Procedura UE contro l’Italia sulle concessioni balneari: ritorna l’incubo Bolkenstein

UE: l’estensione delle concessioni fino al 2033 sarebbe in contrasto col diritto europeo. Porte aperte alle multinazionali del turismo?

Bruxelles – La Commissione europea ha inviato oggi all’Italia una lettera di messa in mora relativa al tema del rinnovo automatico delle concessioni balneari. Ora abbiamo due mesi di tempo per rispondere alle argomentazioni sollevate dall’Europa, poi Bruxelles passerà alla fase successiva inviando un parere motivato.
All’Italia viene richiesto che le concessioni siano rilasciate per un periodo limitato e mediante una procedura di selezione aperta, pubblica e basata su criteri non discriminatori, trasparenti e oggettivi.

Bruxelles si preoccupa per noi

Bruxelles ritiene che la normativa italiana, e nello specifico la 145/2018, che ha disposto l’estensione delle concessioni balneari fino al 31 dicembre 2033, “sia incompatibile con il diritto dell’Ue e crei incertezza giuridica per i servizi turistici balneari, scoraggi gli investimenti in un settore fondamentale per l’economia italiana e già duramente colpito dalla pandemia di coronavirus, causando nel contempo una perdita di reddito potenzialmente significativa per le autorità locali italiane”.

Il pericolo delle multinazionali del turismo

A quali investimenti e investitori si riferisca la commissione non è dato saperlo. Per certo le medie e piccole aziende attualmente titolari delle  concessioni balneari sono già in forte crisi e la perdita  per il bilancio italiano è una realtà assodata. La messa all’asta delle concessioni, dopo quasi un anno di pandemia, e nell’incertezza del buon esito della stazione 2021, condurrebbe al rischio serio di ritrovarsi “in casa”, a gestire le concessioni balneari,  multinazionali del turismo che farebbero sparire di colpo migliaia di piccoli imprenditori con la relativa ricaduta sulla perdita di posti di lavoro.

Abbiamo due mesi

Nel 2018 il primo governo Conte aveva stabilito l’estensione delle concessioni  fino al 2033, proroga intesa come “periodo transitorio” e non come rinnovo automatico. Il tempo necessario per attuare una riforma di tutto il settore. L’allora ministro del turismo Gian Marco Centinaio stava concordando con Bruxelles il da farsi, quando a causa della caduta del Governo la trattativa non trovò sbocchi.  Il secondo governo Conte, nonostante l’impegno ad approvare un primo dpcm entro il 30 aprile 2019, non ha mai portato a compimento il lavoro. L’Italia dispone ora di 2 mesi per trovare una soluzione

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