Italia fuori legge, l’UE ci mette in mora per i nitrati nelle acque: controlli quasi inesistenti

La  procedura di infrazione era partita a novembre 2018 con una prima lettera della Commissione Europea

Bruxelles – È partita a novembre 2018 la prima lettera di messa in mora dell’Italia per il mancato rispetto della Direttiva UE  sulla “protezione delle acque dall’inquinamento provocato dai nitrati provenienti da fonti agricole” per il periodo 2012-2015.
Inizia così l’iter della procedura d’infrazione 2249 del 2018 che ha sottolineato gravi addebiti a carico di una serie di Regioni meridionali che sono state citate non tanto per i risultati del sistema di monitoraggio, ma per il sistema di controlli, insufficiente o addirittura inesistente.

Responsabilità più marcate per le Regioni del Sud

Le responsabilità più marcate vanno a Basilicata, Molise, Calabria, Puglia e Sicilia.
Per Calabria e Basilicata, in particolare, la Commissione segnala che “l’assenza di stazioni di controllo nelle zone vulnerabili ai nitrati è particolarmente grave”. In Basilicata, infatti, le stazioni di monitoraggio sono solo 13 perché sembrano svanite nel nulla quelle che nel precedente quadriennio avevano indicato concentrazioni elevate di nitrati. In Calabria non esistono proprio. In Molise sono 14, in Puglia 62, e in Sicilia 86.

In seguito a questo primo avviso l’Italia, con le rispettive Regioni, avrebbe dovuto attivarsi per “garantire la stabilità della rete di monitoraggio dei nitrati,  procedere a un riesame e proseguire nella designazione delle zone vulnerabili ai nitrati in varie Regioni, nonché adottare misure supplementari o azioni rafforzate per conseguire gli obiettivi della direttiva”.

Cosa rischiamo

Nonostante un “intenso dialogo con le autorità italiane che ha portato ad alcuni progressi”, si sono manifestate nuove problematiche come “la riduzione del periodo di chiusura continuo durante il quale è vietata l’applicazione dei fertilizzanti e la mancata revisione di alcuni programmi d’azione regionali” che hanno spinto la Commissione a inviare “in data odierna un’ulteriore lettera di costituzione in mora, concedendole due mesi per affrontare le carenze individuate, trascorsi i quali la Commissione potrà decidere di inviare un parere motivato”.

Se l’Italia non si adeguerà alla normativa sui nitrati dovrà vedersela con la Corte di Giustizia europea, cioè la tappa successiva al parere motivato.

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