Stabilimento Panarello, Piciocchi risponde alle obiezioni di Municipio e Comitato: “Operazione compatibile con la tutela paesaggistica”

Cemento nel Parco dei Forti e delle Mura? Il Vicesindaco invita a leggere le carte: “Introdotte prescrizioni ambientali per la proprietà”

Genova – “La norma speciale che viene introdotta nel PUC e che invito tutti a leggere, prescrive alla proprietà una serie di interventi di riqualificazione ambientale anche sull’edificio esistente”.
Così il Vicesindaco e assessore ai Lavori pubblici, Pietro Piciocchi, prova a buttare acqua sul fuoco della polemica che negli ultimi giorni ha infiammato il Municipio Media Valbisagno e il Comitato di Difesa del Parco dei Forti e delle Mura, sfavorevoli all’ampliamento dello stabilimento Panarello di via Carso. Una contrarietà che deriva da una preoccupazione, cioè che la variante al PUC, con la previsione di un cambio di destinazione d’uso dell’area che da agricola diventa industriale, possa in qualche modo aprire le porte alla cementificazione del Parco.
Ipotesi che viene smentita dall’amministrazione che anzi precisa come “l’operazione sarà attuata con tutte le cautele del caso e si inserirà nel contesto in maniera armonica”.

Poi sul fatto che il piano industriale di Panarello, a fronte dell’ampliamento, non preveda un incremento dei posti di lavoro, Piciocchi risponde che “non è un dovere dell’amministrazione andare a sindacare i piani industriali delle società” e dunque, se “c’è un’azienda che ci chiede di crescere, l’amministrazione non può restare sorda, soprattutto in un periodo di crisi come quello che stiamo vivendo” ma “deve fare qualunque cosa per incentivare lo sviluppo, in particolare se parliamo di aziende storiche, sane e produttive”.

Quanto alla logistica della strada collinare che porta alla fabbrica, piuttosto stretta e senza protezioni a valle, alle obiezioni del Comitato che si lamenta per il via vai di camion, il Vicesindaco ribatte che “in tre anni e mezzo che faccio l’assessore non ho mai ricevuto nessuna segnalazione su via Carso”. Una questione secondaria, dunque, per una zona dove “la densità abitativa è scarsissima”. Eppure le voci allarmate dall’ampliamento sono tante, i residenti denunciano persino “sversamenti di acque provenienti, pare, da bonifiche di serbatoi” e sottolineano che in zona non c’è l’allacciamento alla rete fognaria ma solo fosse biologiche.
“Un fenomeno ricorrente sulle alture della nostra città” e che “francamente non mi sembra un problema tale da dover mettere in discussione l’intervento”, taglia corto Piciocchi che è piuttosto categorico anche sull’ipotesi di delocalizzazione ventilata dal Municipio e giudicata “avulsa dalla realtà” dal Vicesindaco che replica: “Il dato storico con cui fare i conti è che l’impresa è già su quel territorio e che fino ad oggi non ha portato problemi. Mi sembra velleitario dire a un imprenditore che se vuole espandersi si deve trasferire e pagare milioni di euro per delocalizzare la produzione. Credo che la politica debba fare una scelta e l’ago della bilancia pende decisamente dalla parte di questo intervento”.

Insomma una strada in salita per il Comitato che adesso, per mitigare le criticità, potrà solo giocarsi la carta della partecipazione prevista dal percorso di variante al PUC.

Simona Tarzia

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