Titanio nel Beigua, Legambiente dice NO a una miniera che devasterebbe il parco

Genova – Tra Sassello e Urbe c’è il più grande giacimento di titanio che esista in Europa.  Sono 400 milioni di tonnellate di uno dei metalli più preziosi e utili nell’industria moderna. Il tema della miniera per estrarre il titanio  tanti rispunta, crescono le polemiche e poi il progetto viene riposto nel cassetto. Questo è successo fino ad oggi.

Questa montagna il  Bric Tarinè, è nel cuore Grande Parco del Beigua, oasi naturale protetta e blindata da una legge regionale ligure del 1996. Un’area  selvaggia, tipica della bellezza appenninica ligure, incontaminata nonostante la sua vicinanza ai grandi centri abitati. Quasi 400 milioni di tonnellate di rutilio, la forma mineralogica con la quale si presenta il titanio. Gli entusiasti dicono che siamo seduti su una montagna di soldi.

Già la giunta Burlando aveva tentato di mettere mano su un bottino da 500 milioni di euro all’anno, ma non andò come sperato. Cambiano i tempi, le giunte, ma quel tesoro dentro le montagne è sempre un sogno nel cassetto.
E nel merito entra Legambiente che dice un secco “no” al nuovo tentativo della CET, la Compagnia europea per il Titanio, di riprovare a scavare nel Parco del Beigua per estrarre titanio.  Santo Grammatico, presidente di Legambiente Liguria  ha ribadito  la contrarietà di Legambiente “al progetto che devasterebbe un’area protetta inestimabile per biodiversità e valori ecologici e paesaggistici oltre che mettere a repentaglio la salute di chi vive nel territorio”.

Il gruppo montuoso del Beigua è diventato Parco nel 1995, Geoparco europeo e mondiale nel 2005 e nel 2015 è stato riconosciuto UNESCO Global Geopark ed è l’unico parco ligure a potersi fregiare di tale riconoscimento.

Inoltre spiega ancora Grammatico “in questi anni l’Ente parco ha portato avanti un lavoro eccezionale improntato su un modello di sviluppo basato su agricoltura sostenibile, manutenzione dei boschi, turismo di qualità e consorzi sempre più attenti alla filiera corta”.

Da un punto di vista sanitario, diversi studi hanno inoltre evidenziato come il minerale grezzo nella composizione delle rocce del giacimento risulta la presenza di un anfibolo del gruppo degli asbesti in una percentuale pari a circa il 10/15% che ha tendenza a separarsi sotto forma di fibra e minutissimi aghi ed è notoriamente dannoso per la salute.

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