Buon compleanno Disco club

Come in “Alta fedeltà”

Il giorno fissato è sabato, ma da qualche settimana fervono i preparativi. Il compleanno è quello di un negozio che per mille ragioni andrebbe annoverato fra quelli del patrimonio storico della nostra città. Non per gli arredi che magari, pur essendo sempre quelli, tradiscono una certa “modernita’” anni Settanta, ma per lo spirito new age che è ancora possibile respirare. Del resto non è un mistero per nessuno che lo scrittore inglese Nick Hornby qualche anno fa, dopo la trasposizione cinematografica e il successo del suo romanzo “Alta Fedelta’”- che aveva come protagonista un trentacinquenne appassionato di musica pop ed ex dj proprietario si un negozio di dischi-  sia venuto a Genova a visitare “Disco Club”. Per curiosità, per vedere che in fondo quando si tratta di musica tutto il mondo è paese,  o forse soltanto per portare la sua personale solidarietà ai “dischivendoli”. Di anni “Disco Club” ne compirà 55, ma il suo compleanno non è soltanto quello del negozio o della fedele clientela, che in epoca pre Covid lo ha sempre identificato come punto di incontro per parlare di musica e per fare nuovi incontri musicali. Anche se gli anni non corrispondono la festa è soprattutto  del titolare che dalla metà degli anni Settanta e poi sempre lo stesso Gian Balduzzi. E che può dirsi fiero, e lo dimostra, di quella che è la sua creatura. Tanto da portarci a pensare che il suo compleanno si sia appiattito su quello di Disco Club, anche se Gian qualche anno di più se lo porta sulla spalla, magari non li dimostra. Una attualità che si sposa sempre con il vintage. Come quella pensata della “Radio” un blog su Internet in cui durante la pandemia si parlava di musica ma non solo. Con la trovata ingegnosa del viaggio di internet e la proposizione di post come fosse un palinsesto di programmi. Non c’era la possibilità di avere onde radio. Perciò ingegno e bravura, per tenere compagnia e fidelizzare i clienti di sempre.

Perché Gian, da che ne ho conoscenza, io me lo vedo sempre lì dietro al banco. Un falso burbero, uno che ci tiene a mantenere almeno un po’ l’ordine e a tracciare un percorso logico nella conversazione, anche se può risultare difficile dare ordine alle diverse idee musicali, fatte di titoli, ricordi e aree musicali.

Il diario e i tic della clientela

Vabbè lui ci ha scritto un diario sui vizi della sua clientela. Perché oltre ad avere dimestichezza con titoli e gruppi e anni di concerti epici, possiede la tecnica della scrittura. Negli anni Settanta per esempio era il direttore di un giornale di nicchia, che comunque aveva ben duemila abbonati, e probabilmente per il fenomeno della moltiplicazione il doppio o il triplo. Pop Records si chiamava la pubblicazione, ideata per favorire le vendite di dischi e vinili per corrispondenza aveva finito per diventare vera e propria panacea mensile per gli appassionati, palestra professionale per giornalisti poi affermatisi come firme nel settore degli spettacoli. Da Renato Tortarolo ( il Secolo XIX) a Flavio Brighenti (La Repubblica), da Massimo Poggini (per 28 anni a Max autore di varie biografie di successo) a Enrico Ghezzi ( inventore dei contenitori televisivi FuoriOrario e Blob). E poi ancora Luca De Gennaro, conduttore a Radio Capital, a John Vignola, mitico conduttore radiofonico, da Rupert Bottaro a Fabio De Luca, altri due pilastri della radiofonia. Insomma Genova e Disco Club sono stati una palestra parecchio prolifica. E poi ci sono gli autori musicali, cantanti e cantautori che da sempre bazzicano Disco Club come metà fissa per diffondere musica. Ogni anno prima del Covid e del distanziamento, il giorno del compleanno ci hanno offerto performance sontuose. Da Beppe Gambetta, al figlio Filippo, da Paolo Bonfanti a Federico Sirianni. Senza dimenticare Roberta Barabino. E mi scusino gli altri se nella fretta mi è capitato di dimenticarli.

Quel rosso mangiadischi Penny

E poi c’è la storia di Gian, sistemato in età giovanile, in banca/posto fisso. Lavoro ambito all’epoca, solido anche se non permetteva eccessivi svolazzi pindarici. A tempo perso, o forse no, Gian aiutava l’allora titolare di Disco Club, Carlo Calderone per scoprire poi che la carriera bancaria gli stava stretta e del  resto fra quelle mura aveva scoperto anche l’amore. Perciò inversione di rotta drastica e cambiamento di professione. Da grande avrebbe fatto il “dischivendolo”, come Lui ama definirsi. E così Disco Club in via San Vincenzo 20 diventa un presidio da difendere. Soprattutto contro i tempi. Perché, ragazzi diciamocelo, dal 1965 ad oggi, a cinquantacinque anni di distanza, dalla tecnologia all’ascolto, dal mangiadischi con 45 giri, all’Hi fi con 33 giri, dal Cd alla musica “piratata” tutto e niente è cambiato. Solo che adeguarsi al mercato e resistere voleva dire “fidelizzare” la clientela e mantenerla negli anni. Percio’ entrando in quel negozio che con il tempo inizierete un po’ a percepire come un tempio, si ha quasi la sensazione di far parte di una famiglia, dove si condivide e ci si burla almeno un po’ delle défaillance proprie e degli altri. Gian da sempre, insieme a Dario, il suo aiutante di campo e l’ultimo arrivato (in senso di tempo) il giovane Andrea (ventiseienne), è il burbero comandante. In piedi sulla tolda della nave dirige tutte le operazionisi imbarco e sbarco, e  ascolta e le vostre dissertazioni musicali. Soppesandovi e pronto alla battuta salace. È un falso burbero. Come in fondo sanno i suoi clienti che almeno un po’ lo mitizzano.  E come sanno  anche i senzatetto della zona che ogni tanto si trovano a dormire davanti alla sua serranda. Davanti alla sua vetrina, dove tra qualche giorno farà bella mostra un rosso “mangiadischi” “Penny” vintage. A ricordare anche in questo periodo difficile per i negozianti l’importanza dei negozi storici che hanno superato anche l’attacco dei tempi, della modernità e di Amazon. Gian che avrebbe ormai potuto essere comodamente un ex bancario in pensione anche di questi tempi dice di non aver rimpianti. In banca, dietro ad uno sportello proprio non ce l’avrebbe fatta. E lui in fondo ha preferito percorrere un sogno. Che dura da cinquantacinque anni. Per questo e per molto altro, buon compleanno Gian. Buon compleanno Disco Club

Paolo De Totero

 

 

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