Covid-19: è guerra tra ospedali per accaparrarsi infermieri e OSS

E con la seconda ondata le aziende sanitarie del Centro-Sud richiamano dalle vecchie graduatorie gli infermieri trasferiti al Nord

Genova – Aziende sanitarie disorganizzate, bandi fermi e ospedali senza personale.
Che la coperta fosse troppo corta si sa da tanto, peccato che nessuno sia intervenuto a tempo debito. E così negli ospedali genovesi la seconda ondata somiglia tanto alla prima, ma con l’aggiunta di Alisa che finisce nel mirino della Procura per il caos nei pronto soccorso e le mancate assunzioni.

“Siamo in grosse difficoltà con il personale infermieristico, gli OSS e i tecnici di laboratorio”, denuncia a Fivedabliu Emilio De Luca, il Segretario aziendale della Asl3 per la UIL Fpl che poi fa il quadro sull’ospedale di Villa Scassi che assumerà “12 infermieri per un anno” ma è sotto di “almeno 50”.

“Dodici infermieri non mi bastano per il pronto soccorso, non mi bastano per la rianimazione, non mi bastano per niente”, dice De Luca aggiungendo che rispetto alla prima ondata ora c’è anche il problema delle aziende sanitarie del Centro-Sud. Perché se a marzo l’epidemia ha colpito soprattutto il Nord Italia, adesso che il contagio è generalizzato “i colleghi che avevano fatto i concorsi al Sud ma si erano spostati perché le graduatorie erano ferme, vengono richiamati e tornano a casa. Così c’è il rischio che allo Scassi ne assumiamo 12 ma ne perdiamo 15”.

Tutta colpa di A.Li.Sa.

E se la situazione è un disastro, gli sbagli arriverebbero dalle scelte di A.Li.Sa. che “ha deciso di fare i concorsi unici regionali”, spiega De Luca che poi sottolinea come in questo modo le aziende sanitarie liguri si siano stoppate in attesa dei bandi centrali, bandi che però non sono mai arrivati perché “in cinque anni A.Li.Sa. è riuscita a fare un solo concorso per gli infermieri mentre quello per gli OSS lo ha bandito un anno fa ed è ancora fermo”.

E proprio su questo è ormai noto che la Procura genovese ha attivato un’indagine conoscitiva e acquisito la documentazione.
“Quello che non tutti sanno”, aggiunge De Luca a commento delle assurdità di questo concorso, “è che ci sono alcuni OSS che hanno fatto il bando a tempo determinato per il Galliera e il Galliera li ha accettati. Poi però gli stessi operatori sono stati respinti da A.Li.Sa. che li ha esclusi dal bando per il tempo indeterminato perché privi dell’equiparazione del titolo preso all’estero”.
Eppure si tratta di professionisti che stanno già lavorando al Galliera. Avevano o no le caratteristiche per essere assunti in un ente pubblico?
Qui anche De Luca è perplesso: “Alla fine A.Li.Sa. ha messo su un concorso solo, deve ancora farlo dopo un anno, si intravedono all’orizzonte già i ricorsi, e ci lascia senza operatori”.
E quindi cosa fa l’ospedale per mettere una pezza al pasticcio dell’azienda regionale? Si rivolge alle cooperative.

La Legge Biagi, parola d’ordine esternalizzazione

Un altro guaio per gli ospedali che sono a corto di personale, infatti, è la Legge Biagi che impedisce la compresenza nello stesso spazio lavorativo di dipendenti inquadrati con contratti di lavoro differenti e con la stessa qualifica.
Cosa vuol dire nella pratica? Che gli OSS strutturati non possono lavorare nello stesso servizio con quelli delle cooperative e quindi succede che “dobbiamo dare l’intero servizio o alla cooperativa o ai nostri”, e così  allo Scassi, ci fa l’esempio De Luca, “nella medicina con 40 posti letto e in quella con 26, noi abbiamo gli OSS della cooperativa. E tutto questo quando c’era un bando scaduto a gennaio che se non fosse bloccato noi adesso avremmo a lavorare degli operatori strutturati, nostri”.

“La battaglia la facciamo, ma almeno dateci il personale”

“La battaglia la facciamo, non ci siamo mai tirati indietro e mai lo faremo, ma dateci il personale”. È questo il grido di allarme che arriva dagli infermieri dello Scassi che sono stanchi di fare i miracoli restando in corsia ben oltre l’orario del turno, a lavorare in due in un reparto dove dovrebbero essere almeno in quattro.
“Fino alla settimana scorsa avevamo 80 pazienti con il Covid in pronto soccorso, 22 con i caschi e solo 6 infermieri e due medici”, osserva De Luca che poi sottolinea come “lavorare in queste condizioni estreme non si può, la politica si dimentica che se noi sbagliamo il paziente muore“.

Eroi usa e getta

Già la politica. La stessa che ha deciso i tagli che hanno dissanguato il nostro sistema sanitario e oggi si è fatta trovare totalmente impreparata ad affrontare la seconda ondata. La stessa che quando c’è un’emergenza conta sempre sugli eroi usa e getta.
E a questo punto De Luca si arrabbia, non vuole essere chiamato eroe perché “dà molto fastidio, noi siamo dei professionisti e invece si accorgono tutti che esistiamo solo quando arriva il caos”. E infatti nonostante i primi mesi dell’emergenza avessero già mostrato le falle del sistema, ricorda De Luca che nessuno ha pensato di riempire i vuoti di organico, e se “la prima ondata è piombata all’improvviso e ci siamo rimboccati le maniche, per la seconda non è così. Perché allora non avete assunto? Perché non avete potenziato le unità?”.
Una risposta la politica ha tentato di darla correndo ai ripari con il solito piano eccezionale per l’assunzione di 580 infermieri al San Martino, ma secondo De Luca oggi non ci sono sul mercato così tanti professionisti. E quindi?
Quindi succede che gli ospedali si fanno la guerra per accaparrarsi il personale.

Concorrenza sleale sanitaria?

“Noi come Asl3 abbiamo fatto un concorso per 12 infermieri con un contratto a tempo determinato per un anno”, racconta De Luca spiegando che lui stesso aveva trovato “degli infermieri delle case di riposo che venivano a lavorare allo Scassi” finché un giorno gli telefona uno di questi colleghi dicendo: “Emilio, io ci verrei a lavorare alla Asl3 però da voi mi hanno offerto un anno, mentre al Galliera e al San Martino me ne offrono tre”.
È chiaro che un lavoratore precario accetta il contratto più lungo, “che se poi facciamo anche un rinnovo della legge Madia, dopo 36 mesi gli fai un bel concorso di stabilizzazione a tempo indeterminato”.
E però “questa è concorrenza sleale e sta succedendo anche con gli OSS”, denuncia De Luca che spiega che “al Galliera offrono un anno mentre noi come Asl3 facciamo soltanto un rinnovo di sei mesi e così l’OSS se ne va a lavorare al Galliera” e lo Scassi resta col cerino in mano.

Ma la famosa A.Li.Sa. che doveva coordinare tutte le Asl e tutti gli enti liguri, in questa emergenza cosa fa?

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