Fegino, via Ferri riapre per le feste e intanto Piciocchi annuncia indennizzi economici per i commercianti

Secondo il capitolato, i lavori dovevano chiudersi i primi di dicembre e invece sono spuntati dei sottoservizi non mappati e ora l’assessore parla di nuove tempistiche: “Ipotizzo che riprendendo a lavorare a gennaio potremmo concludere entro fine marzo”

Genova – Via Ferri riapre per le feste.
Lo annuncia l’assessore ai Lavori pubblici, Pietro Piciocchi, che fa sapere che entro il fine settimana i lavori di asfaltatura saranno terminati e la circolazione potrà riprendere normalmente per il periodo delle vacanze natalizie.
Una magra consolazione per i commercianti della zona, intrappolati da un cantiere che, tra alti e bassi, va avanti da almeno sette anni e che si è aperto nel 2013 con il primo lotto della messa in sicurezza idraulica del rio Fegino, cioè quello per la realizzazione del nuovo ponte tra via Ferri, via Borzoli e corso Perrone.

Tubi senza padrone

Un cantiere sfortunato perché la conclusione dei lavori per il lotto della roggia Rolla, quello attuale che da capitolato si doveva chiudere entro 180 giorni a partire dal 3 giugno 2020, è slittata perché gli operai hanno trovato dei tubi non mappati.
“Succede spesso nella nostra città”, spiega Piciocchi sottolineando che “le mappe e il censimento dei sottoservizi” a Genova “non sono complete” e anzi, c’è una vera e propria “stratificazione di utenze” tanto che non si riesce nemmeno a capire di chi siano queste tubature.
“Abbiamo tubi con una molteplicità di proprietari da un lato, dall’altro abbiamo tubi che oggi sono completamente dismessi”, continua Piciocchi che poi precisa come questi ultimi siano talmente datati nel tempo che “sono rimasti lì, nel sottosuolo, e non hanno neppure una paternità. Questo rende ancora più complicato il nostro lavoro”.

I soldi ci sono

Un bel guaio per i negozi che si affacciano sul cantiere e che, stremati dalle alluvioni, dal crollo del Morandi e dal lockdown, per tirare il fiato dovranno aspettare almeno “fino a fine marzo” quando “riteniamo di poter concludere i lavori”, precisa Piciocchi aggiungendo che però i soldi per pagare l’impresa ci sono perché “il quadro economico è capiente anche per la copertura di spese di questo tipo e non c’è necessità di integrare gli stanziamenti con ulteriori somme”.
Anzi, tiene a sottolineare l’assessore, “la Giunta ha deliberato un contributo per sterilizzare la TARI e ha individuato delle risorse per concedere un indennizzo economico ai commercianti di via Ferri che li vada a ristorare delle perdite che hanno subito in questi mesi”.

E i lavori del 3° lotto?

La messa in sicurezza del rio Fegino prevede anche un terzo lotto, cioè il tratto compreso tra il deposito di oli minerali e i giardini Montecucco, che però è ancora senza copertura economica. Per ottenere i finanziamenti, infatti, serviva predisporre un progetto definitivo che non c’è.
“Ci stiamo lavorando”, assicura Piciocchi aggiungendo che “il terzo lotto del Fegino è stato inserito nello schema del piano triennale delle opere pubbliche che la giunta comunale ha adottato il mese scorso e che poi chiaramente sarà oggetto di approvazione in sede di bilancio. Lo stanziamento che abbiamo previsto è di 2 milioni e mezzo”. Soldi che non sono ancora sufficienti. E infatti mancherebbero all’appello altri tre milioni e mezzo che il Comune conta di recuperare dal Fondo strategico della Regione.
Ma non si poteva usare il Recovery Fund?
“Il problema è che oggi non sappiamo quando queste risorse saranno disponibili e quindi non abbiamo nemmeno la possibilità di accertarle a bilancio”, conclude Piciocchi che infine precisa: “Oggi devo fare i conti come se i fondi del Recovery Fund non ci fossero”.

Simona Tarzia

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