paese civile come l’Italia”.

Solo che i comunicatori alle dipendenze di Toti evidentemente non fanno i giornalisti, e se lo sono stati hanno ben presto dimenticato le regole della professione che imporrebbe di verificare la notizia e la sua fonte, specie se la fonte non è istituzionale. E forse anche il Governatore, già giornalista di rango e marito di un giornalista di rango ha dimenticato le regole della professione.

La rabbia dei genitori

Fatto sta che la polpetta si rivela avvelenata, al di là della questione dell’arrivo dei banchi in ritardo. Cosa assolutamente nota sia al personale della scuola che ai genitori della elementare di Castelletto. Tanto che di fronte all’ipotesi di un inizio ritardato erano stati gli stessi genitori a indignarsi e a chiedere che fosse rispettata, nonostante la mancanza dei nuovi banchi, la data d’inizio. In fondo si sarebbe trattato di un paio d’ore e i bambini avrebbero potuto tranquillamente partecipare alle lezioni seduti. Poi c’è stato il momento del disegno e dell’inginocchiamento, magari scelto dai bimbi per poter disegnare meglio. E quella foto scattata dall’insegnante come elemento di rassicurazione e legittima soddisfazione anche per  i genitori, Come voler dire… “tranquilli, nonostante tutti i problemi ce l’abbiamo fatta. A volte basta un po’ di impegno da parte di tutti”. Io aggiungerei, non ci sono solo i bambini cubani, anche noi siamo bravi ad aggiustarci, poeti,navigatori e santi.

Questione di narrazione, ma soprattutto questione di verificare una notizia.

A Toti, come presidente della Regione sarebbe bastato alzare il telefono per cercare di capire. Il dirigente scolastico, probabilmente gli avrebbe risposto con le stesse parole di un successivo comunicato stilato quando la bufala aveva cominciato a volare di bocca in bocca.

“In merito alla polemica esplosa in queste ore sui mezzi di informazione, il Dirigente Scolastico dell’IC Castelletto, prof. Renzo Ronconi comunica quanto segue:
La scuola che dirigo dal 1 settembre ha svolto un grande lavoro nei mesi estivi per organizzare la riapertura. Come molte altre scuole, ha affrontato le difficoltà di questi ultimi giorni con spirito costruttivo e collaborativo: tra queste difficoltà, i ritardi nella consegna degli arredi. I banchi, ordinati con largo anticipo, arriveranno domani pomeriggio e nel primo giorno di scuola, che è stato un giorno di festa, abbiamo solo evitato di rimettere quelli vecchi. La foto ritrae bambini che, durante un’attività didattica, stanno disegnando sereni in libertà: un’ingenuità, da parte dell’insegnante, farla girare, ma sbagliato e grave strumentalizzarla, strumentalizzando, con essa, soprattutto i bambini, in una giornata nella quale avevamo riscontrato solo grande entusiasmo e nessuna criticità. Nel mio Istituto ho trovato docenti preparati e motivati, che difendo, e bambini sorridenti e felici di tornare a scuola. Questa è l’immagine che porto nel cuore da questo primo giorno e che desidero rimanga a famiglie ed insegnanti.

Prof. Renzo Ronconi, Dirigente Scolastico IC Castelletto, Genova”.

Ai suoi comunicatori sarebbe bastato cercare l’insegnante per tentare di capire se la foto fosse stata inviata con fini polemici. Solo che poi il gusto della narrazione di fronte a fatti accertati deve per forza essere limitato. E questo forse risulta il problema fondamentale per chi in qualche modo utilizza i social.

Stamane i genitori dei bambini che hanno goduto, in un modo o nell’altro, di cinque minuti di notorietà ritrovatisi davanti alla scuola erano letteralmente inferociti. E qualche giornalista, intervistandoli ha reso loro giustizia.

Certo che la zona non poteva essere più appropriata per chiunque avesse il gusto della narrazione, Castelletto quartiere residenziale, abitato da una solida borghesia, con simpatie per la sinistra. Quelli che la destra racconta con piacere come i comunisti con il Rolex al polso. E quell’essere inginocchiati davanti alle seggioline potrebbe addirittura essere additata come una punizione divina. Mancavano solo i ceci sotto alle ginocchia. E qualcuno che intimasse “Penitenziagite”. Epperò alla fine la realtà si è dimostrata molto più semplice del previsto. Insomma è la storia del serpente che si morde la coda. Fantastica per parlare del mondo dei social in cui al culmine della democrazia ciascuni può raccontare quello che vuole tra realta’ vera, realtà virtuale è palesemente falsa.

Petra, un’altra narrazione

E comunque in un sol giorno la nostra #GenovaMeravigliosa è salita per ben due volte all’onore della cronaca nazionale. Per i banchi inginocchiatoio, anzi per l’inginocchiamento senza banchi, e per la prima puntata su Sky di Petra, l’investigatrice  nata dalla penna e dalla fantasia di Alicia Gimenz Bartlett la serie in cui la protagonista è Paola Cortelessi e la regista Maria Sole Tognazzi.

La prima puntata è stata ambientata interamente a Genova a cavallo fra Castelletto, nemmeno a farlo apposta, e il centro storico. A mio parere le immagini sono risultate un po’ banali, ma, essendo un genovese a dirlo, è probabile che ad altri abbiano fatto un altro effetto.

Per concludere vorrei intrattenermi sull’ultimo sondaggio utile che dà un Ferruccio Sansa in ripresa, anche se insegue con qualche cosa in meno del 7 per cento di svantaggio. Il precedente lo dava a meno 10. Naturalmente qualcuno parla di sondaggio mirato per il numero di auditi oltre 1100 di cui ben 231 non hanno dichiarato le proprie intenzioni di voto. E anche in questo caso è lecito parlare di narrazioni equamente ripartite fra chi osserva che il distacco sia troppo pesante e chi al contrario spera in qualche modo di potercela fare.

Su tutto spendo un motto che ho utilizzato in un mio post proprio il giorno prima dell’apertura dell’anno scolastico. Una specie di augurio che ripropongo: “Io speriamo che me la cavo”. Per chi ha i banchi e per chi s’inginocchia, per vincitori e vinti. Per regolarmente in poltrona e per inginocchiati. Compresa la mia categoria, “vil razza dannata” che ogni tanto proprio così viene descritta…prona, inginocchiata, addirittura carponi, al cospetto del potente di turno.

Paolo De Totero

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