Operazione Grinch

Passaggio di consegne tra Marco Doria a Marco Bucci

Tra assenza e onnipresenza: operazione nostalgia

Alla fine è quasi come se me lo fossi autoimposto. Incalzato dalle festività imminenti. Invischiato da quel clima melenso, con quel motivetto sonoro e invadente che spacca timpani e cervello: “È Natale, è Natale si può dare/fare di più’”. Tra il mantra e lo spottone similelettorale. Diviso fra l’operazione nostalgia di un sindaco trasparente dalla presenza/assenza sussiegosa che ti suggeriva almeno la domanda sulla sua esistenza. Divina o meno.

E il prendere atto della presenza/onnipresenza di chi l’ha sostituito con la consapevolezza di chi si proclama indispensabile – almeno per ruolo istituzionale – e chiarisce in pubblico di esserlo talmente tanto da essere “tamponato” almeno due volte alla settimana.  Eccedendo persino in macumbe contro gli iellatori e i portasfiga che in conferenza stampa hanno osato porgli la domanda sulle sue condizioni di salute.

Perché se non è assolutamente vero che, come dice Angela da Mondello “Non ce n’è di Coviddi, non ce n’è”, almeno Lui non ne è mai stato contagiato.

Epperò, poi capita, da oggi in poi, che nell’imminenza risultiamo essere tutti più buoni. O almeno ci si prova. Che poi, a criticare sempre e comunque, si rischia di perdere credibilità e di finire per peccare di scarsa autorevolezza. Oltre ad attirarsi i commenti poco lusinghieri dei soliti “sentinelli” che… sempre all’erta stan.

Quel like inaspettato al genio incompreso

E poi ve lo dico chiaro e tondo che anche lì, negli appartamenti di “sua sommità”, in questi ultimi giorni qualche cosa deve essere cambiato. Me ne sono accorto quando, a fine novembre, mi è capitato di scrivere l’ennesimo articolo non precisamente “encomiastico” nei suoi confronti in occasione dell’ennesimo riconoscimento alla carriera. Con questo incipit “Sindaco, manager, commissario, eppoi Doge, sire e, addirittura,  “imperatore”, come lo descrivono alcuni suoi detrattori che lo criticano per il suo spiccato decisionismo soprattutto quando in sala rossa ci sarebbe almeno da ascoltare le ragioni degli esponenti dell’opposizione. Talvolta, forse esclusivamente per tattica, ha persino chiesto scusa, arrivando – pensate un po’- ad offrire una rosa ad una consigliera con il quale si era dimostrato non tanto poco galante ma, addirittura, poco educato nel corso di un suo intervento. C’è da chiedersi quanto e in che modo lieviterà la sua autostima già esondante dopo l’ultimo riconoscimento, quello di ambasciatore della grande Milano nel mondo assegnatogli dal centro studi Grande Milano che riunisce alcune delle più importanti aziende del capoluogo lombardo. Insieme a lui hanno ricevuto il conferimento anche Letizia Moratti, l’attore Antonio Albanese e la cantante Gianna Nannini”. Una sorta di contaminazione che io ho trovato particolarmente irriguardosa. Perché passi mischiare un personaggio del suo calibro e carisma con Letizia Moratti, manager e politico, primo sindaco donna di Milano e primo presidente Rai donna. Ma volerlo assimilare ad un attore e ad una cantante per quanto non precisamente degli sconosciuti potrebbe finire per minare la sua naturale autostima. E comunque ha compreso che nel mio articolo, al di là delle numerose critiche, c’era la ferrea volontà di pungolarlo a fare meglio. Così mi ha messo un like. Sorprendendomi, quasi non avesse percepito l’ironia. O si fosse limitato a guardare le fotografie.

Comunque sia, visto che mi sono imposto di essere più buono, almeno in vista e durante le festività natalizie vorrei almeno in questa occasione parlare bene di Lui.

Anche se fra ventisei giorni non sarà in piazza De Ferrari a farsi un selfie  in compagnia del suo amico, collega e sodale Giovanni Toti, durante il conto alla rovescia come è accaduto l’anno scorso per il “Tricapodanno”. Perché quest’anno – almeno così suppongo – sarà tutto impegnato a predicare il distanziamento sociale. Come è giusto che sia.

E lo faccio, il parlarne bene, agendo per differenza. Cercando di dare il senso di quello che la nostra città non è o sicuramente non è diventata. O non diventerà. Mai.

#Sfigcity che non è #Genovameravigliosa

Perciò mi sono fatto aiutare da un mio amico social, Enrico Testino, vicepresidente del consorzio Pianacci, oltre che comunicatore visionario. Scrive Testino

“Poniamo che io, proprio io, con la mia smodata sete di potere e il mio estremo cinismo, voglia arrivare a guidare come Sindaco e con la ghenga che mi si riferisce Sfig City. Studiamo la situazione.

A Sfig City vota il 60% delle persone, il 35% vota me e quindi supero festosamente il 50%. Se curo quel 35% che continua a votarmi e il sistema di governo/decisionale rimane quello vigente io posso fare il camzo che voglio. Non è difficile, ad esempio, agire sul Piano Urbanistico (che peraltro Sfig City ne ha uno che levati) e su quasi tutto ciò che serve a me e alla ghenga, e un po’ anche alla città, a cui voglio, alla fine, bene. L’unica cosa che può fermarmi è il variare di quella percentuale e il suo variare dipende da alcuni fattori principali.

Uno dei quali è come si muove l’opinione pubblica, chiamiamola così, che son affezionato a termini arcaici. I media, se son ridimensionati e amicizzati è meglio. I percorsi di confronto pubblico, se non ci sono è meglio.

I componenti degli apparati pubblici di governo…beh, se criticano pubblicamente il datore di lavoro posso licenziarli. Adesso siete avvisati”.

Il grande balzo

E insomma, come dicevo, per detrazione c’è tutta la differenza del mondo. Intanto occorrerebbe capire se il sindaco/commissario/Doge/ ambasciatore della grande Milano nel mondo e di Genova suo sobborgo, avrà intenzione di ricandidarsi o meno, o compiere, magari al contrario qualche grande balzo verso Roma per un finale di carriera da parlamentare. Gia a settembre il suo sponsor Giovanni Toti aveva spoilerato un secondo mandato per il Sindaco. Magari per evitare futuri intralci su progetti di carriera personale.  Ma non si sa mai, viste le giuste ambizioni. Di entrambi.

E comunque Genova, magari non tanto per percezione, ma almeno per definizione non può essere che #GenovaMeravigliosa. E #Sfigcity – che come si sa ci vede benissimo e non è cieca come la fortuna – è tutta un’altra roba. O…. no? E poi nessuno ha parlato di red carpet, o di scivoli che non scivolano. Di ombrellini e girandoline. Ne’ di improbabili assessori alla sicurezza, di cumulo di deleghe, di cronoprogrammi e di risorse negate ai municipi non allineati. Nè di polmoni verdi da alienare. Che tutto questo potrebbe essere facilmente assimilabile allo schifo di una città sfigata. Parola di Grinch

Paolo De Totero

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