Depositi costieri: il Consiglio Comunale boccia la proposta di Protocollo per la regolamentazione delle emissioni odorigene

Il Comitato di Borzoli e Fegino: “Da cinque anni chiediamo il monitoraggio continuativo di tutti gli inquinanti, ma in questa parte di città nessuno tutela il diritto alla salute”

Genova – Puzzo, fetore, tanfo, peste, miasma, lezzo. Sono tanti i nomi che possiamo dare alle emissioni odorigene ma questo non sposta la questione: danno fastidio e sono dannose per la salute. E oggi sono pure un reato.

“Con il Decreto Legislativo n.102 del 2020, le emissioni odorigene sono entrate pienamente nelle definizioni del Testo Unico ambientale e dunque oggi gli odori sono inquinamento atmosferico ai sensi di legge“. A spiegarlo è il giurista ambientale, Marco Grondacci, che poi precisa: “Non ci sono più scuse perché ormai il quadro si è chiuso con la delibera che Regione Liguria ha approvato ad agosto 2020, dove si prevedono le linee guida da applicare agli impianti e dove si dice che le autorizzazioni dovranno tener conto anche dei limiti di emissioni agli odori”.

Tutto risolto quindi? Non proprio.
Parlare di “sensi di legge” lascia il tempo che trova se l’amministrazione non interviene.
E infatti è lo stesso Grondacci che accende i riflettori sul fatto che non si è mai fatto nulla, ad esempio, per limitare le emissioni dei depositi Iplom di Fegino nonostante per intervenire “non ci fosse neanche bisogno di queste ultime normative che ho appena citato. C’era la normativa sul rischio di incidente rilevante, c’erano ovviamente le norme urbanistiche ed edilizie. C’era Città Metropolitana, che è l’autorità competente per legge e che  poteva già imporre delle prescrizioni alle emissioni atmosferiche e quindi agli odori”.
Invece niente.
Per quanto “questo tipo di stabilimenti siano classificati come industrie insalubri di prima classe, nessuno si è mosso”, conclude Grondacci lanciando un’accusa pesante: “Negli anni, e nelle amministrazioni che si sono susseguite, c’è stata un’omissione molto grave secondo me e io non capisco perché la magistratura non sia mai intervenuta“.

La mozione del gruppo M5S respinta dal Consiglio Comunale

Fatta la legge, trovato l’inganno. O almeno è così che si dice. Fatto sta che a Multedo e Fegino l’aria è da codice rosso sia d’inverno che d’estate.
Ma le criticità sono anche di altro tipo, come denunciano i comitati di zona.
“Recentemente, per i vertici di Iplom è arrivata una condanna per inquinamento ambientale colposo relativa allo sversamento del 17 aprile 2016, quando 700mila litri di petrolio finirono per inquinare i nostri fiumi”, ricorda Antonella Marras, presidente del Comitato di Borzoli e Fegino, che aspettava con una certa fiducia l’approvazione della mozione presentata ieri, in Consiglio Comunale, dal Movimento Cinquestelle cittadino.
Invece ancora niente.
La mozione, che chiedeva l’apertura di un tavolo di lavoro tra Arpal, Asl, gli uffici competenti di Città Metropolitana e il Comune di Genova per stendere un protocollo sulla regolamentazione delle emissioni odorigene, è stata messa in votazione col parere sfavorevole della Giunta, che avrebbe voluto trasformare il tavolo nell’ennesima Commissione Consiliare, e poi respinta con 21 voti contrari e una dichiarazione di voto del consigliere di Italia Viva, Mauro Avvenente, che alla Marras ha fatto venire i capelli dritti.

“Presentare una mozione oggi, all’indomani della presentazione di un’ipotesi di lavoro che prevede lo spostamento di questi depositi costieri da un’altra parte”, ha dichiarato Avvenente in smart working, “trovo che sia un tentativo un po’ maldestro di allungare il brodo per dilazionare ulteriormente questo tipo di operazione che gli abitanti di Multedo aspettano da settant’anni”.

Non una parola per Fegino, dove “i depositi hanno stuprato un territorio agricolo che era la zona di villeggiatura di quella Genova che ora non sa neppure quanto sia difficile convivere e sopportare una servitù pesante come quella di un deposito di idrocarburi “, ha commentato Marras concludendo che il comitato “si rammarica perché evidentemente non si vuole davvero tutelare la salute delle persone che, anzi, vengono considerate effetti collaterali di un’economia che troppo spesso mette la gente al secondo posto, dopo gli interessi economici”.

st

CONDIVIDI