Quell’ansia ossessiva da profitto

I danni di una visione orientata solo al profitto

C’è una frase che fotografa in modo perfetto e unisce gli ultimi eventi, fatti, misfatti, malefatte della politica locale, ma non solo. Dalle intercettazioni precedenti e dopo il crollo del ponte Morandi alla gestione della sanità prima e dopo il Covid. E poi più giù, a dimostrare che si tratta di un virus pericoloso. Da debellare anche quello.

La frase è semplice e si basa su una contrapposizione evidente. “Quando la moralità si scontra con il profitto, raramente il profitto perde”. Non a caso a pronunciarla è stata Shirley Chisolm, attivista statunitense, nonché prima donna di colore ad essere eletta al Congresso degli Stati Uniti nel 1968.

Corsi e ricorsi, con la prima volta di un vicepresidente donna, nera e indiana, per giunta. Non a caso dopo il Tycoon Donald Trump. Con quell’idea di capitalismo imperante che Ernesto Che Guevara definì, parafrasando l’Ulisse di James Joyce, “Libera volpe in libero pollaio”.

Un’ansia ossessiva quella del profitto, tanto che Papa Francesco nell’enciclica “Fratelli Tutti” spiega in un articolo su “Sette” Nicola Saldutti, responsabile della Redazione  economica de “Il Corriere della Sera”: “apre infiniti piani, nei quali l’economia talvolta è sottofondo, talvolta è chiave di interpretazione di quello che non funziona, ma anche della possibilità e fiducia che, correggendo alcuni meccanismi, possa generare. Le «visioni economicistiche monocromatiche» hanno dimostrato tutta la loro fragilità, si legge in un passaggio. Quello che papa Francesco chiama l’ecologia integrale sta diventando l’economia multicolore, la green economy per intendere l’ambiente, la blue economy, per intendere il mare. Ecco, i nuovi colori come modo di riparare ai danni della visione soltanto orientata al profitto”.

Produci, consuma, crepa

Una visione che fa danni. Una visione messa in crisi evidente dalla pandemia e ancor di più dalla seconda ondata. Scriveva già alla fine di marzo Marina Calculli su “Il Manifesto” in un articolo dal titolo: “La vita contro il profitto: la vera guerra ai tempi del Coronavirus”: “ Stato e capitale. Lo stato di emergenza convive paradossalmente con a negazione dell’emergenza. Nel cuore dello stato capitalista è in atto uno scontro fra sovranità e capitale”. E ancora: “Per lo stato la vita è al centro della costruzione del patto sociale. Sulla capacità di proteggere la vita umana senza fare distinzioni di valore (ad esempio fra cittadini utili e inuitili, produttivi e non produttivi) si fonda la legittimità stessa dello stato. In maniera antitetica il capitale si interessa alla vita umana fintanto che questa sia funzionale a massimizzare il profitto: le persone hanno, insomma, un valore solo nella misura in cui producono e consumano…. Una fondamentale divergenza fra stato e capitale che può essere mistificata in tempi di relativa normalità ma diventa impossibile da camuffare nel bel mezzo di una pandemia”. Insomma il “produci, consuma, crepa”, frase del brano musicale “Morire” del gruppo musicale punk rock “CCCP – Fedeli alla linea” attivi e conosciuti fra gli anni ottanta e novanta.

Gino Strada

L’obiettivo non è la salute ma il profitto

E dagli anni Novanta, quelli in cui l’imprenditore si fece politico, fino ai giorni nostri con variazioni infinite sul tema del welfare e dello stato sociale. Gino Strada osservava, per esempio qualche tempo fa, parlando dell’evoluzione del nostro sistema sanitario: ““La sanità italiana era tra le migliori ma adesso è in crisi per colpa della politica che ha inserito il profitto. Gli ospedali sono diventate delle aziende. Oggi il medico viene rimborsato a prestazione, che è una follia razionale, scientifica ed etica. Si mette il medico in condizioni di dover fare o di ambire  a fare più prestazioni perché così guadagna e quindi si inventano nuove malattie e cure, oppure si fanno interventi chirurgici inutili. L’obiettivo non è più la salute, ma il fatturato. Il profitto va abolito dalla sanità, perché abolendolo e rendendo una sanità gratuita a tutti coloro che sono sul territorio italiano, si avrebbero 30 miliardi di euro da investire ogni anno”.

I tweet del Presidente

Poi è intervenuto il Covid a mettere in crisi il patto sociale e tutto il sistema sanitario nazionale. Con quel “Tweet” del presidente Giovanni Toti sugli anziani inammissibile, o forse soltanto sconveniente – dipende dai punti di vista – :”si tratta di persone spesso in pensione, che non sono indispensabili allo sforzo produttivo del Paese”. Passaggio in qualche modo ribadito in seguito che riporta alla mente quell’antitesi sottolineata da Marina Calculli già a fine marzo fra le esigenze del patto sociale e il capitale – che si può leggere più volgarmente come profitto – “si interessa alla vita umana fintanto che questa sia funzionale a massimizzare il profitto: le persone hanno, insomma, un valore solo nella misura in cui producono e consumano…”. Come dire che…. “Quando la moralità si scontra con il profitto, raramente il profitto perde”.

Perciò la manifestazione nazionale del 21 novembre “Mai più come prima. Insieme per una società della cura” con tanto di manifesto: “La crisi sanitaria ha ampliato le diseguaglianze sociali, ha frantumato la società in corporazioni, ha rafforzato la gerarchia fra vite degne e vite da scarto, mostrando che un’economia neoliberista è incompatibile con i diritti sociali, economici e ambientali. Per questo associazioni nazionali e territoriali, tra cui l’Arci, organizzazioni sindacali, comitati, reti associative e di movimento, esperienze autogestite, realtà studentesche (sono oltre 700 le adesioni ad oggi e continuano ad aumentare) hanno deciso di convergere per unire le lotte e per mettere in campo un piano di trasformazione radicale verso una Società della cura, oltre l’economia dei profitti”.

Il mistero della Splendid

Comunque fatti e misfatti – dicevo – in nome del profitto. Con il progressivo disallestimento delle strutture sanitarie, già iniziato durante le amministrazioni di altro colore e precedenti, e il passaggio alle convenzioni con i privati e l’attuale situazione di emergenza nell’emergenza. Con una nave la Gnv Splendid allestita e disallestita quasi a tempo di record e nonostante i pronostici di una seconda ondata. Operazione di marketing sulla quale a qualche mese di distanza, anche se si pongono domande sui costi, nessuno risponde. E sulla quale, magari, qualche numero sarebbe necessario fornirlo. Specie ad operazione conclusa e mentre si aprono in tutta fretta nuove strutture sul territorio per supportare i padiglioni ospedalieri già stracolmi. Il Secolo XIX il 18 aprile, a tre settimane dall’inaugurazione di Toti e Bucci parlava dei costi del contratto fra la Regione, la ASL e Gnv previsti in ragione di 1,2 milioni di euro per un mese e mezzo di utilizzo, da metà marzo a fine aprile. Anche se poi il direttore di ASL 3 Luigi Bottaro ha parlato di 180 mila euro per le prime settimane di esercizio. Con uno schema di contratto che autorizzava la somma di 822 mila euro in un mese.

Nave a prezzo simbolico

E “Il FattoQuotidiano” si era divertito a fare i conti della serva “Il prezzo del noleggio è simbolico: un euro al giorno. Ma una nave in porto costa. E tanto. Solo di carburante 162mila euro al mese, visto il consumo di 0,5 tonnellate all’ora che farà storcere il naso a più di un ambientalista. Ci sono poi i 274mila euro al mese di stipendi più 12mila di pasti per l’equipaggio, i 23mila euro di costi portuali e tutta una serie di altre voci di spesa che si hanno solo perché si è scelta una nave”. Trecento i posti disponibili anche se a chiusura dell’operazione sono stati ricoverati in tutto meno di duecento degenti nel periodo di permanenza ed apertura in porto.

Alice Salvatore

Esposto alla Corte dei Conti

Tanto che  già il 20 maggio, prima delle elezioni regionali di settembre l’ex esponente dei Cinquestelle e candidata presidente per “Il Buonsenso”, gruppo da lei fondato, come consigliere regionale uscente aveva depositato un esposto alla Corte dei Conti. Un esposto per controllare- aveva scritto la Salvatore- che “queste spese impazzite siano riconducibili a vere necessità e non a spot elettorali o spreco indebito di risorse pubbliche. Il fatto stesso che dalla maggioranza non riescano a dare risposte concrete a domande semplici è la prova evidente che sanno di aver agito molto male, in quanto potevano creare nuovi posti letto per i convalescenti nelle decine di strutture già esistenti sul territorio. Questa situazione continua di spese ‘allegre’ con i nostri soldi deve finire, la giunta Toti deve capire che non sono dei signorotti medievali che possono spendere e spandere ciò che tolgono dalle nostre tasche. Devono garantire che l’utilizzo dei soldi dei cittadini sia fatto nel miglior modo possibile e soprattutto non a vantaggio solamente della loro immagine politica o di amici che poi misteriosamente vediamo comparire nella lista dei finanziatori della fondazione Change che sostiene il governatore”. Dichiarazioni poi cadute nel nulla dopo l’acme elettorale. Anche se il confermato neogovernatore si ostina a non rendere pubbliche le cifre della spesa. E fa scena muta persino di fronte alle domande dei giornalisti. Perché poi magari, archiviate le accuse della Salvatore che non è stata rieletta, riuscirà a mettere la sordina a tutta la faccenda. Sempre che la Corte dei Conti, prima o poi, non decida di approfondire l’esposto della ex pentastellata. O che addirittura l’attuale opposizione in consiglio regionale vincendo un torpore post elettorale non decida in qualche modo di riproporlo.

Giovanni Castellucci

Intercettazioni sdrucciolevoli

Comunque, marketing o no, tutto frutto di quell’ansia ossessiva per il profitto, magari personale e politico. Come quelle intercettazioni rese pubbliche dei colloqui con l’ex AD di Aspi, attualmente agli arresti domiciliari, Giovanni Castellucci e con l’ex commissario straordinario di Banca Carige Pietro Modiano che svelano come l’ex ad Aspi avesse tentato di infilarsi anche in ambito finanziario per un proprio tornaconto oltre che per quello della società che amministrava.

Con le altre intercettazioni, sempre nell’ambito dell’inchiesta legata al crollo di ponte Morandi e nell’ambito delle indagini sulla manutenzione delle barriere fonoassorbenti da parte di Autostrade per l’Italia. Rilievi della magistratura che hanno spinto l’opposizione in consiglio regionale a chiedere le dimissioni del neo governatore. Più duri i CinqueStelle: “Il comportamento del Governatore Toti, quand’anche non dovesse risultare di rilevanza penale, denota a nostro parere una disinvoltura ed una immoralità (peraltro già evidenziatasi in alcune recenti affermazioni relative agli ‘anziani quali soggetti non necessari agli sforzi produttivi del paese’) incompatibili con la carica che ricopre.Per tale motivo, i portavoce liguri di tutti i livelli locali e nazionali chiedono le immediate dimissioni del dottor Giovanni Toti”.

Dialoghi offensivi

Piu’ soft i rappresentanti del Pd :”I dialoghi sono offensivi per i genovesi, i liguri e le vittime del crollo del Ponte Morandi. Ma oltre al giudizio etico, fanno emergere fatti politici gravi su cui chiediamo che venga fatta chiarezza in Consiglio Regionale. Mentre la struttura commissariale del Governo ricostruiva il ponte, Toti si rendeva disponibile a farsi “facilitatore” con Castellucci, amministratore delegato del concessionario delle autostrade liguri. I cittadini possono essere sicuri che in questi due anni la Regione abbia svolto in modo accurato le sue funzioni di controllo sulla qualità delle manutenzioni e dell’esercizio delle infrastrutture liguri mentre il presidente con disinvoltura dialogava su Carige? Di questo pensiamo sia necessario che Toti dia spiegazione ai liguri, con una informativa in consiglio regionale”.

Quei cavi corrosi del Morandi

E magari, tanto per rinfrescare la memoria sarebbe opportuno ricordare il contesto di quelle intercettazioni sulle barriere fonoassorbenti che “stavano su con il Vinavil” o  del messaggio whatsapp fra Michele Donferri Militelli e Paolo Berti, ex responsabile delle manutenzioni ed ex direttore centrale operativo di Autostrade per l’Italia (Aspi), entrambi agli arresti domiciliari. “I cavi del Morandi sono corrosi” gli aveva scritto Donferri un mese e mezzo prima della tragedia. “Sti cazzi io me ne vado”, gli aveva risposto Berti. Tanto che il magistrato ha sottolineato “le gravi condotte criminali legate ad una politica imprenditoriale volta alla massimizzazione dei profitti e la riduzione delle spese a scapito della salute pubblica”. Insomma per la magistratura questo era il clima che si poteva respirare in Aspi ai tempi di Castellucci.

Epperò Toti ha potuto nel frattempo far leva su un’ospitata a “Casa Vespa”, a Porta a Porta, in compagnia di Matteo Bassetti, dove, oltre a parlare di contagi e Covid, ha svolto la sua autodifesa potendo contare su una domanda elargita dal solerte Bruno senza il necessario contraddittorio. E cosi’ ha rispolverato la versione ufficiale: “Salvare i risparmiatori liguri: questa è l’unica ragione per cui ho discusso telefonicamente con Giovanni Castellucci di un possibile intervento di Atlantia, di cui allora era amministratore delegato, nel salvataggio di Banca Carige. Si è trattato di un contatto sollecitato da tutti i soggetti interessati al salvataggio dell’Istituto di Credito genovese. A due mesi dalla tragedia del crollo di Ponte Morandi, la Liguria non si sarebbe potuta permettere anche il fallimento del suo istituto di credito, motivo per cui ogni ipotesi per evitarlo è stata presa in considerazione in quei momenti, compreso un eventuale intervento di Atlantia”.

Ecco per il profitto, i risparmiatori liguri, la collettività e i futuri giochi di potere, compresa la morale che perde sempre potrebbe essere tutto.

Una cessione contestata

Però mi fa piacere ricordare un’altra storia. Una bella storia che rischia di dover fare i conti con un epilogo increscioso, dove ancora una volta la moralità deve fare i conti con le regole del profitto. A scapito della collettività. Perché poi magari si cambia fronte, scendendo da quello regionale a quello comunale. Ma la ferrea regola risulta essere sempre la stessa. Il rischio dell’alienazione di Villa Serra di Comago e del suo parco pubblico ai privati è tutt’altro che superato tanto che Gianni Crivello, antagonista del sindaco Marco Bucci in consiglio comunale chiama a raccolta i cittadini per una manifestazione pubblica con un post: “Un aggiornamento in attesa di trovarci dinnanzi ai cancelli del parco di villa Serra di Comago per manifestare la nostra indignazione”.

Errare humanum est perseverare autem diabolicum

Ieri in Consiglio Comunale abbiamo ricordato i dati incontestabili, del Consorzio della Villa sino al 2018.

Le entrate dei comuni di Genova, S. Riccò e S. Olcese rappresentavano il 47,72% le entrate proprie del Consorzio il 53,28% a testimonianza che nessuno sperperava, anzi…

Il bilancio è sempre stato chiuso in pareggio, con avanzi di pareggio per nuovi investimenti.

Dal 1981 al 2016, sono stati investiti 9.476.000 con Fondi Colombiani, Patti Territoriali, Fers.

Un buon amministratore si adopera per trovare finanziamenti.

A Villa Serra troviamo e i privati si troverebbero:Albergo, Ristorante, Chiosco Bar, Palestra, Centro Congressi, Villa Tudor, Villa Pinelli, Area giochi con  casetta, e teatro all’aperto, Palco per concerti, Parco e Verde.

E tanti, tanti, volontari!!

Il tutto grazie a una gestione pubblica ottimamente condotta  dal Presidente Casissa e dal precedente consiglio.

Nei due anni successivi, con le nomine di Marco Bucci, inizia la debacle!

Non è colpa dei cittadini se si fanno scelte sbagliate, dettate chissà  da quali ragioni.

Negli anni,  da 20.000 visitatori si è passati , ai più che stabili 130.000 visitatori.

La Villa Serra è  stata premiata a livello nazionale, come un modello di gestione

A proposito di chi parla di sperperi, Genova versa 220.000 € l’anno, poco più di 18.000 € al mese. Risorse che vengono utilizzate per la Cooperativa sociale che cura il verde, la biglietteria, la pulizia di tutti i locali, due dipendenti del Consorzio, incarichi professionali.

L’assessore del comune di Genova, Piciocchi, dopo aver parlato di sperperi sui giornali ci ha risposto in sintesi: No al Consorzio! Si ai privati!

I tempi cambiano e questo modello di gestione non è più funzionale

Quindi non è per ridurre il nostro impegno finanziario, ma per avere una gestione più professionale ed efficace, nell’ ottica di una valorizzazione del Parco di Villa Serra. INCREDIBILE”.

Shirley Chilsom

Quando la moralità scontra con il profitto, raramente il profitto perde

Ed eccoci qui a ragionare di parchi storici e polmoni verdi con il rischio che l’operazione Villa Serra possa essere la prima di una lunga serie, con passaggio di un bene pubblico ai privati. Perché non producono profitto e sono forieri di beghe. Perche’ come diceva Shirley Chisolm, attivista statunitense, nonché prima donna di colore ad essere eletta al Congresso degli Stati Uniti nel 1968, quando la moralità si scontra con il profitto, raramente il profitto perde.

Paolo De Totero

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