Spenti i riflettori e spente anche le centraline, che aria si respira sotto al ponte Genova San Giorgio?

Tra il 14 e il 18 novembre, la Rete di centraline del Monitoraggio Popolare registra picchi di polveri sottili: PM10 oltre 90 microgrammi per metro cubo

Genova – Spenti i riflettori, sul cantiere di ricostruzione del nuovo viadotto Polcevera si spengono anche le centraline, almeno quelle ufficiali.
“Il mezzo mobile in prestito a Genova per l’emergenza è rientrato in sede a Savona perché necessario ad altre attività procrastinate proprio per l’emergenza e non più differibili”. Lo spiega Arpal Liguria che poi conferma che la zona ora è scoperta e che “i dati sono disponibili” solo “fino al 28 ottobre scorso”.
Eppure sul ponte si continua a lavorare e ad alzare polvere, tanto che la Struttura Commissariale è dovuta intervenire con una nota stampa per rispondere alle segnalazioni dei residenti e spiegare che le nuvole di pulviscolo che si sono viste il 14 novembre scorso erano “da imputare all’idropulitura della pila 13, un’operazione propedeutica alla verniciatura che avverrà nei prossimi giorni”.

Polveri sottili oltre i limiti di legge

“Se il cantiere è ancora attivo le centraline dovrebbero funzionare, e invece la rete della Struttura commissariale è stata dismessa da tempo”. A parlare è Federico Valerio, il coordinatore della Rete di Monitoraggio Popolare che con le sue centraline ha registrato gli sforamenti di PM10 e PM2,5 in via Porro, nei giorni tra il 14 e il 18 novembre.

“In quei giorni c’è stato un aumento della polverosità dovuto alle condizioni meteo”, precisa Valerio sottolineando però che “la centralina di via Porro ha raggiunto livelli che in città si sono registrati solo per corso Buenos Aires e questo vuol dire che qui sicuramente è successo qualcosa che ha prodotto una grande quantità di polveri che per 3, 4 giorni hanno raggiunto valori estremamente elevati, ma che nessuno ufficialmente ha monitorato”.
Per il PM10 parliamo di oltre 90 microgrammi per metro cubo d’aria quando il valore limite giornaliero è 50, da non sforare per più di 35 volte in un anno dice la legge. Ma quante volte sia stata superata la soglia di sicurezza in via Porro non è dato saperlo.
“Noi pensiamo che i picchi annuali siano stati più di 35”, denuncia Valerio che sollecita una continuazione del monitoraggio “perché questi dati giornalieri mettono a rischio i soggetti predisposti all’infarto, o all’ictus”. E poi se nell’area del parco del ponte ci mandiamo a giocare i bambini, forse sarebbe bene rilevare anche i dati di traffico del nuovo viadotto per sapere cosa respirano.

Il rapporto tra lo smog e la letalità del Covid

Per non parlare del pericolo Covid, perché è ormai assodato che lo smog aggrava gli effetti micidiali del Coronavirus.
È ancora Valerio a spiegare che “ci sono  numerosi studi a livello internazionale che stanno confermando come, a parità di condizioni di salute, l’esposizione alle polveri sottili aumenta il rischio di mortalità per questo tipo di infezione”. Le stime parlano di un aumento del 14% del rischio di mortalità per ogni microgrammo in più di polveri sottili che respiriamo.
Eppure il bilancio dell’inquinamento in città, come nel resto del Paese, resta negativo e  le polveri sottili continuano a soffocarci. Anche per questo il 10 novembre scorso è arrivata la condanna della Corte di Giustizia Europea: secondo i giudici di Lussemburgo, infatti, l’Italia avrebbe violato il diritto UE sulla qualità dell’aria ininterrottamente per 10 anni.

L’insegnamento del lockdown

Si calcola che il lockdown, con la riduzione forzata dell’inquinamento atmosferico, abbia salvato 1.490 vite solo in Italia. In realtà da questa esperienza abbiamo imparato poco.
“Gli effetti del lockdown si sono visti anche a Genova dove, per la prima da quando esiste in città una rete di  monitoraggio, e cioè dagli inizi degli anni ’90, gli ossidi di azoto (NOx) sono scesi sotto soglia”, mette in risalto Valerio chiarendo che, insieme alle polveri sottili, “l’NOx  è il problema per cui anche noi siamo fuorilegge da tempo“.
Ora però l’inquinamento sta riacquistando terreno “un po’ perché stiamo andando verso la stagione peggiore, e un po’ perché non c’è attenzione verso il potenziamento della mobilità pubblica”, continua Valerio che poi avverte: “Rischiamo di superare di nuovo i limiti e questo è un problema sanitario di per sé perché noi sappiamo che in Italia mediamente si registrano da 40mila a 80 mila decessi all’anno solo per l’inquinamento. Quest’anno si è aggiunto anche il covid che sta aumentando la mortalità in modo impressionante rispetto agli ultimi cinque anni”.

Nell’insieme, dunque, i numeri sottolineano che, nell’arco della giornata, ci troviamo a respirare ripetutamente e inconsapevolmente aria inquinata. Un’emergenza ormai cronica che manda in fumo la nostra salute.

Simona Tarzia

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