La solita Italia: fatture gonfiate per accedere a finanziamenti pubblici

Messina – Fatture gonfiate e costi mai sostenuti per ottenere finanziamenti pubblici. I Finanzieri del Comando Provinciale di Messina hanno concluso un’importante operazione nel settore delle indebite percezioni dei finanziamenti pubblici, europei e regionali.

La solita Italia

L’indagine, si è conclusa con la segnalazione all’Autorità Giudiziaria di otto persone, ritenute responsabili, a vario titolo, di truffa aggravata finalizzata al conseguimento di erogazioni pubbliche, autoriciclaggio ed emissione di fatture per operazioni inesistenti e con il sequestro di beni e denaro per un valore di oltre 1,2 milioni di euro.

In particolare, la complessa frode scoperta ha riguardato i fondi destinati all’ammodernamento di un capannone aziendale, sito nell’area dei Nebrodi, precisamente nel territorio di Montalbano Elicona, rispetto al quale,  gli organizzatori della truffa hanno richiesto e ottenuto importanti risorse finanziarie pubbliche.

Più nel dettaglio, gli investigatori dopo aver passato al setaccio tutta la documentazione acquisita, hanno dimostrato che le fatture presentate all’Ispettorato dell’Agricoltura di Messina ed all’AGEA risultassero, in realtà, emesse da fornitori compiacenti, per importi “gonfiati”, ovvero per costi in realtà mai sostenuti o sostenuti solo in parte. Complici in questa truffa erano anche liberi professionisti che, nel ruolo di direttore dei lavori, 

Sul punto, le Fiamme Gialle, all’esito di un articolato percorso ricostruttivo, giungevano ad individuare anche una società cosiddetta “cartiera”, con sede legale in Albania, del tutto priva di personale dipendente e di struttura operativa.

Fatture gonfiate

Come ormai consolidato nell’esperienza maturata dal Corpo nel particolare comparto ispettivo, anche in questo caso, emergeva il significativo contributo promosso da alcuni professionisti locali, servente alla realizzazione dell’illecito meccanismo oggi represso; in particolare, si acquisiva alle indagini come il promotore della truffa si fosse avvalso, secondo ipotesi investigativa, del consapevole contributo di un ingegnere e di un geometra i quali, nella loro qualità di direttore dei lavori, compilavano, rendiconti finanziari ed economici falsi. La documentazione falsa presentata all’Ispettorato dell’Agricoltura di Messina, utilizzando anche  “fatture gonfiate”, serviva per poter accedere ai finanziamenti. 

 

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