Fine pena Mai

Il cenone tradito

Ho atteso, ho indugiato, ho aspettato e mi sono perfino trattenuto, spulciando con applicazione i profili dei soliti noti e non, trascurando addirittura i dodici rintocchi che si sarebbero portati via l’anno vecchio per aprirci finalmente alle illusioni per quello nuovo.

A caccia di immagini che mettessero in comune e intendessero condividere questo strano cenone di San Silvestro in zona rossa e fra le quattro mura domiciliari. In gruppetti assottigliati con padroni di casa e al massimo due ospiti, under 14 esclusi. Con coprifuoco forzato allo scoccare delle 22, che nemmeno Cenerentola. E sono andato a letto, presto, per la verità, ma comunque ben dopo il brindisi beneaugurante della mezza notte, intristito e deluso per non aver potuto partecipare virtualmente ai festeggiamenti in casa altrui. Perché poi i social – diciamocelo – in conclusione finiscono per esaltare quella naturale curiosità che passa attraverso il buco della serratura.

Gli anni scorsi sui social era stato tutto un florilegio di post beneauguranti con tanto di immagini, dai preparativi in cucina alle tavolate. Con quei piatti del servizio per le occasioni, le posate i bicchieri, i calici, i segna posto, distribuiti in interminabili file indiane. E senza poi tergiversare sulle diverse portate, dagli antipasti ai primi, dai secondi, di carne o di pesce, al dessert. Sino allo spumante o allo champagne per il brindisi rituale.

Quei fuochi ribelli

Un San Silvestro in tono minore, probabilmente. Sicuramente con qualche apprensione a rendere pubblica la compagnia, nel caso di qualche marginale trasgressione numerica. Oppure soltanto perché per spirito avrebbe dovuto essere una festività in tono minore. Anche se poi la fine di questo 2020 e il momento di ricominciare a cullare qualche residua speranza per un prosieguo migliore ha reso la vigilia di capodanno un alternarsi di sensazioni. Con quelle strade deserte e quei fuochi pirotecnici ben visibili da finestre e balconi, quasi un cenno di ribellione, non solo all’ordinanza ma a questo periodo nero e all’anno orribile che ci stava salutando.

Nel pomeriggio e per tutta la sera della vigilia sono incappato solo in qualche post di auguri. Pochissimi e marginali quelli di festeggiamenti e di cenoni.

Quel consigliere stakanovista

Come al solito curata l’immagine dell’ex vicesindaco Stefano Balleari sul suo profilo, inevitabilmente davanti alla finestra di un ufficio in Regione. Da dove aveva comunicato, con tanto di foto, che aveva passato la giornata del 28 dicembre a lavorare nonostante la spruzzata di neve sulla città. Una premura nei confronti dei suoi elettori e dei cittadini per rassicurarli del fatto che i loro soldi vengono spesi bene.

Pero’ della sera e del cenone di San Silvestro nulla. Questione di privacy, forse, o di un ritrovato pudore da quei politici, nazionali, ma anche no, che ci hanno abituato a renderci partecipi di ogni momento della loro giornata. Dai momenti politici, alle celebrazioni, dagli eventi alle comparsate in tv, dalle ricorrenze personali e familiari sino agli spuntini fuori porta. Per non parlare di deambulazioni con cani, di gatti e gattini accovacciati sul divano. Sino agli scavalcamenti notturni in perfetto stile Fosbury delle recinzioni del canile.

E comunque in questa occasione mettere in piazza luogo e compagnia ed eventualmente anche menu’ del cenone di San Silvestro, una volta tanto avrebbe potuto essere un ottimo esercizio per rassicurare la piazza che i nostri soliti eroi quando ci sono di mezzo i divieti sono e si comportano esattamente come noi. Solo che tanto minuziosi nel farsi propaganda per ogni quisquilia in questa occasione non hanno ritenuto opportuno comunicarci che anche loro erano reclusi e in compagnia ridotta, proprio come noi comuni mortali.

Perciò ho continuato le ricerche anche nella giornata di capodanno. E Stefano Balleari mi ha dato qualche rara soddisfazione con una serie di immagini postate sul suo profilo, in compagnia della moglie, di una tavolata imbandita per un cheek to cheek e del bassotto Sigaro.

Quasi come il quartetto Cetra

Epperò gli altri continuano o hanno continuato a latitare. Mentre i rumors parlavano di un resort sul mare attrezzato all’uopo per la notte di San Silvestro per ospitare la baldoria di un politico locale in barba alle regole del distanziamento e tutto il resto.

E comunque la mattinata mi ha fornito qualche informazione in più. Tanto che razzolando sui profili istituzionali ho scoperto che alcuni nostri personaggi di primo piano erano impegnati in compiti istituzionali – presumo – presso gli studi televisivi delle due emittenti locali che hanno trasmesso i festeggiamenti di Capodanno. Chi in esclusiva, riguardo a quelli patrocinati dal Comune e dalla Regione, e chi no. E ha dovuto aggiustarsi da sola con una serata adeguata con la partecipazione di Vittorio Sgarbi, e tanti altri artisti.

Presenza fissa a PrimoCanale il presidente Giovanni Toti, accompagnato dalla moglie la giornalista Siria Magri, dell’assessore del Comune Paola Bordilli e da quello regionale Ilaria Cavo. Belle le foto comparse sul profilo della Bordilli del terzetto di politici a cui si è aggiunto il sindaco Marco Bucci, tutti con mascherina ma non distanziati, sulla Terrazza panoramica di PrimoCanale. Al sindaco Bucci era toccato in prima serata il ruolo dell’anfitrione a Telenord. L’emittente di Massimiliano Monti che, una volta di più ha protestato per la scelta di dare l’esclusiva a PrimoCanale. A Bucci, probabilmente, il compito di ricucire, magari promettendo un qualche futuro interessamento del Comune.

Perché è l’informazione baby.

Il successo si celebra in Terrazza

Poi lo stesso Giovanni Toti ha provveduto a fornire i numeri dell’operazione di PrimoCanale con toni che dimostrerebbero almeno un pizzico di trionfalismo: “167.485 liguri ieri sera hanno seguito il Capodanno di Genova in diretta su Primocanale! Lo spettacolo dei nostri artisti nei luoghi simbolo della città è stato il terzo più seguito in Liguria anche tra quelli nazionali e a questi dati vanno aggiunti gli spettatori che l’hanno guardato in streaming. Un risultato straordinario che dimostra che i liguri, nonostante la distanza, hanno iniziato questo 2021 uniti!”. E per l’ufficio stampa del Comune i teleutenti sarebbero stati oltre 175 mila: “Oltre 175 mila spettatori hanno seguito sui canali istituzionali del Comune di Genova (visitgenoa.it), di Regione Liguria (lamialiguria.it) e Primocanale “Capodanno di Genova 2021”, lo spettacolo in diretta streaming nella notte di San Silvestro, dalle 21 di ieri sera, 31 dicembre, fino all’1.30. Lo spettacolo, in onda sul canale 10 di Primocanale, è stato il terzo più visto in Liguria tra tutte le reti, comprese quelle nazionali, dopo la programmazione di Rai 1 e Canale 5 e prima di Rai 3, La7 e Rete 4.

Attraverso i canali social del Comune di Genova sono stati raggiunti utenti da molte parti d’Italia: Toscana, Veneto, Piemonte, Puglia, Sicilia, Lombardia e Lazio. Lo share medio tv è stato del 7,44% con una punta d’ascolto del 10,14% e un ascolto medio per minuto di 40.261 telespettatori”.

Un successo non c’è che dire, che magari ha fruito anche di condizioni ottimali per l’ascolto. E Bucci dimostra soddisfazione legittima: “Sono contento che questo format studiato per regalare ai genovesi una serata all’insegna della spensieratezza, dell’arte e del divertimento abbia avuto successo. Abbiamo cercato di realizzare uno spettacolo che potesse avere Genova al centro, mettendo insieme artisti della nostra città e della nostra regione che sono alla ribalta della scena nazionale e internazionale. Mi auguro però, che sia stato il primo e anche ultimo Capodanno caratterizzato da limitazioni di questo tipo e spero che il prossimo anno ci si possa ritrovare per le piazze e nelle strade di Genova con la formula del Tricapodanno che tanto successo aveva avuto lo scorso anno e che per il 2020 abbiamo dovuto sospendere. Ci lavoreremo già da domani. Un grazie sentito a tutte le persone che, a vario titolo, hanno collaborato alla realizzazione dell’evento”.

Una poltrona per due

Poi offre l’assist al presidente della Regione: “Il Capodanno promosso dal Comune di Genova, in collaborazione con Regione Liguria, attraverso l’emittente Primocanale e grazie a un format che ha previsto la partecipazione  di tanti artisti genovesi, testimonia la voglia dei liguri di andare avanti e di gettarsi alle spalle questo anno terribile. È stato sicuramente un Capodanno diverso dal solito, ma non meno sentito. Un Capodanno genovese a cui molti cittadini si sono uniti dalle proprie case, in un abbraccio virtuale, nel rispetto delle regole del distanziamento. La gente ha potuto ammirare la bellezza di Genova dalle loro case e questo sicuramente ha aiutato nella riuscita del programma. Genova è stata il valore aggiunto con cui si è fatto concorrenza alle tv nazionali. È stato un modo creativo per coinvolgere tante persone  e anche tanti artisti, una categoria che ha subito pesantemente la crisi per le conseguenze economiche del Covid. Siamo grati a tutti loro e siamo certi che la forza del loro messaggio, artistico e umano, sia passata, come si è visto anche dai numeri dei telespettatori. È stato un messaggio di speranza affidato alla creatività e alle parole che ha messo in circolo energie ed emozioni da una Genova che non si è mai arresa e non si arrende”.

E non potevano mancare le dichiarazioni dell’assessore aI grandi eventi del comune di Genova Paola Bordilli:

“Siamo soddisfatti che lo spettacolo sia stato seguito da migliaia di genovesi, liguri e da utenti raggiunti online in molte parti del Paese, magari genovesi lontani dalla nostra città che hanno potuto trascorrere l’ultima notte dell’anno ascoltando ottima musica, ridendo delle battute dei nostri comici e guardando le straordinarie immagini della nostra meravigliosa Genova, con i suoi scorci più suggestivi e visuali inedite dall’alto con le riprese spettacolari girate con i droni. La nostra scelta di offrire un intrattenimento ai genovesi per la notte di Capodanno con una formula mai sperimentata prima, portando Genova direttamente nelle case dei liguri e non, è stata coraggiosa, ma siamo contenti che sia stata apprezzata e che sia servita a salutare con un sorriso il nuovo anno, rafforzando il senso di comunità, con speranza per il futuro”.

Sin qui le dichiarazioni di rito.

Due emittenti in guerra

TeleNord, da parte sua a fine serata si limita alle dichiarazioni non istituzionali in un articolo sul suo social, in cui i protagonisti sono solo gli artisti e il patron Massimiliano Monti: “Grande successo per il Capodanno in musica di Telenord, in compagnia di Dodi Battaglia e dei tanti ospiti che hanno voluto fare gli auguri a tutti i liguri nella serata presentata da Roberto Rasia. Tre ore e oltre per rivivere le emozioni di 50 anni di successi musicali di un gruppo, i Pooh, che ha mietuto successi e applausi da tre generazioni di fans. Il tutto condito con i messaggi di auguri dei protagonisti della scena politica ed economica, della cultura e dello sport genovese. Centinaia di commenti anche sui social, dove nel corso della serata sono stati tantissimi gli spettatori che da tutt’Italia (e non soltanto!) hanno potuto seguire il Capodanno che Telenord e il suo editore Massimiliano Monti hanno voluto regalare agli appassionati di ogni età, per brindare insieme all’arrivo del nuovo anno”.

Insomma i quasi 175 mila liguri contrapposti a qualche centinania di commenti sui social. Sembrerebbe non esserci partita. Anche se per i nostri politici c’è sempre, dietro l’angolo, la possibilità di incappare in uno scivolone.

E l’occasione per rendere pan per focaccia arriva già nella mattinata di Capodanno. Con il rituale dei primi nati.

Auguriamo il meglio a Greta

Toti sotto l’attacco della Lega

Il presidentissimo forte del successo della notte porta come tradizione il suo saluto ai primi nati. La cittadinanza genovese come si sa è multietnica e negli anni sono stati proprio gli extracomunitari a riportare verso l’alto un indice di natalità da sempre in decrescita. Perciò al San Martino, la prima nata alle 3,50 è Graeter di 3 chili e 110 grammi e ha un punteggio di natalità di 9 su 10. Eppero’ c’è un ma, o un se, oppure nulla di una qualsiasi importanza. Dipende dalle ideologie e dai punti di vista. Comunque la mamma Joy e il papà di cui Graeter è la secondogenita sono entrambi di origini nigeriane. E comunque volendo cambiare ospedale, alle 7,58 al Gaslini è nato Wilson Fabian, 3chili e 550 grammi. E la sua mamma è di origini ecuadoriane. Per non incorrere in una polemica gratuita e imbecille il presidentissimo Toti avrebbe dovuto recarsi all’Evangelico dove alle 9,01 è nata Greta, 3 chili e 220 grammi e i genitori che hanno nomi indiscutibilmente italiani, Michele e Sara sono comprensibilmente entusiasti.

E qui, di fronte  una nascita, di fronte alla controtendenza del calo demografico, al termine di un anno francamente orribile entra in campo la politica, quella becera, quella divisiva, quella stupida e francamente anche un po’ imbecille. E il povero Toti reo di aver pubblicato sul suo social istituzionale la foto della piccola Graeter in braccio alla mamma Joy. Hanno entrambe la carnagione scura visto che sono nigeriane.

La neonata sfruttata per propaganda

Stefano Mai, ex assessore alla caccia di Toti posta deciso: “Non si può definire italiano né ligure, chi nasce sul nostro territorio da genitori stranieri. Auguri e benvenuti a tutti i nuovi nati del 2021 in Liguria, ma ribadiamo che per essere italiani e liguri sia necessario intraprendere un percorso ben definito e quindi richiedere successivamente la cittadinanza, secondo quanto previsto dalle norme vigenti. No allo ius soli. Con la Lega al governo in Liguria così come, speriamo presto, a Roma, non accadrà mai che l’acquisizione della cittadinanza italiana avvenga come semplice conseguenza del fatto giuridico di essere nati in Italia. Occorre difendere le nostre tradizioni e la nostra identità”. Il profilo istituzionale di Toti viene travolto da commenti razzisti dei suoi stessi sostenitori.

La reazione di Giovanni Toti

E Toti reagisce: “Stupisce, lascia amareggiati e per la verità anche un pò perplessi che qualcuno, in un anno come questo, riesca afra polemica anche su un post di benvenuto al mondo per una bimba nata in una notte così carica di dolore e di speranza. Nel paese con il tasso di natalità più basso al mondo, una nuova creatura è un fatto positivo, quale che sia la sua nazionalità e il colore della sua pelle. Greta, ( Ma il nome è Graeter n.d. R.) si chiama cosi, è nata in un ospedale ligure, con medici e infermieri liguri. Sua madre ha in tasca una tessera sanitaria del nostro paese. Non ho chiesto alla direzione sanitaria del San Martino se fosse immigrata, naturalizzata, cittadina italiana o di un altro paese. Francamente non me ne frega nulla in questo caso. Greta è nata qui, andrà qui in Liguria all’asilo e a scuola. I suoi genitori e anche lei quando crescerà, da lavoratrice avrà gli stessi diritti e gli stessi doveri degli altri lavoratori. E gli stessi diritti e doveri sociali. Nulla c’entra tutto ciò con i diritti politici concessi dalla cittadinanza, provenga essa dallo ius soli o da altri strumenti di diritto. Di questo si occuperà il parlamento nazionale, non certo la nostra Regione. Ed è un dibattito assai più complesso di quello che ruota attorno ad un post. Se mai il parlamento deciderà di affrontare questo tema ( direi che oggi francamente abbiamo altra priorità) spero che tutti i partiti lo facciano consapevoli della delicatezza dell’argomento e dei sofisticati risvolti civili, sociali, legali ed economici che porta con sè. E senza l’approssimazione e i sottotesti sgradevoli che ho letto e  ascoltato oggi nell’assurdo dibattito sul neonato”.

Sergio Mattarella

La querelle sul discorso di fine anno

Come direbbe Osho… “Non c’è male come inizio”, oppure: “Se il buon giorno si vede dal mattino”. O ancora meglio: “Nessuna società vuole che tu diventi saggio”.
Insomma, per il nuovo anno c’è poco da sperare.

Filippo Paganini

Avevamo concluso con quel discorso del presidente della Repubblica Sergio Mattarella che ha destato, specie a destra molti arricciamenti di naso. Tanto che il mio amico, collega e presidente dell’ordine dei giornalisti Filippo Paganini si è dato da fare per spiegare in un post sul suo profilo social: “A molti di noi piacerebbe che nel tradizionale discorso di fine anno che tradizionalmente si definisce tradizionale, il presidente della Repubblica si desse una grattata, esibisse un cornetto rosso, mostrasse le corna a favore di telecamera e, testiculis tactis, pronunciasse frasi apotropaiche: in bocca al lupo, buon vento, in c…alla balena, sciò sciò ciucciuve’, curniciello curto, storto e ca punta pe’tutt… Invece bisogna rassegnarsi a un discorso politico  retorico ed aulico che con  un impegno e un’acribia straordinari il capo dello Stato è il suo staff preparano con l’obiettivo di dire il meno possibile e quanto di più vago possibile.  E che invece con impegno e acribia altrettanto straordinari i politici interpretano facendogli dire il più possibile e il più divisivo possibile. Il governo ha fatto anche errori…un benservito a Conte…è tempo di costruttori…un assist a Conte con cartellino rosso a Renzi e all’opposizione. Il presidente “si tiene sulle punte” un po’ come quando si incontrano in ascensore degli estranei e si divaga sul freddo e sul caldo della giornata, sul traffico intenso o inesistente, sulle mezze stagioni, sull’inverno che è lunghissimo, sulla primavera che non c’è più, ma mentre il nostro interlocutore distolto lo sguardo imbarazzato  dalla pulsantiera annuisce sperando di arrivare quanto prima al suo piano, la politica interpreta, forza e chiosa ogni sillaba del discorso augurale. E se il governatore di Banca d’Italia lancia sempre un monito, il Presidente a ogni sera di San Silvestro sempre richiama…e tutti i politici, dai fascisti ai neocomunisti concordano: divisi sull’interpretazione, ma uniti nel definire alto il discorso e il richiamo. Gli italiani ascoltano eppoi tagliano una altra fetta di panettone e versano un po’ di spumante. Saggiamente.  Domani è un altro anno”.

Già. Ed è già un altro anno. E nell’approssimarsi avevo concluso il mio articolo: “Mi piacerebbe soltanto che iniziassimo con un esercizio semplice, quello di aumentare le dosi di gentilezza verso gli altri. Il resto potrebbe venire da solo”.

…E Greta divenne bianca

Solo che poi, in conclusione, ci ritroviamo a cadere e ricadere negli stessi errori. In una sorta di fine pena mai. Con quella cattiva coscienza che la destra, tutta,ha finito per mangiare e mandare giù. Semplificando ogni cosa e senza fare lo sforzo per cercare di capire. E poi da tempo si parla di Lega contro Toti, e il post di Mai altro non sarebbe che uno strumentale seppur rozzo primo attacco. Con un carroccio che in cerca di ulteriore spazio e punito nelle rappresentanze dopo le ultime regionali inizia le grandi manovre. Con il direttore di PrimoCanale che finisce a fare il portavoce di Edoardo Rixi, con l’emittente che probabilmente si smarcherà e la Lega che magari si indirizzerà su un’altra emittente.

“È dura fare i comunicatori”

Nel frattempo, pero’ per la serie “È dura fare i comunicatori” non rimane che registrare il post di Bucci dove la piccola Graeter viene erroneamente chiamata Greta e a corredo viene pubblicata una foto di una bimba “Bianca”, la bimba viene data per genovese e la capogruppo della Lega Lorella Fontana posta un comunicato a immagine e somiglianza di quello del sindaco congratulandosi con i genitori. Insomma verrebbe da dire…. tanto rumore per nulla visto che il primo nato, quando era passata la mezzanotte da tredici minuti è stata Morena (all’ospedale della Spezia), di 3 chili e 800 grammi, secondogenita di una coppia pugliese che Vive nell’estremo ponente ligure.

E comunque sia, in tema di futuro, Nostradamus avrebbe previsto un altro anno difficilissimo. Con disastri naturali, carestie ed asteroidi. E magari il prossimo Capodanno Mattarella si presenterà veramente in tv esibendo un cornetto rosso e…. “le corna a favore di telecamera e, testiculis tactis, pronunciando frasi apotropaiche: in bocca al lupo, buon vento, in c…alla balena, sciò sciò ciucciuvè, curniciello curto, storto e ca punta pe’tutt..“. Che non si sa mai, e magari davvero meglio qualche esorcismo che la politica. Che questa politica.

Paolo De Totero

CONDIVIDI