Vaccini antinfluenzali, carenze e ritardi: per ora niente consegna del “quinto d’obbligo” in Liguria

La scarsità dei vaccini antinfluenzali sta diventando un caso nazionale, ma di chi è la colpa?

Genova – Nonostante la campagna vaccinale per l’influenza sia partita ormai da quasi due mesi sono ancora moltissimi i liguri che non sono riusciti a vaccinarsi. Farmacie e medici di base subissati di richieste rispondono che non ne dispongono e non sono neanche sicuri se arriveranno, ma che cosa sta succedendo?

Le raccomandazioni del Ministero della Sanità

Per meglio comprendere partiamo dall’inizio.
Lo scorso 4 giugno la circolare del Ministero della Sanità informava: ”Nella prossima stagione influenzale 2020/2021, non è esclusa una co-circolazione di virus influenzali e SARS-CoV-2, pertanto, si rende necessario ribadire l’importanza della vaccinazione antinfluenzale, in particolare nei soggetti ad alto rischio di tutte le età, per semplificare la diagnosi e la gestione dei casi sospetti, dati i sintomi simili tra Covid-19 e Influenza. Vaccinando contro l’influenza, inoltre, si riducono le complicanze da influenza nei soggetti a rischio e gli accessi al pronto soccorso”.

Coronavirus e vaccino antinfluenzale: quale legame?

Il motivo di queste raccomandazioni si spiega in quanto il vaccino antinfluenzale faciliterebbe la diagnosi del Covid-19 perché, se una persona è vaccinata e ha febbre e tosse, i sintomi potrebbero essere facilmente attribuibili al coronavirus. Oltre ai soggetti a rischio, nell’informativa ministeriale si sottolineava anche la necessità di abbassare la soglia di età a 60 anni anziché 65 e si includevano persino i bambini da 6 mesi a 6 anni. Di conseguenza la platea degli utenti si è notevolmente ampliata e pertanto tutte le regioni italiane hanno fatto un’ingente scorta di vaccino per vaccinare all’interno del Servizio sanitario aumentando, rispetto agli anni scorsi, le dosi previste.

I passi di Regione Liguria

La Regione Liguria per la stagione 2020-2021 ha stanziato 2 milioni e mezzo di euro ripartiti fra due aziende farmaceutiche, Sanofi e Seqirus, tramite un bando di gara pubblicato a giugno.
Lo scorso anno, per la campagna vaccinale 2019-2020, erano state  acquistate dalle aziende Glaxo e Seqirus 418.848 dosi. Quest’anno  A.li.Sa., che svolge la funzione di “centrale regionale di acquisto” per le aziende e gli enti del servizio sanitario regionale, ha acquistato il 43% in più delle dosi (complessivamente 500mila) e ha anche anticipato la data di inizio della somministrazione del vaccino oltre a promuovere, già dai primi di ottobre, un’azione di informazione sanitaria nei confronti della popolazione over 60, delle RSA e del personale sanitario, ovvero le categorie più esposte.
Lo scorso 17 novembre il presidente della Regione, che copre anche il ruolo di assessore alla Sanità ligure, aveva assicurato che “la campagna di vaccinazione sta funzionando bene, in meno della metà del tempo abbiamo superato la soglia di vaccinazione dello scorso anno”.
Non solo, ad ottobre scorso, dopo un incontro con i rappresentanti di Federfarma Liguria e dell’Ordine dei Farmacisti liguri, Toti aveva dichiarato che nelle settimane successive, dopo una prima fase della campagna rivolta principalmente alle fasce e categorie più a rischio per le quali è prevista la gratuità della vaccinazione, la Regione avrebbe distribuito una parte delle dosi di vaccino alle farmacie.

Ad oggi però non solo le farmacie ne sono ancora sprovviste ma anche i medici di base non riescono a soddisfare tutte le richieste dei pazienti, anche e soprattutto di quelli considerati a rischio in quanto anziani e soggetti fragili con patologie pregresse.

Richieste sottostimate?

La popolazione ligure conta 1.543,127 abitanti (dati Istat 1° gennaio 2020), le dosi di vaccino ordinate quest’anno (500mila) dovrebbero quindi coprire circa il 33% dei liguri. Conteggiando le categorie indicate dal Ministero della Sanità, cioè i bambini nella fascia da 6 mesi a 6 anni e gli adulti dai 60 ai 99 anni, risultano essere presenti 654.568 potenziali soggetti alla vaccinazione cioè il 42,4% dei liguri. Il quantitativo ordinato sembra risultare sottostimato se si considerano oltre che la provincia di Genova anche i fabbisogni delle altre tre province liguri, Savona, Imperia e La Spezia. E sarebbe comunque insufficiente anche se si considerasse l’eventuale integrazione di ulteriori 100mila dosi, il cosiddetto “quinto d’obbligo”, opzione presente nel bando di gara conclusa lo scorso 23 giugno che consente ad A.liSa. di richiedere – qualora necessario – la consegna di un ulteriore quinto dell’intero ordine.

L’acquisto in danno

Anche altre Regioni italiane come Lombardia, Lazio e Sardegna sono in sofferenza, e pure il Piemonte dove il presidente Alberto Cirio ha già dichiarato che si tutelerà agendo nei confronti dell’azienda farmaceutica Sanofi  tramite “l’acquisto in danno”, che permette di rivolgersi ad un’altra azienda attribuendone  gli extra costi a Sanofi.
Per quanto riguarda la Liguria, invece, il commissario di A.Li.Sa., da noi interpellato, ha riferito che l’Azienda procederà ad una verifica riguardo al corretto adempimento dell’obbligo contrattuale e, se necessario, adotterà le azioni necessarie e doverose. Sanofi intanto ha già comunicato al Governo che non riuscirà a completare la consegna del “quinto d’obbligo” previsto per la Liguria che consiste in 60mila dosi.

Che cosa ci ha risposto Sanofi

“L’eccezionale e inedita situazione determinata dalla pandemia che l’Italia e il mondo intero vivono dall’inizio del 2020 e che ha subito un ulteriore aggravamento con la seconda ondata di questi ultimi mesi, ha comportato una crescita esponenziale della domanda di vaccini antinfluenzali. Una domanda che non può considerarsi nemmeno paragonabile a quella degli anni passati.
Tale aumento, per la sua repentinità ed enormità, ha generato una situazione di forte pressione sulle strutture produttive a livello globale che non è stata in alcun modo tecnicamente fronteggiabile. Il ciclo produttivo dei vaccini, infatti, è complesso e per nulla flessibile, non permette pertanto un adattamento rapido a un eccesso di richiesta dell’entità di quello che si è verificato negli ultimi mesi.
Ne è conseguita, pertanto, una situazione generalizzata di oggettiva carenza di vaccini antinfluenzali a livello mondiale, che ha determinato un’indisponibilità di prodotto rispetto alla quale Sanofi Pasteur ha cercato da subito di reagire con ogni mezzo a propria disposizione.

Grazie allo sforzo industriale messo in atto, che si è concretizzato in un aumento della capacità produttiva di più del 20%, nel nostro Paese tutte le Regioni sono state messe nelle condizioni di avviare la campagna vaccinale influenzale nei tempi previsti, senza al contempo creare squilibri a livello nazionale. È proprio grazie a questo approccio, scelto in assoluta buona fede da Sanofi Pasteur, che è stato possibile procedere in tempo utile alla vaccinazione di gran parte della popolazione fragile, in pressocché tutte le Regioni.

Sanofi Pasteur è assolutamente cosciente della situazione di difficoltà che i ritardi e le mancate consegne registrate nelle ultime settimane possono aver creato in alcune Regioni. È proprio con questa consapevolezza che l’azienda si è concretamente e incessantemente impegnata per cercare ulteriori quantitativi di vaccino antinfluenzale eventualmente disponibili a livello globale per poter continuare a far fronte agli impegni presi. In tutte queste settimane l’azienda non ha mai fatto mancare il dialogo e un aperto confronto con le autorità per individuare qualsiasi ulteriore soluzione che potesse venire in aiuto alla sanità pubblica.
A partire dai primi giorni di dicembre, Sanofi Pasteur sta mettendo a disposizione delle Regioni un ulteriore quantitativo di dosi di vaccino antinfluenzale con l’intenzione di proseguire con altre consegne da qui alla fine del mese di dicembre.
Sanofi Pasteur confida che questo ulteriore sforzo possa rappresentare un supporto concreto per le Regioni in termini di copertura delle popolazioni fragili ancora non vaccinate.

La situazione attuale conferma la necessità di mettere in atto una pianificazione rigorosa e adeguatamente anticipata in una logica di sostenibilità reciproca tra SSN e aziende produttrici e di competitività internazionale. Sanofi Pasteur auspica quindi che le Regioni possano completare entro il primo trimestre del 2021 le attività di approvvigionamento per la prossima stagione vaccinale 2021-22, poiché questo permetterebbe di pianificare la produzione dei vaccini nei tempi necessari e con quantitativi corrispondenti alle richieste di fabbisogno dei sistemi sanitari regionali italiani e potrebbe consentire altresì di poter eventualmente gestire situazioni di emergenza”.

Giulia Danieli

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