Commercio di pellet: fatture false, riciclaggio, frode, 100 imprenditori coinvolti, 22 indagati, sequestrati terreni e capannoni

Fatture false per compensare l’IVA: 22 indagati tra Cecina e Londra per frode al fisco, riciclaggio e autoriciclaggio in criptovalute

Livorno – Un modesto negozio di articoli ortopedici nella Maremma livornese,  una piccola Srl che, in pochi mesi, ha però visto crescere i propri acquisti da 100.000 a 15.000.000 di euro.
È nata da questa intuizione delle fiamme gialle della Tenenza di Cecina l’operazione Confusion, complessa indagine coordinata dalla Procura della Repubblica di Livorno che la Guardia di Finanza ha concluso nel commercio di legno combustibile. Un’inchiesta internazionale partita nel giugno 2018, con investigazioni sviluppate in due fasi.

Una piccola azienda con 15 milioni di euro di fatture false

La Guardia di Finanza ha scoperto e bloccato  un  sistema di compensazioni di debiti tributari che da 10 soggetti tra Roma, Piedimonte Matese (CE) e Civitavecchia (RM) con, al centro, in qualità di accollante il modesto negozio di articoli ortopedici  che però vantava un credito IVA per 3,2 milioni di euro giustificato dall’utilizzo di 15 milioni di euro di fatture false ricevute nel 2017 per un simulato acquisto di un capannone a Carsoli (AQ).
Il tutto con l’ausilio di tre consulenti fiscali in provincia di Roma che hanno apposto il necessario visto di conformità sulla dichiarazione annuale.

Un sistema di scatole vuote

La Srl cecinese aveva a  capo un prestanome ma era di fatto gestita da un 42enne, genero dell’ex commerciante di articoli ortopedici. Originario di San Vincenzo (LI) poi trasferitosi a Bergamo e solo formalmente residente in Romania – dal 2018 ha anche spostato la sede aziendale a Bari, cambiando denominazione e dichiarando di esercitare oltre che la compravendita di articoli ortopedici, pure quella del pellet.  Ma questa nuova attività, si avvaleva di un capannone inesistente, nessun magazzino né mezzo di trasporto. Infatti, tutte le società della maxi frode IVA avevano solo mere caselle postali o uffici dove far girare le fatture per operazioni inesistenti.

Il GIP presso il Tribunale di Livorno ha già emesso, in relazione alla prima fase delle indagini, un decreto di sequestro preventivo, fino a concorrenza dell’importo di 6,3 milioni di euro la cui esecuzione ha consentito di sequestrare 3 terreni agricoli a Velletri (RM), 7 unità immobiliari tra negozi e capannoni industriali sempre a Velletri e a Paliano (FR) nonché disponibilità finanziarie. Tra gli immobili sequestrati ne figurano tre, del valore commerciale di 1,4 milioni, ricondotti a uno dei commercialisti indagati ancorché “schermati” da una società britannica, una LTD con sede a Londra.

Denaro riciclato con criptovalute

600 mila euro, ossia una parte degli oltre 16 milioni di euro di IVA complessivamente evasa dai responsabili, sono stati “autoriciclati” mediante trasferimento in un portafoglio digitale o wallet, per l’acquisto di criptovalute, gestito da una seconda importante società inglese, sempre di Londra, molto nota nel settore. Una tra le caratteristiche più insidiose di questo sistema è il  “pseudonimato” che ne caratterizza le transazioni, dal momento che a ogni soggetto titolare di una posizione finanziaria viene garantita la più completa riservatezza, sia per quanto riguarda la propria individuazione soggettiva che per l’oggetto delle transazioni poste in essere.

Fatture false per oltre 93 milioni di euro

L’attività condotta dai finanzieri ha permesso di scovare fatture per operazioni inesistenti, emesse o utilizzate, per oltre 93 milioni di euro, un’IVA evasa per oltre 16 milioni, 11 società “cartiere” e di denunciare all’Autorità giudiziaria 22 persone per dichiarazione fraudolenta, 3 per riciclaggio e 2 per autoriciclaggio del denaro illecitamente accumulato grazie alla stessa evasione fiscale, con la segnalazione a 63 Reparti del Corpo di 100 imprenditori e prestanome beneficiari della grave frode.

I principali indagati

Il principale indagato è l’amministratore di fatto della Srl cecinese, ora con sede legale a Bari e dovrà rispondere dei reati di frode fiscale, occultamento o distruzione di documenti contabili, indebita compensazione e autoriciclaggio.

Poi un viterbese, amministratore della Srl romana in liquidazione che ha fatturato il capannone di Carsoli (AQ), dovrà rispondere di emissione di false fatture.

Tra gli indagati anche un imprenditore vicentino e uno nettunese, amministratori nel tempo di una “società filtro” con sede a Vicenza, per emissione e utilizzo di false fatture.

Un lituano, rappresentante di due Srl, evasore totale, irreperibile, la cui ultima residenza era sempre in provincia di Vicenza, è indagato per omessa dichiarazione ed emissione di fatture false.

Deferito per frode fiscale, occultamento o distruzione di documenti contabili, indebita compensazione e autoriciclaggio anche un torinese, prestanome della Srl cecinese.

fp

CONDIVIDI