Cantiere del nuovo ospedale di Vibo Valentia sotto sequestro per disastro ambientale

Nel mirino della Procura anche due funzionari tecnici di Regione Calabria che avrebbero distratto i fondi previsti per la mitigazione del dissesto dirottandoli sul nuovo ospedale

Vibo Valentia – Colate di cemento che hanno aumentato la portata del canale e ampliato l’afflusso dell’acqua in un bacino dissestato e già compromesso dall’alluvione del luglio 2006, quando due uomini e un bambino avevano perso la vita annegati.
In seguito a questo evento, la Regione Calabria aveva previsto uno studio idrografico, il cosiddetto “Piano Versace”, per preservare la zona da eventuali nuove costruzioni proprio a causa della pericolosità idraulica dell’area.

Con le nuove opere per l’ospedale, invece, la Vibo Hospital Service SpA ha realizzato un innesto artificiale nella testata principale del fosso Calzone (Rio Bravo), creando gravi situazioni di pericolo per la linea ferroviaria Eccellente – Rosarno.
È partita da qui l’ispezione della Guardia di Finanza di Vibo, coordinata dal Procuratore Camillo Falvo, che stamattina ha portato al sequestro preventivo dell’area dove doveva sorgere il nuovo ospedale cittadino.

Dalle indagini è poi emerso che la Vibo Hospital Service SpA, la stessa società con sede a Rovigo che aveva ottenuto l’appalto da 144 milioni per il nuovo ospedale,  si era aggiudicata anche questi lavori di messa in sicurezza idrogeologica, un affare da oltre 3 milioni di euro, con un affidamento diretto.

Chi sono gli indagati

Nel mirino della Procura sono finiti due funzionari della struttura tecnica di Regione Calabria tra cui il RUP, il Responsabile Unico della Regione,  e poi il direttore dei lavori e varie figure legate alle ditte in appalto compreso il presidente del CdA del consorzio Vibo Hospital Service SpA.
Questi i nomi.

Domenico Maria Pallaria, nato a Curinga (CZ) in data 12/01/1959, per le per le ipotesi di reato previste e punite dagli artt. 81 cpv, 110, 112, 323 c. I e II, 434 comma 1 e 2 del Codice Penale, nella sua veste di Direttore Generale del Dipartimento nr. 09 Infrastrutture della Regione Calabria, in qualità di R.U.P.

Pasquale Gidaro, nato a Catanzaro in data 06/02/1967, per le ipotesi di reato previste e punite dagli artt. 81 cpv, 110, 112, 323 c.p. – c. I e II, 434 comma 1 e 2 del Codice Penale, in qualità di responsabile della struttura tecnica per il supporto al R.U.P.

Alessando Andreacchi, nato a Nicastro – Lamezia Terme (CZ) in data 07.04.1963, per le ipotesi di reato previste e punite dagli artt. 81 cpv, 110, 112, 323 c.p. – c. I e II, 434 comma 1 e 2 del Codice Penale, in qualità di direttore dei lavori.

Pier Renzo Olivato, nato a Anguillara Veneta (PD) in data 06/12/1954, per le ipotesi di reato previste e punite dagli artt. 81 cpv, 110, 112 e 434 comma 1 e 2 del Codice Penale, in qualità di Presidente del consiglio di amministrazione del consorzio di imprese Vibo Hospital Service SpA, concessionario dei lavori.

Giacomo Procopio, nato a Catanzaro in data 30/10/1957, per le ipotesi di reato previste e punite dagli artt. 81 cpv, 110, 112 e 434 comma 1 e 2 del Codice Penale, in qualità di legale rappresentante dell’impresa esecutrice dei lavori “Costruzioni Procopio Srl”.

Massimo Procopio, nato a Catanzaro in data 03/09/1961, per le ipotesi di reato previste e punite dagli artt. 81 cpv, 110, 112 e 434 comma 1 e 2 del Codice Penale, in qualità di vice-presidente del consiglio di amministrazione della “Vibo Hospital Service SpA” e Direttore Tecnico dell’ impresa esecutrice dei lavori “Costruzioni Procopio Srl”, con sede in Catanzaro.

Luigi Giuseppe Zinno, nato a Marano Marchesato (CS) in data 22/10/1954, per le ipotesi di reato previste e punite dagli artt. 323 e 434 comma 1 e 2 del Codice Penale, in qualità di soggetto attuatore dell’ ufficio del Commissario Straordinario per la mitigazione del rischio idrogeologico della Regione Calabria.

Ai soggetti indagati, la Procura contesta le ipotesi di reato di disastro colposo e abuso d’ ufficio. Ipotesi, quest’ultima, che deriva dal fatto che la Regione ha palesemente distratto i fondi pubblici ministeriali destinati a pulire il fosso, utilizzandoli strumentalmente per la realizzazione del nuovo Ospedale.

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