Discorsi d’odio, insulti e fake news: c’è un confine etico che i politici non dovrebbero superare

Don Moretti: “Noi chiediamo ai politici di riscoprire l’umanità. Solo così l’uomo diventa capace di essere giusto”

È sempre alto il barometro dell’odio della politica, come se il diritto all’insulto fosse l’ultima frontiera della comunicazione, non solo in campagna elettorale.

Sono tante le forze politiche che sfruttano gli stereotipi per raccattare i voti di chi pensa che le minoranze e i gruppi vulnerabili siano una minaccia, e sulla scia del linguaggio incendiario organizzano tutta la carriera dei loro dirigenti.
Leader che hanno perso di vista parole come etica, responsabilità, e morale, sacrificate sull’altare della visibilità.

Una sfida che stiamo perdendo?

Etica e politica, dicevamo.
Bendetto XVI, nell’enciclica Deus caritas est, aveva sottolineato come “la politica più che una tecnica per definire dei pubblici ordinamenti ha il suo scopo nella giustizia e questa giustizia è di natura etica”.

“Io credo che il Papa, quando diceva questo, avesse in testa che nel cuore di ogni uomo brilla la luce della coscienza e della verità”, spiega don Massimiliano Moretti, cappellano del lavoro nelle fabbriche genovesi e coordinatore diocesano del percorso di formazione politica, che poi precisa come “quando perdiamo di vista la verità, perdiamo di vista anche la chiamata di metterci al servizio degli altri. L’uomo si realizza nel momento in cui si dona e mentre ama ed è amato ecco che allora diventa capace di essere giusto, diventa capace di essere veramente un dono per gli altri. Noi chiediamo ai politici di riscoprire l’umanità. Come chiesa non chiediamo la fede ma chiediamo questa umanità per fare un pezzo di strada insieme”.

Discorsi d’odio e religione

La  politica, al contrario, si appiattisce sempre più verso il basso.
Nei discorsi d’odio che hanno caratterizzato le ultime elezioni del 2018, al secondo posto c’erano le dichiarazioni discriminatorie in ambito religioso.

“Questo accade perché la religione viene strumentalizzata, da una parte e dall’altra”, continua don Moretti muovendo anche una critica al cattolicesimo: “Noi come cattolici, e parlo del popolo di Dio, non siamo stati abbastanza bravi da far sì che i nostri valori fossero così appetibili per cui potessero essere spesi dai politici. Siamo scesi sul loro piano e quindi gli stessi cattolici nelle nostre chiese, nelle nostre comunità, a volte si dividono in fazioni quasi di odio. Non tutti, per carità non voglio generalizzare. Noi vorremmo, invece, che i politici riscoprissero quali sono i valori veri che abbiamo da duemila anni, a partire da Gesù”.

In politica manca la dialettica costruttiva

In questi valori ci sarebbe anche il rispetto per l’altro. Oggi, invece, nei discorsi dei politici non esiste una dialettica costruttiva, anzi sono la negazione del dialogo.
A don Moretti, come insegnante di scuola politica, abbiamo chiesto di dare un consiglio a questi aizzapopoli.
“Ai politici direi che l’altro è un dono per me e mentre l’altro diventa dono per me mi fa scoprire chi sono”, ci ha risposto sottolineando che “non siamo isole in mezzo alle altre ma siamo chiamati a vivere relazioni con tutti e quando riscopriamo che l’altro è un dono e io sono un dono per lui, possiamo discutere, possiamo dividerci, ma non possiamo odiarci perché siamo chiamati a fare dei pezzi di strada insieme per costruire un bene possibile dove si realizzino delle opportunità affinché non ci siano esclusi dalla società”.

“Il fine della politica e dell’economia non può essere il profitto. Il fine è l’uomo”

E questa è anche la concezione della dottrina cristiana sullo Stato.
Scrive ancora Benedetto XVI nella Deus caritas est che “lo scopo di un giusto ordine sociale è di garantire a ciascuno, nel rispetto del principio di sussidiarietà, la sua parte dei beni comuni”.
Ma oggi questo non accade.

“Ci sono tanti interessi globali che hanno come elemento centrale il consumo”, denuncia il cappellano del lavoro puntando il dito contro una concezione della produzione che è solo sfruttamento: “Oggi l’imperativo e generare utili e guadagni per pochi. Noi riteniamo che questo sia un processo insostenibile e con il popolo di Dio dobbiamo rioccupare le piazze per rimettere l’uomo al centro. Una nuova economia è possibile e Papa Francesco sta lavorando su questo tema in maniera molto intensa. È possibile una nuova economia, è possibile una nuova società. Dobbiamo ripartire dalla nostra umanità e riportare la dignità della persona come elemento fondamentale. L’assoluto non può essere il profitto ma semmai ecco il fine della politica e dell’economia è l’uomo che non può essere un mezzo ma deve essere il fine”.

La scuola politica diocesana a Genova

“La scuola diocesana è aperta a tutti da cinque anni”, dice con orgoglio don Moretti.
“Anche il nuovo Arcivescovo, Marco Tasca, è molto contento e mi ha detto di andare avanti, di rischiare anche un po’, dobbiamo sporcarci un po’ le mani se fosse il caso perché gli altri se le sporchino con noi.
Questa è la strada che noi vogliamo portare avanti insieme con chi ci sta ecco, con chi vuole provare a fare qualcosa, e chiediamo a tutti quelli che hanno un po’ di competenze e di voglia di partecipare perché quando la coscienza si illumina allora diventa tutto più bello. Perché il senso della nostra vita è la partecipazione”.

Simona Tarzia

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