L’uomo col fucile e quello con la pistola

La metafora di “Per un pugno di dollari”

“Quando un uomo con la pistola incontra un uomo col fucile, quello con la pistola è un uomo morto”, è una delle frasi pronunciate da Gian Maria Volontè resa famosa o, viceversa, che ha reso famoso “Per un pugno di dollari” di Sergio Leone agli albori degli anni Sessanta. Solo che poi le cose vanno  a finire diversamente e Ramon nonostante il suo Winchester ha la peggio su Joe/Clint Eastwood.

Metafora azzeccata per riferire l’ultima zampata ricevuta dal Governatore Giovanni Toti, sebbene già a qualche giorno dal clamore mediatico suscitato dal suo tweet: “solo ieri tra i 25 decessi della Liguria, 22 erano pazienti molto anziani. Persone per lo più in pensione, non indispensabili allo sforzo produttivo del Paese che vanno però tutelate”.

Talvolta insomma anche chi impugna, più o meno saldamente, il “fucile” o, addirittura, il cannone della comunicazione finisce per perire perché l’arma implode. E non è il caso di ripercorrere all’indietro tutta la storia a seguito di quel tweet che ha sollevato ovunque repliche piccate ed insulti poco gentili rivolti allo staff del Governatore, tanto da costringere addirittura l’Ordine dei Giornalisti ad esprimere solidarietà ad ancelle e adepti di quel “ colossale ufficio stampa di Regione Liguria, sempre in prima linea per tutti” fatti a fettine e avviati al capestro subito dopo quel tweet dallo stesso datore di lavoro che non se l’è sentita di far convergere su di se le responsabilità per quelle parole.

Il Grillo parlante

Epperò sull’accaduto e suoi infiniti risvolti potremmo ridiscutere sino a dopodomani senza venirne a capo. Perciò, andando oltre, mi piace ricordare come l’ultima artigliata sia venuta da un ex compagno di partito di Toti, prima e poi per molto tempo con percorso ideologico comune. In una sede istituzionale, la sala rossa di palazzo Tursi, al termine di un intervento politico. E abbia ricevuto applausi unanimi da destra a sinistra e da sinistra a destra.

Come dire che l’uomo con la pistola, se dotato di cervello e mira, non sempre finisce per soccombere di fronte alla potenza di fuoco. Come a voler significare che l’esperienza della vecchia politica il più delle volte potrebbe mettere al riparo da certi scivoloni. E che certi giovani politici farebbero bene a continuare a studiare da quei vecchi da rottamare o messi da parte con troppa fretta evidente. Non a caso un altro vecchio della politica, prima consigliere a Tursi, poi consigliere regionale di lungo corso e infine senatore della Repubblica, Giorgio Bornacin si era lasciato andare ad un post al vetriolo contro ad un suo ex compagno di partito: “Concetto rubato al fondo di Sallusti de “Il Giornale” di oggi: “Visto come vanno le cose verrebbe da dire che i meno indispensabili di tutti sono i giovani politici che pensano di poter rinunciare alla guida e ai consigli di chi li ha preceduti. E che di solito per questo vanno a sbattere”.

Più o meno sullo stesso refrain la chiosa di Guido Grillo, esponente di Forza Italia in consiglio comunale, dopo una vita tutta dedicata alla politica, prima socialista e presidente della Provincia e della Fiera di Genova, poi in sala Rossa come esponente del partito di Berlusconi.

Guido Grillo: “Ho 82 anni…”

Già, Berlusconi, altro illustrissimo esponente di quella generazione verso cui Toti ha inteso, o forse no, “Toccarla piano”. Tranne poi rintanarsi nell’errore – forse meglio orrore – di comunicazione. Tanto per dire 84 anni il suo antico mentore, soltanto 82 il vecchio con la pistola che lo ha messo in riga con classe e ironia, scherzando, o forse no, al termine di un intervento nella sacralità della sala rossa e durante la seduta del consiglio comunale sul Covid. Poche parole ed una domanda sarcastica ma legittima per il più anziano dei consiglieri comunali: “ Ho 82 anni, vorrei sapere se il mio ruolo in Comune è ancora utile e indispensabile”. Con risposta esemplare del presidente del consiglio Alessandro Piana, che è anche consigliere regionale  fra i banchi della Lega: “ Lei è indispensabile, non solo utile.

Vero, magari non solo per l’essere indispensabile, ma soprattutto per l’utilità e la produttività visto che da qualche anno gira la leggenda metropolitana che Guido Grillo sia il consigliere che studia e blocca al fine di discuterne molte delle delibere presentate. Un esercizio che talvolta ha procurato anche qualche malumore fra i banchi della Giunta e non soltanto.

Silvio Berlusconi e Giovanni Toti

Amore e odio sul balconcino

Comunque sia questo dovrebbe essere, forse, l’ultimo refolo di una vicenda che ha invaso la rete, i social e i quotidiani della carta stampata. Una sorta di contrapposizione generazionale che ancora una volta ha messo di fronte “nuova” e “vecchia” politica, comunicazione istituzionale e propaganda via social. In un duello fra neorottamatori e rottamati in cui la mira ha finito per avere la meglio sulla potenza di fuoco.

E giunti ormai ai titoli di coda qualcuno ha persino voluto vedere in quello schiaffo a generazioni non  indispensabili per il processo produttivo una sorta di inconscia rivincita verso un antico mentore di cui avrebbe per anni cullato il sogno di essere il successore. Solo che il vecchiaccio in questione, ogni volta che qualcuno ambisce a toglierlo di mezzo si rigenera. Ne sanno qualcosa un certo Gianfranco Fini, è un avvocato siciliano doc come Angelino Alfano.

E tutte le ragioni dell’inconscio potrebbero avrebbero potuto iniziare a muoversi su quel balcone in tuta bianca. In compagnia del suo “Re”. Che al momento da vecchio politico e nonostante il calo elettorale nelle regionali, e tutt’altro che nudo.

Paolo De Totero

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